14/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L’attacco di Nalchik e la nuova strategia ‘diversiva’ della guerriglia cecena
Guerriglieri dello YarmukIl testo della rivendicazione
"Il 13 ottobre 2005 le forze dei mujaheddin del Fronte Caucasico (settore Cabardino-Balcaria comandato dall’emiro Saiffullah), in esecuzione degli ordini del comandante in capo delle forze armate cecene, Abdul-Khalim Sadulaev, hanno condotto un’operazione militare nella città di Nalchik.
Le unità di mujaheddin hanno portato a termine i compiti assegnati, attaccando simultaneamente unità e sedi del Ministero degli Interni, del Ministero della Difesa, dell’Fsb e del governo federale russo ed eliminando tra i 140 e i 160 infedeli. Altri 150 di loro sono stati feriti. Nove obiettivi militari sono stati dati alle fiamme o parzialmente distrutti. Almeno 27 mezzi della polizia e dell’esercito sono stati bruciati. Durante il combattimento più di 100 agenti di polizia sono stati fatti prigionieri e molte armi sono state sequestrate.Alle 19 ora locale, si contano 11 mujaheddin diventati martiri e altri 4 dispersi.Durante i combattimenti gli infedeli hanno ucciso tra i 70 e gli 80 civili, ferendone altre decine".
 
Un guerrigliero ucciso a NalchikPovertà e disoccupazione. In Cabardino-Balcaria e nelle altre repubbliche russo-caucasiche a maggioranza islamica, il crollo dell’Unione Sovietica ha creato un vuoto anche in campo religioso, perché pure questo ambito era gestito e organizzato da strutture statali. A riempire questo vuoto sono state le nuove generazioni che, afflitte dalla povertà e dalla disoccupazione, si sono rifugiate nella religione. Non però nell’islam tradizionale e moderato dei padri, di matrice sufi, bensì in quello radicale e politico di origine araba e di matrice salafita.
 
La nascita di Yarmuk. Così a partire dalla seconda metà degli anni ’90 in queste regioni sono nate delle jamiat (comunità islamiche) di impostazione integralista, se non apertamente jihadista. Tra queste c’è la jamiat chiamata ‘Yarmuk’ (dal nome dell’affluente del fiume giordano sulle cui sponde nel 636 d.C. le armate arabe musulmane vinsero una decisiva battaglia che aprì loro la strada dell’islamizzazione del Medio Oriente), nata nel 2002 attorno alla figura del giovane Muslim Atayev, seguace e ammiratore del comandante guerrigliero ceceno Ruslan Gelayev (ucciso poi dai russi nel marzo 2004).
 
Shamil BasayevDistrarre i russi dalla Cecenia. L’allora leader indipendentista ceceno Aslan Mashkadov era contrario all’estensione della guerra fuori dai confini ceceni. Ciononostante, il famigerato comandante ceceno Shamil Basayev continuava a lavorare ‘in proprio’ al suo progetto di trasformare la guerra indipendentista cecena in una jihad che coinvolgesse tutte le repubbliche islamiche del Caucaso russo allo scopo di instaurare nella regione uno Stato islamico. Dietro a questo disegno si nasconde in realtà una lucida strategia militare: distrarre risorse militari russe dal teatro di guerra ceceno creando diversivi nelle repubbliche confinanti.
 
Basayev in Cabardino-Balcaria. A tale scopo, nell’estate del 2003, Basayev soggiornò per sei settimane in Cabardino-Balcaria, nascondendosi nei pressi del villaggio di Baksan, dove il 24 agosto 2003 si verificò il primo scontro armato tra polizia locale e guerriglieri. La miccia era così innescata.
Su ordine del Cremlino, il governo locale reagì avviando una dura politica repressiva contro la comunità islamica locale. La polizia fece irruzione nelle moschee di Nalchik, picchiando i fedeli, arrestandoli tutti e chiudendo poi i luoghi di culto. Portare la barba lunga o il velo per strada era ragione sufficiente per finire in galera, rasati, picchiati e torturati. In molti casi la rasatura della testa era fatta a forma di croce, simbolo cristiano in sfregio alla fede islamica dei detenuti.
 
Repressione anti-islamicaUna jihad ‘difensiva’. Molti di questi giovani, già frustrati dalla povertà e dalla mancanza di lavoro, hanno vissuto questa persecuzione come una provocazione, alla quale hanno reagito ingrossando le fila delle jamiat jihadiste come Yarmuk, ormai pronte a dichiarare guerra ‘difesniva’ contro le autorità locali e federali russe. La proclamazione ufficiale dell’inizio della jihad in Cabardino-Balcaria è dell’agosto 2004. La prima azione, a scopo di armamento, è l’assalto all’armeria della polizia anti-droga di Nalchik, lo scorso dicembre. I guerriglieri se ne andarono via con un vero e proprio arsenale da guerra. A gennaio, in uno scontro a fuoco con la polizia, Muslim Atayev è stato ucciso. Il suo posto alla guida del gruppo è stato preso da Anzor Astemirov, che sembra sia rimasto ucciso nell’attacco di ieri.
 
Abdul Khalim SadulayevIl ‘Fronte Caucasico’ di Sadulayev. Dopo l’eliminazione di Maskhadov da parte delle forze speciali russe lo scorso 8 marzo, il progetto di regionalizzazione del conflitto ceceno di Basayev è diventata la nuova linea ufficiale della guerriglia cecena capeggiata ora dal radicale Abdul-Khalim Sadulayev. Questi infatti non ha perso tempo e lo scorso 5 maggio ha ordinato con decreto ufficiale la creazione di un nuovo “Fronte Caucasico” della resistenza cecena all'interno del quale sono stati inquadrati i gruppi armati jihadisti di Inguscezia, Ossezia del Nord, Caracievo-Circassia, Adigezia, Krasnodar e Cabardino-Balcaria. Comandante delle operazioni di questo fronte è stato nominato l’emiro Abu-Muslim. L’emiro Saifullah è stato designato come ‘ufficiale di collegamento’ per il settore della Cabardino-Balcaria, e quindi reale comandnate dei guerriglieri dello Yarmuk. 
 

Enrico Piovesana

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