08/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ramadan e semina dell'oppio. Gli umori di Kabul letti nella stampa locale
 
Scritto per noi da
Tommaso Merlo
 
Tra la gente afgana sono due gli eventi del momento: l’inizio del Ramadan e quello della semina dell’oppio. La festa popolar religiosa che costringe a sacrifici di purificazione e la coltivazione di quella misteriosa polverina che tanto piace in Occidente.
 
Cronaca. Leggendo i giornali emerge invece un quadro assai diverso. Il quadro di un paese che stenta ad uscire dal tunnel. Nelle pagine della cronaca si legge che il direttore della rivista Hoqooqi, il signor Ali Mohaqiq Nasab, è stato arrestato su suggerimento del consigliere religioso del presidente Karzai. L’accusa è di aver permesso la pubblicazione di un articolo blasfemo che criticava la durezza con cui vengono punite le donne adultere (a maggio l’ultimo caso di lapidazione). Le pagine di cronaca nera riportano invece la testimonianza di un prigioniero di Guantanamo tornato in patria, Omar Deghayes, che racconta di essere stato torturato con l’elettroshock e di avere perso la vista da un occhio perché i carcerieri ci ficcavano le dita. Il Pentagono però smentisce.
 
Economia. Nelle pagine di economia spicca la dichiarazione del presidente Karzai sul progetto del metanodotto che dal Turkemenistan (la terza riserva mondiale) arriverebbe alle coste del Pakistan attraversando tutto l’Afghanistan: “Un progetto molto concreto e fattibile”. Il metanodotto lungo 1400 chilometri costerebbe 3 milioni di euro, e sarebbe destinato a rifornire il mercato indiano. Nelle stesse pagine si legge invece che il PAM (Programma Alimentare Mondiale) sta distribuendo 23 mila tonnellate di cibo. Gli obiettivi sono i villaggi nelle zone montagnose che presto resteranno isolati dalla neve, e i gruppi sociali più vulnerabili alla denutrizione come i bambini. Passando alle pagine dedicate alla politica viene ribadito come molti signori della guerra siano in testa ai risultati elettorali provvisori. Molti volti noti come Abdul Rocketi nella provincia di Zabul, un ex comandante talebano che combatté contro gli americani nel 2001, oggi pentito. O Haji Mohaqiq a Kabul, un ex comandante mujahiddin accusato di atrocità durante la guerra civile del 1996. La JEMB, l’agenzia elettorale ONU, ha inoltre reso noto che lo scrutinio è in dirittura d’arrivo e che le frodi ammonterebbero al 4 percento dei voti.
 
Esteri. Nella pagina degli esteri si apprende infine che il portavoce del ministero degli Esteri francese Mattei é contrario all’idea che il contingente Nato e quello statunitense siano sotto un unico comando, affermando che: “Le missioni hanno obiettivi differenti”. Anche Spagna e Germania hanno rifiutato l’offerta Usa di un’alleanza più stretta e hanno ribadito che la loro missione è, e rimane, di peacekeeping.
Ma girando per le strade afgane sembra che alla gente sia indifferente un tale turbinio di eventi. E non è solo perché pochi sanno leggere e ancora meno hanno modo di informarsi. Si tratta piuttosto della reazione saggia di un popolo forgiato da decenni di guerra. Come se i brandelli di pace che si respirano fossero un bene tanto prezioso da soddisfare ogni bisogno. Ed è cosi che verso le sei tutti corrono a fare uno spuntino al bazar dopo il digiuno diurno. E che domani mattina il contadino andrà a gettare i semi della pianta magica.
 
Categoria: Guerra, Popoli, Costume
Luogo: Afghanistan