Scritto per noi da
Francesco Lembo
La sfida democratica che la Liberia si appresta ad affrontare è ormai giunta
alla sua fase conclusiva. Martedì 11 ottobre 2005 i cittadini liberiani regolarmente
registratisi si recheranno alle urne per eleggere il presidente e i parlamentari di Senato e Camera dei Deputati. Elezioni, queste, fortemente
auspicate dalla comunità internazionale e sancite dagli accordi di pace che nel
2003 hanno posto fine ad una guerra tanto inutile quanto sanguinaria.
Atmosfera festosa. Le strade della capitale, Monrovia, brulicano di persone. Un flusso interminabile
di uomini, donne, giovani, si muovono lungo il boulevard principale, tra le automobili
e i check-point delle Nazioni Unite. Manifestano su minibus stracolmi di persone,
manifestano a piedi nelle strade. In mano, il poster del proprio candidato. Monrovia,
città assediata. Non da cecchini, non da carri armati o milizie paramilitari.
Dai sostenitori dei vari partiti politici che in questi giorni sono chiamati a
concludere la loro campagna elettorale in vista delle elezioni. E’ una grande
e variopinta rappresentazione teatrale dove alla politica si mischia, fino a confondersi,
la festa. Danze e slogan. Gioia e attesa. Attesa che ha raggiunto il suo culmine
la scorsa settimana, quando la Corte Suprema ha deciso di riammettere alla competizione
politica due candidati precedentemente esclusi. In molti temevano un rinvio della
data delle elezioni, che tuttavia non c’è stato, grazie all’intervento dei mediatori.
Misteri della diplomazia: rimane il fatto che il nome dei due politici riammessi
non compare nelle schede elettorali, di modo che tutto lascia presumere che vi
sia stata un’“autonoma” rinuncia dei candidati medesimi a concorrere a queste
elezioni.
La lunga strada. Se si è oramai ad un passo dalle elezioni, ancora lunga è la strada che la Liberia
dovrà percorrere per instaurare salde e credibili istituzioni democratiche. Non
poche ombre gravano sulla credibilità dell’intero processo elettorale. Secondo
Belinda Mwangi, esperta elettorale delle Nazioni Unite, “le campagne di educazione
civica sono state iniziate troppo tardi e rese ancora più difficili dall’inaccessibilità
dei luoghi. In molti casi, non siamo stati in grado di raggiungere tutte le persone
che avremmo voluto. Molte aree sono inaccessibili via terra, occorrerebbe utilizzare
canoe per l’attraversamento dei corsi d’acqua o elicotteri”. “Un ulteriore problema”,
prosegue Belinda, “è costituito dallo stato di estrema povertà in cui vive gran
parte della popolazione: l’elettorato è facilmente vittima delle promesse dei
politici e non mi sorprenderebbe il fenomeno della compravendita dei voti. L’idea
di democrazia che la popolazione liberiana si è fatta è quella di un sistema politico
governato dalla corruzione e dalla prevaricazione. I leaders eletti democraticamente
nelle precedenti elezioni non sono stati in grado di contribuire allo sviluppo
del Paese. Molto ancora deve essere fatto in termini di implementazione dei diritti
umani”.
Problemi organizzativi. Secondo Daniel Ziahnkan, liberiano, che lavora per la Commissione Nazionale Elettorale
“molte persone non voteranno perché è stato impossibile per noi raggiungerle e
registrarle. Diverse comunità vivono ancora oggi nella giungla, alcuni forse ignorano
persino l’esistenza delle elezioni”. Queste sono soltanto alcune delle difficoltà
che inficiano la credibilità della tornata elettorale. La stessa scelta dell`11
ottobre come data delle elezioni è assai discutibile. Si è in piena stagione delle
piogge. Le pessime condizioni delle strade, la mancanza dei mezzi di trasporto
per la gran parte della popolazione e l’assenza di infrastrutture pubbliche fanno
il resto. Al di fuori dei centri urbani molti cittadini liberiani, benché regolarmente
registratisi, non andranno a votare per via della distanza tra la loro abitazione
e il seggio elettorale, che possono coprire soltanto camminando a piedi, nel migliore
dei casi per tre o quattro ore.
Voto (quasi) segreto. L’informazione è garantita soltanto nelle principali città Il tasso di analfabetismo
si attesta su livelli preoccupanti, soprattutto nelle aree rurali del paese. Le
regole che governano il processo elettorale prevedono la possibilità per gli illetterati
di essere assistiti nel voto. Non ci sono strumenti, tuttavia, per verificare
se una persona sia effettivamente analfabeta o meno così che il sistema, previsto
per salvaguardare il diritto di voto di soggetti svantaggiati, si presta ad essere
utilizzato per fini opposti, quali la compravendita del voto. Con la paradossale
conseguenza che la segretezza del voto rimane tale soltanto sulla carta.
Nonostante gli sforzi della comunità internazionale siano apprezzabili, rimane
l’interrogativo se sia possibile costruire una reale democrazia senza prima aver
garantito l’effettivo esercizio delle libertà fondamentali ad essa connesse (di
movimento, di informazione, etc.). Libertà necessarie, senza le quali la democrazia
rischia di diventare un allegorico carro nel teatro della competizione politica.