Tragico bilancio del terremoto in Pakistan e India: forse 40mila morti e oltre 60mila feriti
Ultim'ora. I primi soccorsi internazionali stanno arrivando nel Kashmir
pachistano, una delle zone più colpite dal

terremoto di sabato scorso, 8 ottobre. Leyla
Berlemont della Croce rossa internazionale (ICRC, International Commettee of the
Red
Cross) a Islamabad ci dice che
un’équipe dell’organizzazione è riuscita a raggiungere Muzafarabad, la
capitale della regione himalayana completamente rasa al suolo dal sisma. “Era
una priorità raggiungere Muzaffarabad e fare una prima valutazione dei danni
e
dei bisogni”, prosegue la Berlemont. Solo qui le vittime, secondo fonti
ufficiali, dovrebbero essere almeno 11mila. Nella zona anche L’Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) insieme con l’Unicef ha inviato 17 squadre di
medici per assistere i sopravvissuti, tra cui migliaia di feriti. Quindici
chilometri a nord della Linea di controllo, il confine che divide il Kashmir
pachistano da quello indiano, ci sono tre volontari di Medici senza frontiere
(Msf): “Stavamo avviando un progetto di assistenza sanitaria centrato sulla
salute materno-infantile, ma la clinica è stata completamente distrutta". I
membri (fortunatamente illesi) dello staff hanno poi riferito che i
bisogni di assistenza sono molto alti. Altri due team
dell’Organizzazione non governativa (Ong) sono già al lavoro a Uri, Baramullah
e Kupwara.
Intanto il sisma non ha fermato la
violenza nel Kashmir indiano. Separatisti islamici hanno massacrato dieci
civili a Rajouri, 180 chilometri a ovest della città di Jammu: prima sono
entrati in un'abitazione dove hanno sgozzato tre persone, poi in una seconda dove
ne hanno uccise sette a colpi d'arma da fuoco. In altri due scontri, un totale
di undici militanti islamici che tentavano d'infiltrarsi dalla frontiera
pachistana sono stati uccisi nella notte dalle forze di sicurezza indiane.
Domenica 9 ottobre 2005
In partenza per il Kashmir. I primi soccorsi
stranieri sono arrivati in Pakistan questa mattina. Ce lo racconta dalla
capitale Islamabad Shaista Aziz della Ong britannica
Oxfam.
“Sono arrivata a Islamabad questa mattina
per lavorare con la squadra pakistana di Oxfam. Due gruppi della Ong si stanno
muovendo, uno nel nord-ovest del Paese e un altro nel Kashmir pakistano, le
zone più colpite dal terremoto”.
Shaista elenca le priorità di questo difficile intervento:
“Innanzitutto dobbiamo capire di cosa la gente ha bisogno. A Islamabad la
situazione è calma adesso. Sono caduti due edifici e la maggior parte dei
soccorsi sono guidati dai volontari britannici arrivati questa mattina. La gran
parte dei danni e delle vittime, invece, si sono registrati in Kashmir. Nei
prossimi giorni cercheremo di raggiungere 300mila persone. Metteremo a
disposizione 60mila tende e 100mila letti. Al momento però non abbiamo ancora
un’idea precisa di quante persone siano morte o ferite e di quante siano state
in generale colpite dal terremoto. Possiamo solo immaginare che migliaia di
sopravvissuti non hanno più una casa, cibo e siano traumatizzati”.
Il sisma è l’ennesima tragedia a colpire
negli ultimi mesi i kashmiri. Shaista insiste: “Nei mesi scorsi queste
popolazioni erano già state colpite dalle alluvioni. Molte persone sono morte
e
molte altre hanno perso tutto”. Senza contare la guerra che si consuma nel
kashmir indiano, dove dal 1989 ogni giorno muoiono decine di persone per
l’insurrezione dei separatisti islamici e per la repressione dell’esercito
indiano.
I fatti. La terra ha tremato
ancora. E ancora una volta in una zona del mondo dove la vita è già difficile.
