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Versioni ufficiali. La stampa vicina al regime di Bashir
al-Assad ha sposato subito la tesi del suicidio. Non a caso, almeno stando a
quanto è stato subito detto e scritto dalla stampa anti-siriana in Libano e
all'estero, Kanaan è morto alla vigilia della pubblicazione dei risultati
dell'inchiesta Onu sull'omicidio di Rafik Hariri, ex primo ministro libanese
contrario all'influenza siriana nel suo Paese. Kanaan infatti è stato per anni
il responsabile dei servizi segreti siriani in Libano. Anche per questo, il
mese scorso, era stato interrogato dalla commissione d'inchiesta delle Nazioni
Unite, guidata dal procuratore tedesco Detlev Mehlis, che indaga sull'omicidio
Hariri. Quest’ultimo è stato assassinato il 14 febbraio 2005 a Beirut in un
attentato che è costato la vita a lui e ad altre 18 persone. Subito dopo
l'omicidio i sospetti si erano addensati sulla Siria e, in particolare, su
Kanaan che è stato per anni l'esecutore della politica siriana in Libano.
Vicini invadenti. Una politica che andava ben
oltre il rapporto di buon vicinato e aveva fatto del governo di Beirut un
vassallo di quello di Damasco. Solo nell’aprile 2005, sull'onda emotiva
suscitata dalla morte di Hariri, le truppe siriane avevano abbandonato il
Libano, dove stazionavano dagli anni Settanta. L'esercito siriano era arrivato
in Libano per la guerra civile che devastava il Paese dei Cedri e ci era
rimasto per la successiva invasione del Libano da parte d'Israele. Solo che,
finita la guerra civile e andato via l'esercito israeliano, le truppe siriane
non erano più tornate a casa, controllando di fatto la vita politica del
Libano. Questo schema si è rotto con la morte di Hariri, quando migliaia di
persone sono scese in piazza per gridare il loro rancore verso la Siria. Damasco,
messa sotto pressione dalle Nazioni Unite e dagli Usa, ha ritirato
progressivamente i suoi soldati. Le elezioni in Libano a maggio 2005 hanno
sancito la vittoria del blocco anti-siriano, ma una serie di omicidi e di
attentati hanno costellato la vita libanese. Le vittime sono sempre state
personalità in vista, politici o giornalisti, che non facevano mistero della
loro avversione all'influenza siriana in Libano. La Commissione Mehlis
pubblicherà il suo rapporto il 25 ottobre prossimo. Da quel documento potrebbe
emergere un pesante atto d'accusa verso Kanaan, ma lui non potrà più
difendersi. Il suicidio come fuga dalla condanna quasi sicura? O una voce
chiave messa a tacere per tempo? Per ora non si hanno certezze, ma sulla morte
di Kanaan resta una coltre fitta di mistero dovuta agli anni nei quali la
politica in Libano e Siria è stata fatta più delle autobombe che dai politici.Christian Elia