14/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Svolta nella guerra civile in Burundi, le Fnl pronte a trattare
Se il buongiorno si vede dal mattino la presidenza di Pierre Nkurunziza comincia sotto i migliori auspici. Le Fnl (Forze Nazionali di Liberazione), l’unico gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, hanno “scaricato” il leader storico Agathon Rwasa e si sono dette disponibili a intavolare trattative di pace con il governo. Dopo 13 anni di guerra civile e 300.000 morti, il conflitto burundese potrebbe essere finalmente giunto alla conclusione.
 
La svolta. Anche se è ancora troppo presto per farsi prendere da facili entusiasmi, la mossa dei vertici delle Fnl dimostra come il gruppo ribelle non sia più compatto come prima. Nei giorni scorsi infatti Rwasa, che al momento si trova fuori dal paese, era stato sospeso dalla carica di presidente delle Fnl ufficialmente per “scarso rispetto dei diritti umani”. Una motivazione piuttosto singolare per un gruppo armato. Ma tant’è. Rwasa paga il fatto di voler ostinatamente continuare la guerra civile anche ora che gli Hutu hanno finalmente conquistato il potere.
 
Il nuovo presidente Pierre NkurunzizaPotere agli Hutu. La guerra civile, condotta dai due gruppi ribelli delle Fdd (Forze Democratiche di Difesa) e delle Fnl, mirava infatti a spezzare il dominio dei Tutsi che, pur essendo appena il 15% della popolazione del paese, hanno saldamente controllato i vertici politici e l’esercito dall’indipendenza a oggi. La maggioranza Hutu, di cui fa parte il restante 85% dei Burundesi, è sempre rimasta esautorata dal potere fino allo scorso agosto, quando le elezioni parlamentari e presidenziali tenutesi in séguito alla firma degli accordi di pace hanno permesso a Nkurunziza, ex-leader delle Fdd, di diventare capo di stato.
 
Una lotta anacronistica. In un quadro ormai mutato la lotta delle Fnl ha perduto molto del suo significato. Lo ha capito subito il neo-presidente che, senza nessun riguardo verso gli ex-compagni di ribellione, ha messo le Fnl di fronte a un bivio: sedersi al tavolo delle trattative entro la fine di ottobre o pagare le conseguenze del rifiuto dal punto di vista militare. La maggioranza dei ribelli sembra aver scelto la strada del dialogo e l’esautorazione di Rwasa, che continua a ritenere le nuove autorità burundesi semplici pupazzi della comunità internazionale, sembra dimostrarlo.
 
Un militare dall'Onub, la missione Onu in BurundiPossibile scissione. Resta però da vedere cosa farà adesso Rwasa. Difficilmente accetterà la sua destituzione senza colpo ferire, visto anche il taglio piuttosto autoritario che ha dato alla sua leadership in questi anni. Al vertice del gruppo è salito il suo ex-vice Jean-Bosco Sindayigaya, che ha avuto parole di fuoco per l’ormai ex-capo. Il momento della verità si avrà solo tra qualche giorno, quando aprirà il congresso generale delle Fnl in cui la      questione della presidenza verrà certamente affrontata. Un congresso sul quale peserà l’ombra di Nkurunziza, che difficilmente si lascerà sfuggire l’occasione di spezzare il fronte dei suoi ex-compagni d’arme. 

Matteo Fagotto

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