scritto per noi da
Manuela Straneo*
La stanza dei malnutriti non è la prima che si incontra durante il giro
in pediatria a Tosamaganga, piccolo ospedale rurale negli altipiani
della Tanzania meridionale. Prima ci sono due stanzoni in cui vanno,
rispettivamente, i bambini con malaria o polmoniti, e nell’altra,
quelli con la gastroenterite. Poi ce ne sono tre più piccole con i bimbi
con fratture in trazione e i numerosi ustionati. Dopo questi, i
malnutriti. Più in là, solo qualche camera più piccola per
l’isolamento. Lavoro a Tosamaganga da un anno, e ho passato tre anni in
altri ospedali dell’Africa dove la malnutrizione era più comune di qui.
Ma entrarci mi pesa sempre un po’: ci sono i bambini in condizioni
peggiori, i casi più disperati. Non si riesce a non fare paragoni con i
bambini cresciuti in modo normale.
Un fagotto gonfio. Un paio di settimane fa, tra questi troviamo Brian, di cinque anni, arrivato
la sera prima. Chi lo ha ricoverato non ha avuto dubbi che si trattasse
di malnutrizione, e ha già iniziato i supplementi nutrizionali. Lui
quasi non si vede, è un fagotto sotto il lenzuolo. Scoprendolo, vedo
che Brian è talmente gonfio da non riuscire ad aprire gli occhi. Non si
muove, è apatico. La mamma, che lo ha portato in ospedale, è seduta sul
letto, con un fratellino neonato addormentato sulla schiena. Ci dice
che si è ammalato da poco, da appena prima del parto, due settimane fa.
Difficile crederle: il bambino è troppo piccolo per la sua età, peso e
statura sono molto inferiori a quelle previste. I suoi problemi devono
essere iniziati molto prima, forse si è solo aggravato nelle ultime
settimane. L’infermiera locale che fa il giro con me scuote la testa,
pensa che non ce la farà.
La malnutrizione più grave. La sua malattia si chiama kwashiorkor. Parola difficile, fa venire in
mente immagini viste durante conflitti o carestie: bambini con pancia e
gambe gonfie, con lo sguardo vuoto. È legata a una dieta fatta quasi
solo di carboidrati, povera di calorie e di proteine. Ma non solo; sono
in gioco anche altri fattori, non del tutto chiariti: infatti non tutti
i bambini con un apporto nutrizionale insufficiente sviluppano il
kwashiorkor. Si ritiene contribuiscano la mancanza di alcune sostanze
antiossidanti. E' la forma di malnutrizione più grave. Non solo il peso
è molto inferiore a quello atteso per età, ma il basso livello di
proteine nel sangue fa sviluppare edemi, maggiori alle gambe, ma anche
nel resto del corpo. Ha una mortalità molto alta: oltre la metà dei
bambini con questa diagnosi non sopravvive un anno.
Assistenza alle famiglie. Perchè tutti questi casi di malnutrizione in Tanzania? Il paese è in pace, non
ci sono
conflitti da molto tempo, ne’ carestie. La regione dove si trova
l’ospedale è fertile, e le piogge, che durano quasi sei mesi,
consentono un discreto raccolto tutti gli anni. Faccio qualche domanda
alla mamma, per capire cosa è successo a Brian. Racconta che il piccolo
è il quarto di sei figli. E il padre? Mostra un grosso ematoma sul
braccio, e dice che poi se n’è andato. Sei figli sono molti a cui star
dietro, se si è soli. Durante tutto il periodo in ospedale, con un
figlio malato e uno neonato, nessun parente viene ad aiutarla. Non
manca il cibo, ma la famiglia è in una situazione difficile, avrebbe
bisogno di assistenza.
Non solo morti. Dopo qualche giorno, trovo Brian seduto sul letto. Non sorride, non
piange. Il suo volto non ha espressione. Però almeno adesso si è un po’
sgonfiato e riesce ad aprire gli occhi. Con il passare dei giorni,
migliora in fretta, più di quanto mi sarei aspettata. Dopo un po’, lo
si vede camminare in giro per il reparto. Edemi non ne ha più, lo
vediamo mangiare volentieri. Ridere e giocare per ora no, magari più
avanti. Molto presto la mamma chiede di ritornare a casa: ci sono anche
gli altri figli a cui pensare. Forse Brian non entrerà a far parte delle statistiche
sulla mortalità
infantile. Ma la malnutrizione, oltre alle morti, provoca perdite che
non si possono quantificare. Lo sviluppo di crescita e intellettivo che
Brian non ha avuto negli anni passati non si puo’ recuperare.