10/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Tragico bilancio del terremoto in Pakistan e India: forse 40mila morti e oltre 60mila feriti
Ultim'ora. I primi soccorsi internazionali stanno arrivando nel Kashmir pachistano, una delle zone più colpite dal Donne in lacrime a Muzaffarabad terremoto di sabato scorso, 8 ottobre. Leyla Berlemont della Croce rossa internazionale (ICRC, International Commettee of the Red Cross) a Islamabad ci dice che un’équipe dell’organizzazione è riuscita a raggiungere Muzafarabad, la capitale della regione himalayana completamente rasa al suolo dal sisma. “Era una priorità raggiungere Muzaffarabad e fare una prima valutazione dei danni e dei bisogni”, prosegue la Berlemont. Solo qui le vittime, secondo fonti ufficiali, dovrebbero essere almeno 11mila. Nella zona anche L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) insieme con l’Unicef ha inviato 17 squadre di medici per assistere i sopravvissuti, tra cui migliaia di feriti. Quindici chilometri a nord della Linea di controllo, il confine che divide il Kashmir pachistano da quello indiano, ci sono tre volontari di Medici senza frontiere (Msf): “Stavamo avviando un progetto di assistenza sanitaria centrato sulla salute materno-infantile, ma la clinica è stata completamente distrutta". I membri (fortunatamente illesi) dello staff hanno poi riferito che i bisogni di assistenza sono molto alti. Altri due team dell’Organizzazione non governativa (Ong) sono già al lavoro a Uri, Baramullah e Kupwara.
Intanto il sisma non ha fermato la violenza nel Kashmir indiano. Separatisti islamici hanno massacrato dieci civili a Rajouri, 180 chilometri a ovest della città di Jammu: prima sono entrati in un'abitazione dove hanno sgozzato tre persone, poi in una seconda dove ne hanno uccise sette a colpi d'arma da fuoco. In altri due scontri, un totale di undici militanti islamici che tentavano d'infiltrarsi dalla frontiera pachistana sono stati uccisi nella notte dalle forze di sicurezza indiane.
 
Domenica 9 ottobre 2005 
 
In partenza per il Kashmir. I primi soccorsi stranieri sono  arrivati in Pakistan questa mattina. Ce lo racconta dalla capitale Islamabad Shaista Aziz della Ong britannica Oxfam.
“Sono arrivata a Islamabad questa mattina per lavorare con la squadra pakistana di Oxfam. Due gruppi della Ong si stanno muovendo, uno nel nord-ovest del Paese e un altro nel Kashmir pakistano, le zone più colpite dal terremoto”.
Shaista elenca le priorità di questo difficile intervento: “Innanzitutto dobbiamo capire di cosa la gente ha bisogno. A Islamabad la situazione è calma adesso. Sono caduti due edifici e la maggior parte dei soccorsi sono guidati dai volontari britannici arrivati questa mattina. La gran parte dei danni e delle vittime, invece, si sono registrati in Kashmir. Nei prossimi giorni cercheremo di raggiungere 300mila persone. Metteremo a disposizione 60mila tende e 100mila letti. Al momento però non abbiamo ancora un’idea precisa di quante persone siano morte o ferite e di quante siano state in generale colpite dal terremoto. Possiamo solo immaginare che migliaia di sopravvissuti non hanno più una casa, cibo e siano traumatizzati”.
Il sisma è l’ennesima tragedia a colpire negli ultimi mesi i kashmiri. Shaista insiste: “Nei mesi scorsi queste popolazioni erano già state colpite dalle alluvioni. Molte persone sono morte e molte altre hanno perso tutto”. Senza contare la guerra che si consuma nel kashmir indiano, dove dal 1989 ogni giorno muoiono decine di persone per l’insurrezione dei separatisti islamici e per la repressione dell’esercito indiano.
 
