Scritto per noi da
Davide Scagni

Tra la terza e la quarta parte di
Persepolis, il suo lavoro più noto e apprezzato, la disegnatrice iraniana Marjane Satrapi
ha realizzato un breve racconto di intermezzo, quasi un dietro le quinte della
vicenda maggiore, che narra un pomeriggio di chiacchiere oziose tra donne. La
ventenne Marjane, sua madre e sua nonna, – della quale già in
Persepolis avevamo conosciuto il carattere anticonformista –, insieme ad altre donne di
diverse generazioni, si scambiano svagate confidenze al riparo dallo sguardo indiscreto
degli uomini. Le loro storie di vita e d’amore, le parole che mai direbbero al
di fuori di quel contesto, sono riportate dalla Satrapi con delicatezza e semplicità.
Tra un segreto svelato e un’esclamazione piccante, questi racconti scoprono nuovi
dettagli sulla condizione femminile in Iran e sulla inattesa vitalità celata sotto
l’oscurantismo degli ayatollah. Come in
Dieci, del regista connazionale Abbas Kiarostami, il ritratto delle donne iraniane
compiuto dalla Satrapi si presenta tanto sfaccettato quanto inafferrabile. Le figure
rappresentate non smettono mai di inseguire i loro desideri, a dispetto delle
rigide regole imposte dal regime, e quello che raccontano è un piccolo ma eloquente
spaccato dell’Iran “privato” che cresce al di sotto della discriminazione pubblica.
Dopo
Persepolis, anche
Taglia e Cuci propone un’ironica riflessione sulle tensioni (e le sorprendenti analogie) che
dividono Medio Oriente e mondo occidentale, filtrate dallo sguardo di un’autrice
che ha vissuto quelle tensioni in prima persona e ha trovato il coraggio (e il
linguaggio) per raccontarle con efficacia.

Sotto il velo dell’Iran. Come sostiene la nonna di Marjane, “sparlare gli uni degli altri è tonificante
per il cuore”. Dopo pranzo, terminate le pulizie e lasciati gli uomini al loro
pisolino pomeridiano, le donne della famiglia Satrapi si ritirano in salotto a
prendere il samovar (il the iraniano). Le semplici e esemplari vicende che si
confidano, si intrecciano tra loro come un improvvisato ricamo. C’è la storia
della povera Nahid, che, durante la prima notte di nozze, quasi evirò il marito
per fingere la propria verginità. C’è la storia di Parvine, che odia il matrimonio
perché da bambina fu costretta a sposare un vecchio generale di 69 anni. C’è la
vicenda di Amineh, innamorata di un comunista costretto a fuggire dall’Iran quando
lo Scià riprese il potere, nel ’53: i due si sposarono poco prima che lui partisse,
ma, quando lei raggiunse il marito in Germania, scoprì che lui aveva molte amanti,
e molto meno amore di quanto prometteva. C’è, infine, la storia di Chideh, che
dapprima si sposò soltanto per sfuggire ai genitori che la maltrattavano, quindi
divorziò e trovò un altro uomo che tuttavia non poteva sposarla, a causa dell’opposizione
della madre. Così, Chideh arrivò a ricorrere all’aiuto di una maga, per farsi
prescrivere un rituale d’amore dai risultati alquanto ridicoli. E poi ci sono
chirurgie plastiche, fughe d’amore, imbarazzanti confessioni e cuciture integrali
per riacquistare verginità perdute. Sono questi innocui discorsi a mostrare, con
leggerezza ma senza falsi pudori, le piccole vite nascoste sotto il velo dell’Iran.
Ancora una volta, il disegno naif e senza prospettiva della Satrapi sa racchiudere
con pochi tratti la profondità di un mondo, come quello iraniano, ricco di contrasti.
Le parole segrete delle donne iraniane le indicano di volta in volta come vittime
e padrone della situazione, sottomesse al ruolo imposto loro dalla società ma
allo stesso tempo coscienti della propria importanza in quanto madri, mogli o
amanti. L’uomo, sempre presente nei loro ragionamenti ma mai attivo sulla scena,
interviene solo una volta, ad aprire e chiudere il flusso discorsivo. Il nonno
di Marjane, che la moglie chiama sempre per cognome “in segno di rispetto”, irrompe
nel mezzo di una conversazione che lo interessa, solo per scoprire di non essere
autorizzato a parteciparvi. Cacciato malamente dalla consorte, il vecchio Satrapi
si allontana a testa bassa, conscio della propria estraneità a queste piccole,
e solo apparentemente banali, “chiacchiere tra donne”.
Marjane Satrapi
Taglia e cuci
Lizard Edizioni, 2003