13/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Trovato morto nel suo ufficio il ministro degli Interni siriano
“Ricordi bene queste parole, perchè credo che questa sia la mia ultima intervista”. Ghazi Kanaan, il ministro degli Interni della Siria, ha concluso la scorsa settimana con queste profetiche parole un intervento alla radio Voice of Lebanon. Ieri è stato trovato morto nel suo ufficio. La notizia è stata diffusa dall'agenzia stampa siriana Sana con una scarna notizia che recitava: “Il ministro degli Interni Generale di Brigata Ghazi Kanaan si è suicidato nel suo ufficio prima di mezzogiorno”.
 
ghazi kanaanVersioni ufficiali. La stampa vicina al regime di Bashir al-Assad ha sposato subito la tesi del suicidio. Non a caso, almeno stando a quanto è stato subito detto e scritto dalla stampa anti-siriana in Libano e all'estero, Kanaan è morto alla vigilia della pubblicazione dei risultati dell'inchiesta Onu sull'omicidio di Rafik Hariri, ex primo ministro libanese contrario all'influenza siriana nel suo Paese. Kanaan infatti è stato per anni il responsabile dei servizi segreti siriani in Libano. Anche per questo, il mese scorso, era stato interrogato dalla commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite, guidata dal procuratore tedesco Detlev Mehlis, che indaga sull'omicidio Hariri. Quest’ultimo è stato assassinato il 14 febbraio 2005 a Beirut in un attentato che è costato la vita a lui e ad altre 18 persone. Subito dopo l'omicidio i sospetti si erano addensati sulla Siria e, in particolare, su Kanaan che è stato per anni l'esecutore della politica siriana in Libano.
Lo stesso Kanaan aveva chiesto d'intervenire, come detto, durante una trasmissione radiofonica dedicata al lavoro della Commissione Onu. “Voglio chiarire”, aveva dichiarato Kanaan, chiedendo che il suo messaggio fosse diffuso il più possibile sui media libanesi, “che le relazioni con  i nostri fratelli in Libano sono sempre state basate sull'amore e il rispetto reciproco...Abbiamo servito gli interessi del Libano con onestà e onore”. Prima di concludere con la frase profetica. Una sorta di testamento morale quindi, che aldilà della dichiarazione d'amore dà la misura di come la politica libanese sia stata legata a doppio filo per anni con quella siriana.
 
manifestazioni a beirut contro l'influenza sirianaVicini invadenti. Una politica che andava ben oltre il rapporto di buon vicinato e aveva fatto del governo di Beirut un vassallo di quello di Damasco. Solo nell’aprile 2005, sull'onda emotiva suscitata dalla morte di Hariri, le truppe siriane avevano abbandonato il Libano, dove stazionavano dagli anni Settanta. L'esercito siriano era arrivato in Libano per la guerra civile che devastava il Paese dei Cedri e ci era rimasto per la successiva invasione del Libano da parte d'Israele. Solo che, finita la guerra civile e andato via l'esercito israeliano, le truppe siriane non erano più tornate a casa, controllando di fatto la vita politica del Libano. Questo schema si è rotto con la morte di Hariri, quando migliaia di persone sono scese in piazza per gridare il loro rancore verso la Siria. Damasco, messa sotto pressione dalle Nazioni Unite e dagli Usa, ha ritirato progressivamente i suoi soldati. Le elezioni in Libano a maggio 2005 hanno sancito la vittoria del blocco anti-siriano, ma una serie di omicidi e di attentati hanno costellato la vita libanese. Le vittime sono sempre state personalità in vista, politici o giornalisti, che non facevano mistero della loro avversione all'influenza siriana in Libano. La Commissione Mehlis pubblicherà il suo rapporto il 25 ottobre prossimo. Da quel documento potrebbe emergere un pesante atto d'accusa verso Kanaan, ma lui non potrà più difendersi. Il suicidio come fuga dalla condanna quasi sicura? O una voce chiave messa a tacere per tempo? Per ora non si hanno certezze, ma sulla morte di Kanaan resta una coltre fitta di mistero dovuta agli anni nei quali la politica in Libano e Siria è stata fatta più delle autobombe che dai politici.

Christian Elia

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