In Pakistan India e Afghanistan. Il terremoto ha cancellato interi villaggi e
la sua potenza devastante, 7.8 della scala Richter si è fatta sentire anche
a molti chilometri di distanza, anche a Kabul, in Afghanistan, come ci
racconta il nostro inviato Enrico Piovesana. “Qui erano le 8:45 quando la terra
ha tremato per almeno un minuto. Sembrava non finire mai. La scossa ha
svegliato la città, che in questi giorni di Ramadan posticipa l'inizio delle
giornate lavorative. Molti si trovavano ancora in casa e si sono riversati per
le strade per timori di crolli. Che per fortuna non ci sono stati. Solo qualche
grossa crepa negli edifici. Qui in Afghanistan si ha notizia di solo due morti,
due bambini uccisi dal crollo di un muro a Jalalabad, vicino al confine
pachistano”.
Con il passare delle ore i soccorritori non si sono dati per
vinti continuando a cercare eventuali sopravvissuti sotto le tonnellate di
macerie. Al momento solo 90 persone sono state estratte vive. Ma è in
Kashmir, la regione di confine contesa da Islamabad e Nuova Dehli, che si
sono registrati i maggiori danni. E purtroppo non solo quelli.
L’ultimo bilancio è di circa 30000 morti e forse più di 50mila feriti. Un
tributo altissimo che l’uomo ha pagato a Sua Maestà natura. Ma è comunque un
bilancio provvisorio, destinato tristemente ad aumentare. Come ha spiegato
Tariq Faruq, ministro delle Telecomunicazioni pakistano, che ha subito
fatto sapere che la conta dei morti è approssimativa. Le regioni montuose
colpite dal sisma sono veramente difficili da raggiungere. Alcune zone
montuose del Kashmir, la zona dell'epicentro quella più colpita, sono
impervie e nemmeno in condizioni di stabilità si raggiungono con
semplicità, figuriamoci adesso che le macerie hanno ricoperto le strade e
solo alcuni elicotteri possono portare aiuto.
Devastazione.
Ha colpito di mattina, ieri sabato 8 ottobre, e ha avuto il suo epicentro
a 95 chilometri a nordest di Islamabad. La prima scossa si è fatta sentire alle
9.25 della mattina. Un’ora che rimarrà indelebile nelle menti della
popolazione, che comunque è abituata a piccole scosse essendo questa una zona
piuttosto movimentata dal punto di vista sismico. Ma non era finita. Subito
dopo la prima scossa, la terra ha tremato ancora. Ha fatto in modo che le
Margala Towers, un complesso residenziale alto una decina di
piani, crollassero, e si sbriciolassero come biscotti. Ma si è sentito
anche nelle regioni settentrionali di Uttaranchal, Punjab, Rajasthan, Gujarat,
oltre che a Nuova Delhi.
Subito si è capito della gravità della
situazione. Interi palazzi distrutti, baracche rase al suolo, devastazione ovunque. Sono
bastati solo 30 secondi per complicare una situazione già disastrata; 30
secondi che hanno causato 30000 morti e creato il panico fra la gente. La
popolazione si è subito adoperata per cercare di estrarre dalle macerie i loro
cari rimasti intrappolati. Secondo le notizie riportate dai corrispondenti
della Reuters anche un diplomatico egiziano avrebbe perso la vita.
Le voci. Avevano pensato in piccolo, i responsabili
statali pakistani. "Il bilancio delle vittime sarà molto alto, potrebbero
essere anche molte più di 1000", ha detto il portavoce del presidente
pakistano Pervez Musharraf, ignaro della gravità della situazione. Il ministro
dell'interno pakistano Aftab Ahmed Khan Sherpao durante un'intervista
rilasciata all’emittente televisiva Ary One ha fatto sapere “Ci sono
notizie che ci dicono che interi villaggi sono stati spazzati via e non
si sa bene quanti villaggi siano isolati". Musharraf, presidente
pakistano, visitando dopo aver visto le condizione di un quartiere della
capitale ha affermato: “il Paese è messo a dura prova”. Triste
anche il commento di mons. Jacob Dogra che ad un noto sito internet ha
confermato: “si scava, ma i soccorsi sono lenti: Dio solo sa quanti danni può
aver fatto questo terremoto”. Intanto il presidente Musharraf ha promesso
l’invio di uomini per accelerare i soccorsi. Nel frattempo i messaggi di
cordoglio e le promesse di aiuti umanitari stanno arrivano da tutto il mondo.
red