 
I fatti. La terra ha tremato ancora. E ancora una volta in una zona del mondo dove la vita è già difficile. In Pakistan India e Afghanistan. Il terremoto ha cancellato interi villaggi e la sua potenza devastante, 7.8 della scala Richter si è fatta sentire anche a molti chilometri di distanza, anche a Kabul, in Afghanistan, come ci racconta il nostro inviato Enrico Piovesana. “Qui erano le 8:45 quando la terra ha tremato per almeno un minuto. Sembrava non finire mai. La scossa ha svegliato la città, che in questi giorni di Ramadan posticipa l'inizio delle giornate lavorative. Molti si trovavano ancora in casa e si sono riversati per le strade per timori di crolli. Che per fortuna non ci sono stati. Solo qualche grossa crepa negli edifici. Qui in Afghanistan si ha notizia di solo due morti, due bambini uccisi dal crollo di un muro a Jalalabad, vicino al confine pachistano”.
Con il passare delle ore i soccorritori non si sono dati per vinti continuando a cercare eventuali sopravvissuti sotto le tonnellate di macerie. Al momento solo 90 persone sono state estratte vive. Ma è in Kashmir, la regione di confine contesa da Islamabad e Nuova Dehli, che si sono registrati i maggiori danni. E purtroppo non solo quelli. L’ultimo bilancio è di circa 30000 morti e forse più di 50mila feriti. Un tributo altissimo che l’uomo ha pagato a Sua Maestà natura. Ma è comunque un bilancio provvisorio, destinato tristemente ad aumentare. Come ha spiegato Tariq Faruq, ministro delle Telecomunicazioni pakistano, che ha subito fatto sapere che la conta dei morti è approssimativa. Le regioni montuose colpite dal sisma sono veramente difficili da raggiungere. Alcune zone montuose del Kashmir, la zona dell'epicentro quella più colpita, sono impervie e nemmeno in condizioni di stabilità si raggiungono con semplicità, figuriamoci adesso che le macerie hanno ricoperto le strade e solo alcuni elicotteri possono portare aiuto.
 
Devastazione. Ha colpito di mattina, ieri sabato 8 ottobre, e ha avuto il suo epicentro a 95 chilometri a nordest di Islamabad. La prima scossa si è fatta sentire alle 9.25 della mattina. Un’ora che rimarrà indelebile nelle menti della popolazione, che comunque è abituata a piccole scosse essendo questa una zona piuttosto movimentata dal punto di vista sismico. Ma non era finita. Subito dopo la prima scossa, la terra ha tremato ancora. Ha fatto in modo che le Margala Towers, un complesso residenziale alto una decina di piani, crollassero, e si sbriciolassero come biscotti. Ma si è sentito anche nelle regioni settentrionali di Uttaranchal, Punjab, Rajasthan, Gujarat, oltre che a Nuova Delhi.
Subito si è capito della gravità della situazione. Interi palazzi distrutti, baracche rase al suolo, devastazione ovunque. Sono bastati solo 30 secondi per complicare una situazione già disastrata; 30 secondi che hanno causato 30000 morti e creato il panico fra la gente. La popolazione si è subito adoperata per cercare di estrarre dalle macerie i loro cari rimasti intrappolati. Secondo le notizie riportate dai corrispondenti della Reuters anche un diplomatico egiziano avrebbe perso la vita.
 
Le voci.  Avevano pensato in piccolo, i responsabili statali pakistani. "Il bilancio delle vittime sarà molto alto, potrebbero essere anche molte più di 1000", ha detto il portavoce del presidente pakistano Pervez Musharraf, ignaro della gravità della situazione. Il ministro dell'interno pakistano Aftab Ahmed Khan Sherpao durante un'intervista rilasciata all’emittente televisiva Ary One ha fatto sapere “Ci sono notizie che ci dicono che  interi villaggi sono stati spazzati via e non si sa bene quanti villaggi siano isolati". Musharraf, presidente pakistano, visitando dopo aver visto le condizione di un quartiere della capitale ha affermato: “il Paese è messo a dura prova”. Triste anche il commento di mons. Jacob Dogra che ad un noto sito internet ha confermato: “si scava, ma i soccorsi sono lenti: Dio solo sa quanti danni può aver fatto questo terremoto”. Intanto il presidente Musharraf ha promesso l’invio di uomini per accelerare i soccorsi. Nel frattempo i messaggi di cordoglio e le promesse di aiuti umanitari stanno arrivano da tutto il mondo.
 
red 

Categoria: Ambiente
Luogo: Pakistan
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