07/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mohamed El Baradei e l'Aiea vincono il premio Nobel per la Pace del 2005
Mohamed El BaradeiErano stati indicati come primi favoriti solo ieri sera dalla tv pubblica norvegese, che già negli ultimi due anni aveva azzeccato con qualche ora di anticipo Shirin Ebadi e Wangari Maathai. E per la terza volta di fila ci aveva visto giusto: Mohammed El Baradei, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha vinto il premio Nobel per la pace del 2005 insieme alla stessa agenzia dell’Onu con sede a Vienna. L’annuncio è stato dato stamattina alle 11 dal Comitato di Oslo. El Baradei e l’Aiea sono stati premiati "per i loro sforzi per impedire che l'energia nucleare venga usata per scopi militari e per assicurare che l'energia nucleare venga usata per scopi pacifici nel modo più sicuro possibile". In pratica, per l'attività nei confronti di Iran e Corea del Nord, che negli ultimi anni hanno riaperto la questione della proliferazione nucleare ambendo, più dichiaratamente o meno, ad avere anch’essi la bomba atomica. La scelta del Comitato è sorprendente fino a un certo punto: il tema del nucleare, nel sessantesimo anniversario delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, era stato indicato da molti osservatori come decisivo per l’assegnazione del Nobel. Fino a qualche giorno fa, però, prima di El Baradei e dell’Aiea venivano dati come favoriti Nihon Hidankyo, il gruppo giapponese di sopravvissuti alle due stragi del 1945, e Richard Lugar con Sam Nunn, due politici statunitensi a capo di un programma per lo smantellamento dell’arsenale atomico sovietico. Il premio, che consiste in una medaglia d'oro, un diploma e un assegno di 1,1 milioni di euro, sarà consegnato ai vincitori il 10 dicembre, nell'anniversario della morte di Alfred Nobel.
 
Come avviene la scelta. E’ una specie di conclave, il Comitato di Oslo che assegna il premio Nobel per la pace. Un organo di cinque elementi scelti dal parlamento norvegese, che si impongono la segretezza più assoluta e non discutono in pubblico le loro scelte. A loro è affidato il compito di soddisfare ogni anno le volontà di Alfred Nobel, l’industriale svedese inventore della dinamite nelle cui intenzioni il premio da lui istituito dovrebbe andare “alla persona che abbia lavorato di più e meglio per la fratellanza tra le nazioni, l’abolizione o la riduzione degli eserciti e per la promozione di trattative di pace”. Quest’anno è stato stabilito il record storico di candidature (199), confermando una tendenza alla moltiplicazione emersa negli ultimi anni. D’altronde, i requisiti per poter avanzare una candidatura sono rigidi ma non troppo: possono farlo gli ex vincitori, professori universitari selezionati, giudici internazionali, tutti i membri dei parlamenti nazionali. Si spiegano così candidature imbarazzanti per il Comitato, come quella di Adolf Hilter nel 1939, avanzata da un parlamentare svedese e poi ritirata; o quella di Josip Stalin, nominato da un ex ministro degli esteri norvegese nel 1945 e da un professore ceco nel 1948. Non manca neanche Benito Mussolini, che raccolse due candidature nel 1935 da un professore francese e uno tedesco.
 
Henry Kissinger, Nobel per la Pace nel 1973Le polemiche storiche. Le scelte del Comitato non sono sempre facili, e vanno spesso incontro a polemiche. L’anno scorso, per il premio assegnato all’ambientalista kenyana Wangari Maathai mentre in Iraq infuriava la guerra, molti parlarono di scelta “vigliacca”. Spesso un premio assegnato in un particolare contesto storico può cambiare di significato con il passare degli anni: successe per il riconoscimento a Yasser Arafat (nel 1994 insieme a Rabin), più tardi considerato troppo debole con i terroristi. Ma il top del dissenso si raggiunse nel 1973, quando il Nobel venne assegnato al segretario di Stato americano Henry Kissinger e il ministro degli esteri vietnamita Le Duc Tho per gli accordi di pace che ponevano fine alla guerra del Vietnam. Un pragmatico fautore della realpolitik e un generale rivoluzionario comunista: non tutti erano d’accordo. Fu polemica anche perché Tho rifiutò di accettare il premio, sostenendo che il suo Paese non viveva ancora in pace, e probabilmente perché non voleva farsi vedere a fianco del grande nemico americano. Per ironia della sorte, sulla nomina di Tho il Comitato si divise, e due membri si dimisero per protesta. Fu così che all’interno del Comitato, per la scelta del Nobel per la pace, scoppiò la guerra.

Alessandro Ursic

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