11/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Oms propone un nuovo obiettivo del millennio, da raggiungere entro il 2015
Un fumatore in India. Copyright - Who/P. VirotMalri ha cinque anni e Maria ne ha sessanta e vivono entrambi in Tanzania. Roberto di anni ne ha cinquanta e vive in Brasile. Tre persone con qualcosa in comune. La vita li ha messi di fronte rispettivamente a obesità, cancro e ictus cerebrale ed è per aiutare loro ed evitare ad altri questo destino che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha proposto un nuovo obiettivo per il 2015: ridurre ogni anno del 2 percento il numero di morti per malattie croniche. Queste patologie portano a morte prematuramente 17 milioni di persone ogni anno. Secondo un rapporto dell’Oms appena pubblicato, il raggiungimento di questa  nuova meta salverà la vita a 36 milioni di persone, metà della quali con meno di 70 anni.

Epidemia silenziosa.
Sulla rivista medica The Lancet, il direttore Richard Horton definisce le malattie croniche un’epidemia trascurata. In un’editoriale di accompagnamento a una serie di articoli sulla proposta dell’Oms, ne sottolinea gli effetti: “Le malattie croniche rappresentano un’ampia proporzione delle patologie che colpiscono l’uomo. Includono le malattie cardiovascolari (30 percento dei morti previsti nel mondo nel 2005), cancro (13 percento), malattie respiratorie croniche (7 percento) e diabete (2 percento). Due fattori di rischio collegati a queste condizioni sono la chiave per qualunque stategia di controllo a livello di popolazione: uso di tabacco e obesità”. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, queste malattie non sono appannaggio dei paesi ricchi, anzi: l’80 percento dei morti per malattie croniche si verifica nelle nazioni a basso e medio reddito. Nel Sud Est dell’Asia, per esempio, oltre la metà dei morti è conseguente a malattie croniche che secondo le previsioni da qui al 2015 uccideranno 89 milioni di persone, di cui 60 nella sola India. Inoltre, i dati su cui si è basata l’Oms sono ricavati da nove paesi, molti dei quali non considerabili ad alto reddito: Brasile, Canada, Gran Bretagna, India, Nigeria, Pakistan, Russia, Tanzania.

Bambini che giocano in Etiopia. Copyright - Who/P. Virot Dieta, movimento, tabacco. La maggior parte delle malattie croniche è causata da pochi fattori di rischio, conosciuti e prevenibili. Fra questi i più importanti sono una dieta poco sana, la mancanza di attività fisica e l’uso di tabacco. Malri, in Tanzania, è uno dei tre esempi riportati dall’Oms e citati all’inizio: ha solo cinque anni ma mangia male, troppi grassi animali e poca verdura e frutta. Inoltre, si muove poco, perché il cortile e le zone intorno alla casa sono troppo piccole o pericolose per la presenza di rifiuti e detriti di costruzione. Peraltro la mamma di Malri non pensa che l’obesità sia un fattore di rischio e che il peso prima o poi si sistemerà da solo. Ma l’obesità è il fattore di rischio maggiore per le malattie croniche e si stima sia responsabile di due milioni e mezzo di morti ogni anno.

Un mercato con vendita di verdure in Etiopia. Copyright - Who/P. Virot La forza della prevenzione. Roberto invece, padre di famiglia brasiliano, ha avuto il primo ictus cerebrale a 46 anni, altri due quattro anni dopo. Non può camminare né parlare e, anche se le medicine e le visite sono gratuite, la sua famiglia non ha i soldi per l’autobus per portarlo al centro medico. Oltre l’80 percento delle malattie cardiovalscolari, inclusi gli ictus cerebrali, è prevenibile. Proprio sulla prevenzione l’Oms chiama a raccolta gli sforzi delle nazioni. Vi sono alcune iniziative semplici ed economiche che possono portare a rapidi risultati, come la riduzione del sale nei cibi, il miglioramento delle mense scolastiche, la tassazione dei prodotti contenenti tabacco. Tutti sono coinvolti: governi, industria privata, società civile e comunità. “Sempre più persone stanno morendo troppo presto e soffrendo troppo a lungo per malattie croniche. Sappiamo cosa fare e dobbiamo farlo ora”, ammonisce Catherine le Galès-Camus, assistente alla direzione del Noncommunicable Diseases and Mental Health dell’Oms. Il carico di morte e malattia delle malattie croniche è in crescita e se non si inizia subito a fare qualcosa, “il guadagno ottenuto riducendo i danni alla salute delle malattie infettive sarà spazzato via da una nuova ondata di malattie prevenibili che sommergerà le persone meno in grado di proteggersi” conclude su The Lancet Richard Horton.

Valeria Confalonieri

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