Nuovi e vecchi soggetti politici agitano la scena. In attesa dell'Onu
scritto per noi da
Nabil Salameh*
Nuovi partiti nascono in Libano nonostante il clima di
paralisi che domina il paese dei cedri, soprattutto sul piano politico, dal
giorno dell’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Hariri. L’ultimo periodo segnato
dalle auto bombe e dagli
attentati contro giornalisti e personalità politiche ha gettato una pesante
ombra sulla “pace” sociale libanese facendo ritornare nelle menti i ricordi dei
quei giorni che hanno preceduto lo scoppio della guerra civile nel 1975.
Una nuova cultura.
Il nuovo partito ambientalista libanese fa la sua comparsa sulla scena politica
in quest’atmosfera surreale di attesa dell’esito delle indagini sul delitto
Hariri condotte dall’ispettore Detlev
Meles, l’inviato-inquisitore delle
Nazioni Unite. In questo ‘tempo morto’ della vita politica e sociale del
paese dei cedri assistiamo alla comparizione di fenomeni politici che meritano
una accurata analisi perché essi costituiscono dei forti indicatori di una
significante evoluzione nella vita politica del Libano. Il neonato partito
ambientalista libanese è uno di questi nuovi fenomeni che non rispettano i
canoni convenzionali della costituzione delle forze politiche del Paese
fondate, da sempre, attorno alla figura
del capo clan delle facoltose famiglie oppure sulla base di un’appartenenza
religiosa o meglio ancora sulla base di ideologie politiche che vanno dal
nazional-popolare fino alle teorie nazionaliste panarabe oppure le ideologie
del fondamentalismo religioso sia musulmano che cristiano. La cultura ambientalista
in Libano trova difficilmente una
sua collocazione tra la cittadinanza del Paese. Il problema dei rifiuti
e del
gravissimo degrado ambientale pesano oramai come un macigno su un Paese
che
aveva accolto durante gli anni della guerra civile, nella totale
assenza o complicità delle autorità statali, migliaia di tonnellate di
rifiuti tossici e radioattivi provenienti da tutte le parti del mondo e
soprattutto dall’Europa. È stato
senza dubbio uno dei business più redditizi di quel periodo, dopo il
commercio
delle armi. L’opera di risanamento delle zone di deposito dei rifiuti
tossici e
radioattivi è stata molto lunga e impegnativa. Attualmente la maggior
parte di
quelle aree è stata bonificata. Il partito ambientalista libanese è un
caso che
taglia trasversalmente la società del Paese: non possiede alcun
riferimento a
una ideologia politica o a un’appartenenza religiosa e gli attivisti
del
partito assicurano di non avere nessuna sponsorizzazione proveniente
dai paesi
arabi e nemmeno da paesi occidentali. Nella vita politica libanese
diversi
partiti o movimenti politici sono stati finanziati o addirittura creati
da
alcuni regimi del mondo arabo: Libia, Siria,
Arabia Saudita, l’Iraq di Saddam Hussien e altri.
Vecchi attori. Sempre
sul piano delle novità sul teatro politico del Libano, c’è da segnalare il
ritorno, il mese scorso, di uno dei partiti maroniti più estremisti. Si tratta
del partito dei
Guardiani del cedro (
Abu
Arz) messo al bando durante gli anni del dominio siriano. Il leader del
partito
Abu Arz ha subito fatto esplodere una forte polemica dopo una
dichiarazione riguardo la presenza dei profughi palestinesi in Libano.
Abu
Arz sosteneva che l’eliminazione fisica dei palestinesi in Libano potrebbe
essere una buona soluzione per “purificare” il suolo nazionale.
Intanto,negli ambiti cristiano-maroniti, c’è una grande
attività di mediazioni condotta dall’ex presidente Amin Gemayel nel tentativo
di ricostruire il grande partito
delle Falangi Libanesi. Amin Gemayel, fratello di Bashir Gemayel (il presidente voluto da Israele a
seguito
dell’invasione del Libano nel ’82 ed assassinato poco tempo dopo) e
figlio di Pierre Gemayel (fondatore del partito delle falange sul
modello spagnolo delle falange del dittatore spagnolo Francisco Franco )
sta conducendo una trattativa con tutte le correnti politiche fuoriuscite dalle
Falangi Libanesi durante le guerra civile. Il compito più difficile di Amin Gemayel è quello di
trovare un accordo politico con il partito delle Forze Libanesi, fondate e guidate
dal fratello Bashir fino alla
scomparsa e capeggiate di seguito dal medico Samir Geagea, rilasciato poco prima
delle elezioni della scorsa
estate dopo più di quindici anni di prigionia per l’accusa di essere il
mandante di un attentato dentro una chiesa nei pressi di Jounieh. Il tentativo
di Amin Gemayel
non arriva a caso tenendo conto dei sorprendenti risultati elettorali della
corrente del generale Aoun e
dello stesso Geagea.
Ricompattare le diverse correnti scissioniste dal partito delle Falangi Libanesi
vuol dire, oltre alla riconquista di un peso politico dentro uno scenario
sempre più frammentario nell’area cristiano-moronita, contrastare l’espansione
dei nuovi poli politici e demografici
del paese:quello sunniti guidato da Hariri
figlio e quello sciita guidato dagli Hezbollah (la milizia sciita
filo-iraniana che controlla il Libano meridionale) che si sono ritagliati una
buona porzione dentro i nuovi equilibri politici partoriti dalle ultime
elezioni.