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Se
il buongiorno si vede dal mattino la presidenza di Pierre Nkurunziza comincia
sotto i migliori auspici. Le Fnl (Forze Nazionali di Liberazione), l’unico
gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, hanno “scaricato” il leader storico
Agathon Rwasa e si sono dette disponibili a intavolare trattative di pace con
il governo. Dopo 13 anni di guerra civile e 300.000 morti, il conflitto
burundese potrebbe essere finalmente giunto alla conclusione.
Potere agli Hutu. La guerra civile, condotta dai due gruppi ribelli
delle Fdd (Forze Democratiche di Difesa) e delle Fnl, mirava infatti a spezzare
il dominio dei Tutsi che, pur essendo appena il 15% della popolazione del
paese, hanno saldamente controllato i vertici politici e l’esercito
dall’indipendenza a oggi. La maggioranza Hutu, di cui fa parte il restante 85%
dei Burundesi, è sempre rimasta esautorata dal potere fino allo scorso agosto,
quando le elezioni parlamentari e presidenziali tenutesi in séguito alla firma
degli accordi di pace hanno permesso a Nkurunziza, ex-leader delle Fdd, di
diventare capo di stato.
Possibile scissione. Resta
però da vedere cosa farà adesso Rwasa.
Difficilmente accetterà la sua destituzione senza colpo ferire, visto
anche il
taglio piuttosto autoritario che ha dato alla sua leadership in questi
anni. Al
vertice del gruppo è salito il suo ex-vice Jean-Bosco Sindayigaya, che
ha avuto
parole di fuoco per l’ormai ex-capo. Il momento della verità si avrà
solo tra
qualche giorno, quando aprirà il congresso generale delle Fnl in cui la
questione della presidenza verrà certamente
affrontata. Un congresso sul quale peserà l’ombra di Nkurunziza, che
difficilmente si lascerà sfuggire l’occasione di spezzare il fronte dei
suoi
ex-compagni d’arme. Matteo Fagotto