16/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I racconti dalla Tanzania di un medico che da un anno lavora nel Paese
scritto per noi da
Manuela Straneo*
 
 
Bambino in Tanzania. Foto di Maria Serena Lunghi.La stanza dei malnutriti non è la prima che si incontra durante il giro in pediatria a Tosamaganga, piccolo ospedale rurale negli altipiani della Tanzania meridionale. Prima ci sono due stanzoni in cui vanno, rispettivamente, i bambini con malaria o polmoniti, e nell’altra, quelli con la gastroenterite. Poi ce ne sono tre più piccole con i bimbi con fratture in trazione e i numerosi ustionati. Dopo questi, i malnutriti. Più in là, solo qualche camera più piccola per l’isolamento. Lavoro a Tosamaganga da un anno, e ho passato tre anni in altri ospedali dell’Africa dove la malnutrizione era più comune di qui. Ma entrarci mi pesa sempre un po’: ci sono i bambini in condizioni peggiori, i casi più disperati. Non si riesce a non fare paragoni con i bambini cresciuti in modo normale.
 
Un fagotto gonfio. Un paio di settimane fa, tra questi troviamo Brian, di cinque anni, arrivato la sera prima. Chi lo ha ricoverato non ha avuto dubbi che si trattasse di malnutrizione, e ha già iniziato i supplementi nutrizionali. Lui quasi non si vede, è un fagotto sotto il lenzuolo. Scoprendolo, vedo che Brian è talmente gonfio da non riuscire ad aprire gli occhi. Non si muove, è apatico. La mamma, che lo ha portato in ospedale, è seduta sul letto, con un fratellino neonato addormentato sulla schiena. Ci dice che si è ammalato da poco, da appena prima del parto, due settimane fa. Difficile crederle: il bambino è troppo piccolo per la sua età, peso e statura sono molto inferiori a quelle previste. I suoi problemi devono essere iniziati molto prima, forse si è solo aggravato nelle ultime settimane. L’infermiera locale che fa il giro con me scuote la testa, pensa che non ce la farà.
 
Verdura al mercato in Tanzania. Foto di Maria Serena Lunghi.La malnutrizione più grave. La sua malattia si chiama kwashiorkor. Parola difficile, fa venire in mente immagini viste durante conflitti o carestie: bambini con pancia e gambe gonfie, con lo sguardo vuoto. È legata a una dieta fatta quasi solo di carboidrati, povera di calorie e di proteine. Ma non solo; sono in gioco anche altri fattori, non del tutto chiariti: infatti non tutti i bambini con un apporto nutrizionale insufficiente sviluppano il kwashiorkor. Si ritiene contribuiscano la mancanza di alcune sostanze antiossidanti. E' la forma di malnutrizione più grave. Non solo il peso è molto inferiore a quello atteso per età, ma il basso livello di proteine nel sangue fa sviluppare edemi, maggiori alle gambe, ma anche nel resto del corpo. Ha una mortalità molto alta: oltre la metà dei bambini con questa diagnosi non sopravvive un anno.
 
mamma con bambino sulle spalle, Tanzania. Foto di Maria Teresa Lunghi.Assistenza alle famiglie. Perchè tutti questi casi di malnutrizione in Tanzania? Il paese è in pace, non ci sono conflitti da molto tempo, ne’ carestie. La regione dove si trova l’ospedale è fertile, e le piogge, che durano quasi sei mesi, consentono un discreto raccolto tutti gli anni. Faccio qualche domanda alla mamma, per capire cosa è successo a Brian. Racconta che il piccolo è il quarto di sei figli. E il padre? Mostra un grosso ematoma sul braccio, e dice che poi se n’è andato. Sei figli sono molti a cui star dietro, se si è soli. Durante tutto il periodo in ospedale, con un figlio malato e uno neonato, nessun parente viene ad aiutarla. Non manca il cibo, ma la famiglia è in una situazione difficile, avrebbe bisogno di assistenza.
 
Bambini in Tanzania. Foto di Maria Serena Lunghi.Non solo morti. Dopo qualche giorno, trovo Brian seduto sul letto. Non sorride, non piange. Il suo volto non ha espressione. Però almeno adesso si è un po’ sgonfiato e riesce ad aprire gli occhi. Con il passare dei giorni, migliora in fretta, più di quanto mi sarei aspettata. Dopo un po’, lo si vede camminare in giro per il reparto. Edemi non ne ha più, lo vediamo mangiare volentieri. Ridere e giocare per ora no, magari più avanti. Molto presto la mamma chiede di ritornare a casa: ci sono anche gli altri figli a cui pensare. Forse Brian non entrerà a far parte delle statistiche sulla mortalità infantile. Ma la malnutrizione, oltre alle morti, provoca perdite che non si possono quantificare. Lo sviluppo di crescita e intellettivo che Brian non ha avuto negli anni passati non si puo’ recuperare.


 
Categoria: Bambini, Salute
Luogo: Tanzania
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