12/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi e vecchi soggetti politici agitano la scena. In attesa dell'Onu
scritto per noi da
Nabil Salameh*

Nuovi partiti nascono in Libano nonostante il clima di paralisi che domina il paese dei cedri, soprattutto sul piano politico, dal giorno dell’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Hariri. L’ultimo periodo segnato dalle auto bombe e dagli attentati contro giornalisti e personalità politiche ha gettato una pesante ombra sulla “pace” sociale libanese facendo ritornare nelle menti i ricordi dei quei giorni che hanno preceduto lo scoppio della guerra civile nel 1975.
 
rifiuti tossiciUna nuova cultura. Il nuovo partito ambientalista libanese fa la sua comparsa sulla scena politica in quest’atmosfera surreale di attesa dell’esito delle indagini sul delitto Hariri condotte dall’ispettore Detlev Meles, l’inviato-inquisitore  delle Nazioni Unite. In questo ‘tempo morto’ della vita politica e sociale del paese dei cedri assistiamo alla comparizione di fenomeni politici che meritano una accurata analisi perché essi costituiscono dei forti indicatori di una significante evoluzione nella vita politica del Libano. Il neonato partito ambientalista libanese è uno di questi nuovi fenomeni che non rispettano i canoni convenzionali della costituzione delle forze politiche del Paese fondate, da sempre, attorno alla  figura del capo clan delle facoltose famiglie oppure sulla base di un’appartenenza religiosa o meglio ancora sulla base di ideologie politiche che vanno dal nazional-popolare fino alle teorie nazionaliste panarabe oppure le ideologie del fondamentalismo religioso sia musulmano che cristiano. La cultura ambientalista in Libano trova difficilmente una sua collocazione tra la cittadinanza del Paese. Il problema dei rifiuti e del gravissimo degrado ambientale pesano oramai come un macigno su un Paese che aveva accolto durante gli anni della guerra civile,  nella totale assenza o complicità delle autorità statali, migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi provenienti da tutte le parti del mondo e soprattutto dall’Europa. È stato senza dubbio uno dei business più redditizi di quel periodo, dopo il commercio delle armi. L’opera di risanamento delle zone di deposito dei rifiuti tossici e radioattivi è stata molto lunga e impegnativa. Attualmente la maggior parte di quelle aree è stata bonificata. Il partito ambientalista libanese è un caso che taglia trasversalmente la società del Paese: non possiede alcun riferimento a una ideologia politica o a un’appartenenza religiosa e gli attivisti del partito assicurano di non avere nessuna sponsorizzazione proveniente dai paesi arabi e nemmeno da paesi occidentali. Nella vita politica libanese diversi partiti o movimenti politici sono stati finanziati o addirittura creati da alcuni regimi del mondo arabo: Libia, Siria, Arabia Saudita, l’Iraq di Saddam Hussien e altri.
 
geageaVecchi attori. Sempre sul piano delle novità sul teatro politico del Libano, c’è da segnalare il ritorno, il mese scorso, di uno dei partiti maroniti più estremisti. Si tratta del partito dei Guardiani del cedro (Abu Arz) messo al bando durante gli anni del dominio siriano. Il leader del partito Abu Arz ha subito fatto esplodere una forte polemica dopo una dichiarazione riguardo la presenza dei profughi palestinesi in Libano. Abu Arz sosteneva che l’eliminazione fisica dei palestinesi in Libano potrebbe essere una buona soluzione per “purificare” il suolo nazionale.
Intanto,negli ambiti cristiano-maroniti, c’è una grande attività di mediazioni condotta dall’ex presidente Amin Gemayel nel tentativo di ricostruire il grande partito delle Falangi Libanesi. Amin Gemayel, fratello di Bashir Gemayel (il presidente voluto da Israele a seguito dell’invasione del Libano nel ’82 ed assassinato poco tempo dopo) e figlio di Pierre Gemayel (fondatore del partito delle falange sul modello spagnolo delle falange del dittatore spagnolo Francisco Franco ) sta conducendo una trattativa con tutte le correnti politiche fuoriuscite dalle Falangi Libanesi durante le guerra civile. Il compito più difficile di Amin Gemayel è quello di trovare un accordo politico con il partito delle Forze Libanesi, fondate e guidate dal fratello Bashir fino alla scomparsa e capeggiate di seguito dal medico Samir Geagea, rilasciato poco prima delle elezioni della scorsa estate dopo più di quindici anni di prigionia per l’accusa di essere il mandante di un attentato dentro una chiesa nei pressi di Jounieh. Il tentativo di Amin Gemayel non arriva a caso tenendo conto dei sorprendenti risultati elettorali della corrente del generale Aoun e dello stesso Geagea. Ricompattare le diverse correnti scissioniste dal partito delle Falangi Libanesi vuol dire, oltre alla riconquista di un peso politico dentro uno scenario sempre più frammentario nell’area cristiano-moronita, contrastare l’espansione dei nuovi poli politici e demografici del paese:quello sunniti guidato da Hariri figlio e quello sciita guidato dagli Hezbollah (la milizia sciita filo-iraniana che controlla il Libano meridionale) che si sono ritagliati una buona porzione dentro i nuovi equilibri politici partoriti dalle ultime elezioni. 
Categoria: Politica, Popoli, Religione
Luogo: Libano
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