scritto per noi da
Gianluca Ursini
La escalation violenta del conflitto ceceno ottiene continue conferme ufficiali, una dopo
l’altra. Un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite sulle vittime delle mine antiuomo
è stato anticipato da alcuni funzionari dell'Onu all’agenzia di stampa russa Interfax il 25 settembre scorso. Più di 3mila civili sono saltati in aria a causa di mine
o altri tipi di ordigni esplosivi dalla fine del primo conflitto ceceno, nel 1995.
I feriti sono 2.340, i morti 641; tra questi i bambini feriti sono 612, quelli
uccisi 125. Al momento, soprattutto, sono a rischio gran parte dei ceceni rimasti
in vita, visto che almeno 3mila ettari del territorio della piccola repubblica
caucasica è ancora disseminato di questi ordigni, come ha dichiarato in gennaio
il presidente filo moscovita Alu Alkhanov.
Contabilità lugubre. Circa 160mila persone sono già morte, secondo le cifre ufficiali, nei due conflitti
che hanno ridotto in rovine la Cecenia nell’ultima decade. Secondo Ong cecene,
ma anche internazionali come
Amnesty International, le vittime sarebbero tra i 300 e i 400mila, quasi un terzo della popolazione
cecena al momento della prima invasione russa, nel 1994. I numeri complessivi
computano sia i militari russi, che i miliziani ribelli come i poliziotti locali;
i civili ceceni morti a causa della guerra ammontano a circa 40mila, mentre la
gran maggioranza delle vittime, secondo i funzionari Onu, sarebbero residenti
di origine russa, che non hanno trovato riparo o rifugi per nascondersi mentre
infuriavano le battaglie nelle città poi distrutte. Al contrario, i nativi ceceni
in gran numero sarebbero sfuggiti alla morte rifugiandosi presso i parenti nei
villaggi di montagna. Il ministro della Difesa russo ha annunciato in agosto che
dalla ripresa delle operazioni militari nella regione caucasica, sei anni or sono,
sono morti circa 3.450 militari federali. Secondo dati dello Stato Maggiore, le
vittime militari federali del primo conflitto sarebbero 3.826 morti, 17.892 feriti
e 1.906 dispersi in azione.
Il business ceceno del momento. Di recente, il presidente filorusso Alu Alkhanov ha anche denunciato l’aumento
della pratica dei sequestri nel conflitto a bassa intensità ceceno. Come ha riportato
il sito
Radio Liberty Europe, Alkhanov ha lanciato l’accusa contro gli insorti ceceni nel corso di un convegno
della polizia russa a Grozny: 143 casi accertati di sequestro nei primi nove mesi
dell’anno, contro i 128 accertati nello stesso periodo del 2004. Secondo quanto
dichiarato da alcuni attivisti per i diritti umani, in risposta alle accuse di
Alkhanov, parecchi arresti arbitrari o scomparse non denunciate di civili ceceni
sono da attribuire alle forze federali russe o ai poliziotti locali filomoscoviti.
La organizzazione non governativa russa
Memorial, che denuncia le sparizioni in Cecenia dal 1999, ha accusato il governo ufficiale
di sminuire il numero dei sequestri operati dalle forze ufficiali, e di denunciare
solo quelli attribuibili ai ribelli. Alkhanov, che in precedenza ha anche ricoperto
il ruolo di ministro degli Interni ceceno, ha vinto le elezioni presidenziali
nell’agosto 2004, dopo l’assassinio in un attentato del precedente premier filorusso,
Akhmad Kadirov.
Per dirlo persino Putin. Se perfino il presidente russo Vladimir Putin, fautore dell’intervento militare,
che ha sempre negato come la situazione in Cecenia fosse sfuggita di mano ai suoi
militari, è costretto ad ammettere il deterioramento del conflitto nella repubblica
caucasica, si può capire che aria tira. Martedì scorso Putin è comparso in un
popolare programma televisivo, in onda in prima serata, per denunciare “il deterioramento
della situazione cecena, dove i rapimenti e l’illegalità sono all’ordine del giorno”.
Questo sei anni dopo aver inviato di nuovo le truppe in Caucaso, promettendo di
“risolvere il problema ceceno una volta per tutte, pena le mie dimissioni”.
Una donna cecena che aveva perso “come migliaia di altre madri, qui”, il figlio
sequestrato mesi fa, ha chiesto al politico, nel corso di una telefonata riportata
in diretta tv, che cosa avesse intenzione di fare per risolvere il problema; Putin
ha promesso che i responsabili dei sequestri verranno trovati e puniti. “Questa
è una delle domande più gravi che ci vengono poste, che abbiamo già sentito in
diverse occasione, a intervalli regolari negli ultimi anni”, – ha detto Putin
dagli schermi.
‘Forse sono i poliziotti?’ Come riportato dall’agenzia di stampa inglese
Reuters, il presidente ha come suo solito legato la soluzione del problema al mantenimento
delle truppe in Cecenia; nessun cenno al fatto che forse è questa la vera causa
del peggioramento del conflitto. “Questo problema è legato all’impossibilità di
risolvere a breve termine la sfida della sicurezza, e soprattutto di assicurare
alla giustizia i responsabili di questi crimini”, ha detto Putin. Secondo i gruppi
di difesa dei diritti umani, dall’avvento dell’ex dirigente dei servizi segreti
al potere come primo ministro, centinaia di ceceni sono scomparsi, in coincidenza
col ritorno delle truppe d’invasione nel 1999, una decisione che fece impennare
ai massimi la sua popolarità e gli spianò la strada alla vittoria nelle presidenziali
dello stesso anno. Secondo le Ong pro diritti umani la gran parte dei sequestri
colpirebbe i parenti dei ribelli; uno strumento usato dai servizi segreti moscoviti
per esercitare pressioni sui capi della rivolta e costringerli alla resa. Le forze
armate cecene regolari hanno sempre negato queste accuse, ma adesso Putin ha per
la prima volta aperto uno spiraglio, ammettendo che le accuse nei confronti delle
truppe promoscovite “potrebbero avere un fondamento di verità”. “E’ impossibile
scoprire cosa c’è davvero dietro questi crimini: banditi alla macchia o forze
dell’ordine che dovrebbero prendere ordini da Mosca, ma stanno abusando dei poteri
loro attribuiti”, ha detto il presidente.
La polizia: problema e soluzione insieme. Il Cremlino ha negato qualsiasi possibilità di dialogo, negli anni, con i ribelli,
per arrivare a dei negoziati di pace, dedicandosi invece ad una strategia di annullamento
degli insorti; in parallelo, il piano di pace russo per la Cecenia ha previsto
l’instauramento di una democrazia fantoccio, che terrà il prossimo mese elezioni
parlamentari. “La vera soluzione al problema è trovare un sistema politico stabile
per la Cecenia – ha detto Putin in tv – cercando di includere quanti più ceceni
possibile in questo nuovo ordine costituzionale. Credo che a questo fine le elezioni
parlamentari cecene siano un passo molto importante”.
Un sito ufficiale dei ribelli ha definito il discorso di Putin “senza fondamento”,
considerando che i veri autori dei sequestri sono i poliziotti filorussi, che
non potranno quindi risolvere l’emergenza rapimenti. “Questo presidente incompetente
attribuisce il compito di risolvere il conflitto ceceno alle forze di occupazione
del Cremlino, è assurdo”, recitava un comunicato ufficiale sul sito kavkaz.org.