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Gli interessi.
Chi può avere interesse a controllare questa regione tanto ricca di risorse?
Beh, un po’ tutti. Le grandi multinazionali dell’acqua ad esempio, in massima
parte europee, che avevano già messo gli occhi addosso alle riserve acquifere
e degli idrocarburi presenti in Bolivia, e che adesso farebbero lo stesso con
quelle del Paraguay, del Brasile e dell’Argentina. Ma anche gli Stati Uniti che
da qualche tempo hanno preso possesso di una base nel nord del Paraguay, ma comunque
vicino alla Tripla Frontera, non lontana dalle riserve boliviane
d'idrocarburi. Lo scopo ufficiale è quello di controllare meglio i movimenti dei gruppi libanesi (gli Hezbollah) e palestinesi
(Hamas) presenti da oltre quarant’anni nella regione e che secondo l’amministrazione
statunitense potrebbero organizzare campi di addestramento militare nella zona.
La presenza di terroristi, di formazioni pronte a colpire con attentati è però
sempre stata smentita dalle autorità e dai servizi segreti paraguayani. Ma non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti,
per la lotta al terrorismo, costruiscono basi militari in aree calde del mondo.
E’ successo per la guerra all’Afghanistan e all’Iraq, ma è accaduto anche in America
Latina con il Plan Colombia.
Le mosse Usa. Da due anni gli Usa fanno esercitazioni militari in Paraguay e, da qualche mese, alcune centinaia di soldati
vivono stabilmente all’interno del Paese. Per loro (funzionari e militari) l’amministrazione di Washington ha chiesto
e ottenuto, dal presidente Duarte, lo scorso mese di maggio, la completa immunità
penale anche in riferimento alle eventuali operazioni segrete. Questo potrebbe
servire a militarizzare legalmente la regione. Ma l’opinione pubblica paraguayana,
e non solo, ha storto il naso. Già da tempo, Brasile ed Argentina non vedevano
di buon occhio le esercitazioni congiunte a cavallo della triplice zona di frontiera,
tanto meno la proposta Usa di immunità ai militari. Anche per il Venezuela non
se ne parla proprio; Perù ed Ecuador sono sotto pressione da parte degli Usa.
Risulta che ad accettare questa proposta sia stato solo il Paraguay. Forse perché
con gli Usa hanno un buon rapporto diplomatico? Possibile, visto che negli anni
della dittatura militare di Stroessner, la Cia aveva un suo quartier generale
proprio in Paraguay. Ma anche l’Fbi ha un curriculum di tutto rispetto, venuto
alla luce nel 1992, nel quale si raccontano tutte le implicazioni dell’ufficio
federale Usa durante la dittatura militare paraguyana.
I numeri dell’interesse. Il bacino acquifero Guaranì ha una superficie di circa un milione e duecentomila
chilometri quadrati. Il 70 percento di questo mare sotterraneo appartiene al Brasile,
il 19 percento all’Argentina e il 5 percento rispettivamente a Paraguay e Uruguay.
Fino ad oggi però non si conosce la sua grandezza totale tanto che si ignora quali
siano i suoi limiti nella parte occidentale, quella che corrisponde al Paraguay.
Alcuni studiosi ritengono questo bacino tanto grande che la sua estensione arrivi fino ai grandi laghi della cordigliera
andina in Argentina.
Un impero “imbottigliato”. L’industria dell’acqua muove circa 8 miliardi di dollari all’anno pur controllando
solamente il 5 percento dell’acqua dolce del mondo. L’industria dell’imbottigliamento
dell’acqua supera in fatturato quella dell’industria farmaceutica. Negli Stati
Uniti paradossalmente un gallone d’acqua imbottigliata costa molto di più di un
gallone di petrolio, e questo è indicativo dell'interesse dell’amministrazione
Bush verso le grandi riserve di acqua presenti soprattutto in America Latina.
Il commercio dell’acqua ha avuto il suo boom negli ultimi dieci anni. All’inizio
degli anni Novanta erano solo 50 milioni le persone che pagavano per comprare
acqua, oggi sono più di 300 milioni. Ma il dato più grave è che su 6 miliardi
di abitanti del mondo, più di un miliardo non ha accesso all’acqua e più del doppio
vive in condizioni sanitarie precarie.Alessandro Grandi