Scritto per noi da
Alessandro Orrù
Pechino ha fatto marcia indietro nella materia legislativa delle Ong.
Dopo che nell'ottobre dell'anno scorso il governo aveva dichiarato
l'intenzione di creare un nuovo regolamento per facilitare la
registrazione e il lavoro delle organizzazioni non governative, la
settimana scorsa il presidente Hu Jintao ha ordinato all'Accademia
delle Scienze Sociali della capitale di studiare le rivoluzioni democratiche
dell'Europa dell'Est e dell'Asia centrale per il ruolo che vi avrebbero
avuto le Ong finanziate dagli Stati Uniti. A riprova di quanto
l'Occidente stesse "tramando per destabilizzare il paese" c'erano
alcune voci sulla stampa internazionale: "George Soros, il
finanziere-mecenate americano, starebbe pensando di aprire a Pechino una
sede della sua Fondazione per la democrazia, che ha avuto un ruolo
attivo in diversi paesi dell'Europa dell'Est".
A quanto ci risulta. Laura Silberg,
Senior policy adviser della sede
newyorkese della
Open Society, ha dichiarato a PeaceReporter che
la fondazione non ha intenzione di aprire nessuna succursale in Cina,
ma ha puntualizzato: "La nostra è una Ong volta ad incoraggiare
la nascita di figure professionali nei campi dei servizi legali e
sanitari, in tutto il mondo". La portavoce della prestigiosa Ong ha
preferito non rilasciare nessun commento in merito allo studio avviato
dall'Accademia delle Scienze Sociali di Pechino per capire quale ruolo
avrebbero avuto le Ong soprattutto americane nelle rivoluzioni
democratiche dell'Europa dell'Est e dell'Asia centrale: "Non possiamo
commentare, tutto ciò non è collegato alla nostra attività".
Venuto dal lontano. George Soros è un magnate della finanza americana.
La sua inarrestabile carriera nel mondo dell'economia lo ha portato
dalla fine degli anni '70 in poi ad accumulare straordinarie fortune,
ma la notorietà gli è arrivata per aver fondato numerose organizzazioni
filantropiche. Il multimiliardario di origine ungherese giocò un ruolo
di primo piano per il crollo del muro di B erlino. Con la creazione
della Open Society Foundation attraverso l'organizzazione di master,
convegni ed eventi di piazza all'insegna del liberismo capitalista
diede un grande contributo allo sgretolamento dell'Unione Sovietica. Il
suo appoggio alla "rivoluzione delle rose" in Georgia e alla
"rivoluzione arancione" in Ucraina hanno fatto in modo che negli
ultimi anni gli occhi dei media di tutto il mondo si puntassero
nuovamente su di lui. Ma se in molti paesi occidentali quello che
avvenne fu considerato come un passo avanti verso la democrazia, la
Russia lo vide come una forte ingerenza statunitense nella sua area di
influenza.

Nella Cina del 2000. Le ong nella Cina comunista hanno una
storia
recente: solo all'inizio del decennio scorso si sono aperti spazi di
tolleranza cui hanno potuto approfittare inizialmente istituzioni
internazionali antiche e accreditate come la Croce Rossa o il Wwf. Ma
anche ora operare in Cina è permesso a questo tipo di organizzazioni
solo se trovavano un dipartimento del governo che garantisca per loro
davanti allo stato. La condizione della sponsorizzazione ha
fermato l’entrata di molte Ong straniere che non hanno potuto
registrarsi. Altre, desiderose di lavorare
nel paese, sono entrate registrandosi come un' azienda. In questo modo
però le tasse da pagare sono molto alte. In molti casi comunque le Ong
vanno a
"tappare quei buchi" lasciati da uno Stato che incontra sempre maggiori
problemi nell'affrontare le emergenze sociali. Molte aziende
statali che prima assicuravano medicine, scuole e pensione per anziani,
soprattutto nelle campagne, sono allo sfascio e solo le Ong sono in
grado di rispondere ai bisogni emergenti con dispensari in zone
impervie,
scuole per i poveri in città, programmi di educazione contro l’Aids e
misure di controllo
dell’inquinamento.