Ramadan e semina dell'oppio. Gli umori di Kabul letti nella stampa locale
Scritto per noi da
Tommaso Merlo
Tra la gente afgana sono due gli eventi del momento: l’inizio del Ramadan e quello
della semina dell’oppio. La festa popolar religiosa che costringe a sacrifici
di purificazione e la coltivazione di quella misteriosa polverina che tanto piace
in Occidente.

Cronaca. Leggendo i giornali emerge invece un quadro assai diverso. Il quadro di un paese
che stenta ad uscire dal tunnel. Nelle pagine della cronaca si legge che il direttore
della rivista Hoqooqi, il signor Ali Mohaqiq Nasab, è stato arrestato su suggerimento del consigliere
religioso del presidente Karzai. L’accusa è di aver permesso la pubblicazione
di un articolo blasfemo che criticava la durezza con cui vengono punite le donne
adultere (a maggio l’ultimo caso di lapidazione). Le pagine di cronaca nera riportano
invece la testimonianza di un prigioniero di Guantanamo tornato in patria, Omar
Deghayes, che racconta di essere stato torturato con l’elettroshock e di avere
perso la vista da un occhio perché i carcerieri ci ficcavano le dita. Il Pentagono
però smentisce.
Economia. Nelle pagine di economia spicca la dichiarazione del presidente Karzai sul progetto
del metanodotto che dal Turkemenistan (la terza riserva mondiale) arriverebbe
alle coste del Pakistan attraversando tutto l’Afghanistan: “Un progetto molto
concreto e fattibile”. Il metanodotto lungo 1400 chilometri costerebbe 3 milioni
di euro, e sarebbe destinato a rifornire il mercato indiano. Nelle stesse pagine
si legge invece che il PAM (Programma Alimentare Mondiale) sta distribuendo 23
mila tonnellate di cibo. Gli obiettivi sono i villaggi nelle zone montagnose che
presto resteranno isolati dalla neve, e i gruppi sociali più vulnerabili alla
denutrizione come i bambini. Passando alle pagine dedicate alla politica viene
ribadito come molti signori della guerra siano in testa ai risultati elettorali
provvisori. Molti volti noti come Abdul Rocketi nella provincia di Zabul, un ex
comandante talebano che combatté contro gli americani nel 2001, oggi pentito.
O Haji Mohaqiq a Kabul, un ex comandante mujahiddin accusato di atrocità durante
la guerra civile del 1996. La JEMB, l’agenzia elettorale ONU, ha inoltre reso
noto che lo scrutinio è in dirittura d’arrivo e che le frodi ammonterebbero al
4 percento dei voti.

Esteri. Nella pagina degli esteri si apprende infine che il portavoce del ministero
degli Esteri francese Mattei é contrario all’idea che il contingente Nato e quello
statunitense siano sotto un unico comando, affermando che: “Le missioni hanno
obiettivi differenti”. Anche Spagna e Germania hanno rifiutato l’offerta Usa di
un’alleanza più stretta e hanno ribadito che la loro missione è, e rimane, di
peacekeeping.
Ma girando per le strade afgane sembra che alla gente sia indifferente un tale
turbinio di eventi. E non è solo perché pochi sanno leggere e ancora meno hanno
modo di informarsi. Si tratta piuttosto della reazione saggia di un popolo forgiato
da decenni di guerra. Come se i brandelli di pace che si respirano fossero un
bene tanto prezioso da soddisfare ogni bisogno. Ed è cosi che verso le sei tutti
corrono a fare uno spuntino al bazar dopo il digiuno diurno. E che domani mattina
il contadino andrà a gettare i semi della pianta magica.