13/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Oltre alla guerra, il terremoto. Un operatore di Save the children parla dal Kashmir indiano
  Persone caricano provviste
Dopo il terremoto gli abitanti del Kashmir pachistano e di quello indiano, regioni divise per oltre mezzo secolo da una frontiera tra le più militarizzate al mondo, chiedono disperatamente di raggiungere i loro cari oltre confine. Finora, dal giorno del sisma, solo sei famiglie, cinque di parte indiana e una di parte pachistana, hanno potuto attraversare la Linea di controllo, come viene chiamato il “muro kashmiro”. Un piccola concessione simbolica da parte delle autorità che fa per ora solo sperare in un riavvicinamento tra Nuova Dheli e Islamabad, impegnate nei negoziati di pace da diversi mesi. Un servizio autobus tra Muzaffarabad - ormai ridotta a un cumulo di macerie - e Srinagar, le due capitali delle regioni kashmire, era stato inaugurato in aprile: la prima apertura dopo tanti anni di guerra. Ora però è interrotto, perché la strada di collegamento tra le due città è diventata inaccessibile.
 
Sacchetti di ciboLa testimonianza da Srinagar. La catastrofe nella regione himalayana del Kashmir divide e unisce. Proprio ieri l’India ha inviato in Pakistan il primo aereo di aiuti, mentre “il conflitto continua e si vive in una totale incertezza”, dice Deen Khan di Save the children da Srinagar. “Nel Kashmir indiano - dove dal 1989 è in corso l’insurrezione dei militanti islamici contro l’esercito indiano - non si può mai sapere cosa succederà”, spiega l’operatore umanitario.  Gli attentati dei ribelli – in gran parte filo-pachistani - sono all’ordine del giorno, come le azioni dei soldati indiani per stanarli. La guerra non si ferma, nonostante la tragedia che ha colpito “soprattutto i distretti di Baramulla, Kupawra, Uri e Tandar”, prosegue Khan. “Ma anche nel Jammu e in alcune zone intorno a Rajouri ci sono stati gravi danni”.
Per la prima volta dalla divisione del Kashmir, a fine anni Quaranta, diverse organizzazioni internazionali sono arrivate in questi giorni nella parte indiana per lavorare insieme con l’esercito e le Ong locali. “Il nostro obiettivo è raggiungere tutte le zone colpite, ma le condizioni meteorologiche stanno rallentando i soccorsi”, continua l’operatore di Save the children. “A Tandar ieri nevicava e ovunque fa molto freddo. Di giorno ci sono in media 0 gradi e gli sfollati hanno bisogno di un riparo. Il governo indiano ha fornito solo tende e non sono stati creati campi”, aggiunge Khan. “Il nostro team sta distribuendo cibo e vestiti ai bambini, i più vulnerabili. Finora non si sono verificate epidemie, ma a causa del freddo è molto alto il rischio di contrarre infezioni respiratorie”.
A Srinagar Save the children ha inviato 4 camion carichi di maglioni, coperte, riso, legumi e acqua potabile, per 5mila persone, pari a circa 600 famiglie. Il convoglio si dirigerà presto a Shalkot, un piccolo villaggio nella regione di Rafiabad a 30 chilometri da Baramulla e Uri, dove c'è un disperato bisogno di aiuti. Sono già arrivati a Muzaffarabad, invece, due convogli carichi di coperte, latte, biscotti ad alto contenuto proteico, succhi di frutta e 1.500 teli di plastica.
 

Francesca Lancini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità