12/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Onu: 3mila vittime delle mine in Cecenia; Putin ammette i soprusi della polizia
scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
La escalation violenta del conflitto ceceno ottiene continue conferme ufficiali, una dopo l’altra. Un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite sulle vittime delle mine antiuomo è stato anticipato da alcuni funzionari dell'Onu all’agenzia di stampa russa Interfax il 25 settembre scorso. Più di 3mila civili sono saltati in aria a causa di mine o altri tipi di ordigni esplosivi dalla fine del primo conflitto ceceno, nel 1995. I feriti sono 2.340, i morti 641; tra questi i bambini feriti sono 612, quelli uccisi 125. Al momento, soprattutto, sono a rischio gran parte dei ceceni rimasti in vita, visto che almeno 3mila ettari del territorio della piccola repubblica caucasica è ancora disseminato di questi ordigni, come ha dichiarato in gennaio il presidente filo moscovita Alu Alkhanov.
 
Militari russi durante la campagna cecena del '95Contabilità lugubre. Circa 160mila persone sono già morte, secondo le cifre ufficiali, nei due conflitti che hanno ridotto in rovine la Cecenia nell’ultima decade. Secondo Ong cecene, ma anche internazionali come Amnesty International, le vittime sarebbero tra i 300 e i 400mila, quasi un terzo della popolazione cecena al momento della prima invasione russa, nel 1994. I numeri complessivi computano sia i militari russi, che i miliziani ribelli come i poliziotti locali; i civili ceceni morti a causa della guerra ammontano a circa 40mila, mentre la gran maggioranza delle vittime, secondo i funzionari Onu, sarebbero residenti di origine russa, che non hanno trovato riparo o rifugi per nascondersi mentre infuriavano le battaglie nelle città poi distrutte. Al contrario, i nativi ceceni in gran numero sarebbero sfuggiti alla morte rifugiandosi presso i parenti nei villaggi di montagna. Il ministro della Difesa russo ha annunciato in agosto che dalla ripresa delle operazioni militari nella regione caucasica, sei anni or sono, sono morti circa 3.450 militari federali. Secondo dati dello Stato Maggiore, le vittime militari federali del primo conflitto sarebbero 3.826 morti, 17.892 feriti e 1.906 dispersi in azione.

I diversi tipi di mine impiegati nel conflitto cecenoIl business ceceno del momento. Di recente, il presidente filorusso Alu Alkhanov ha anche denunciato l’aumento della pratica dei sequestri nel conflitto a bassa intensità ceceno. Come ha riportato il sito Radio Liberty Europe, Alkhanov ha lanciato l’accusa contro gli insorti ceceni nel corso di un convegno della polizia russa a Grozny: 143 casi accertati di sequestro nei primi nove mesi dell’anno, contro i 128 accertati nello stesso periodo del 2004. Secondo quanto dichiarato da alcuni attivisti per i diritti umani, in risposta alle accuse di Alkhanov, parecchi arresti arbitrari o scomparse non denunciate di civili ceceni sono da attribuire alle forze federali russe o ai poliziotti locali filomoscoviti. La organizzazione non governativa russa Memorial, che denuncia le sparizioni in Cecenia dal 1999, ha accusato il governo ufficiale di sminuire il numero dei sequestri operati dalle forze ufficiali, e di denunciare solo quelli attribuibili ai ribelli. Alkhanov, che in precedenza ha anche ricoperto il ruolo di ministro degli Interni ceceno, ha vinto le elezioni presidenziali nell’agosto 2004, dopo l’assassinio in un attentato del precedente premier filorusso, Akhmad Kadirov.
 
Grozny dopo un bombardamento, 1995Per dirlo persino Putin. Se perfino il presidente russo Vladimir Putin, fautore dell’intervento militare, che ha sempre negato come la situazione in Cecenia fosse sfuggita di mano ai suoi militari, è costretto ad ammettere il deterioramento del conflitto nella repubblica caucasica, si può capire che aria tira. Martedì scorso Putin è comparso in un popolare programma televisivo, in onda in prima serata, per denunciare “il deterioramento della situazione cecena, dove i rapimenti e l’illegalità sono all’ordine del giorno”. Questo sei anni dopo aver inviato di nuovo le truppe in Caucaso, promettendo di “risolvere il problema ceceno una volta per tutte, pena le mie dimissioni”.
Una donna cecena che aveva perso “come migliaia di altre madri, qui”, il figlio sequestrato mesi fa, ha chiesto al politico, nel corso di una telefonata riportata in diretta tv, che cosa avesse intenzione di fare per risolvere il problema; Putin ha promesso che i responsabili dei sequestri verranno trovati e puniti. “Questa è una delle domande più gravi che ci vengono poste, che abbiamo già sentito in diverse occasione, a intervalli regolari negli ultimi anni”, – ha detto Putin dagli schermi.
 
 
Mine di grossa portata‘Forse sono i poliziotti?’ Come riportato dall’agenzia di stampa inglese Reuters, il presidente ha come suo solito legato la soluzione del problema al mantenimento delle truppe in Cecenia; nessun cenno al fatto che forse è questa la vera causa del peggioramento del conflitto. “Questo problema è legato all’impossibilità di risolvere a breve termine la sfida della sicurezza, e soprattutto di assicurare alla giustizia i responsabili di questi crimini”, ha detto Putin. Secondo i gruppi di difesa dei diritti umani, dall’avvento dell’ex dirigente dei servizi segreti al potere come primo ministro, centinaia di ceceni sono scomparsi, in coincidenza col ritorno delle truppe d’invasione nel 1999, una decisione che fece impennare ai massimi la sua popolarità e gli spianò la strada alla vittoria nelle presidenziali dello stesso anno. Secondo le Ong pro diritti umani la gran parte dei sequestri colpirebbe i parenti dei ribelli; uno strumento usato dai servizi segreti moscoviti per esercitare pressioni sui capi della rivolta e costringerli alla resa. Le forze armate cecene regolari hanno sempre negato queste accuse, ma adesso Putin ha per la prima volta aperto uno spiraglio, ammettendo che le accuse nei confronti delle truppe promoscovite “potrebbero avere un fondamento di verità”. “E’ impossibile scoprire cosa c’è davvero dietro questi crimini: banditi alla macchia o forze dell’ordine che dovrebbero prendere ordini da Mosca, ma stanno abusando dei poteri loro attribuiti”, ha detto il presidente.
 
 
Un modello di minaLa polizia: problema e soluzione insieme. Il Cremlino ha negato qualsiasi possibilità di dialogo, negli anni, con i ribelli, per arrivare a dei negoziati di pace, dedicandosi invece ad una strategia di annullamento degli insorti; in parallelo, il piano di pace russo per la Cecenia ha previsto l’instauramento di una democrazia fantoccio, che terrà il prossimo mese elezioni parlamentari. “La vera soluzione al problema è trovare un sistema politico stabile per la Cecenia – ha detto Putin in tv – cercando di includere quanti più ceceni possibile in questo nuovo ordine costituzionale. Credo che a questo fine le elezioni parlamentari cecene siano un passo molto importante”.
Un sito ufficiale dei ribelli ha definito il discorso di Putin “senza fondamento”, considerando che i veri autori dei sequestri sono i poliziotti filorussi, che non potranno quindi risolvere l’emergenza rapimenti. “Questo presidente incompetente attribuisce il compito di risolvere il conflitto ceceno alle forze di occupazione del Cremlino, è assurdo”, recitava un comunicato ufficiale sul sito kavkaz.org.
Categoria: Diritti, Tortura, Popoli
Luogo: Cecenia (Russia)
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