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Erano stati indicati come primi favoriti solo ieri sera dalla tv pubblica norvegese,
che già negli ultimi due anni aveva azzeccato con qualche ora di anticipo Shirin
Ebadi e Wangari Maathai. E per la terza volta di fila ci aveva visto giusto: Mohammed
El Baradei, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica
(Aiea) ha vinto il premio Nobel per la pace del 2005 insieme alla stessa agenzia
dell’Onu con sede a Vienna. L’annuncio è stato dato stamattina alle 11 dal Comitato
di Oslo. El Baradei e l’Aiea sono stati premiati "per i loro sforzi per impedire
che l'energia nucleare venga usata per scopi militari e per assicurare che l'energia
nucleare venga usata per scopi pacifici nel modo più sicuro possibile". In pratica,
per l'attività nei confronti di Iran e Corea del Nord, che negli ultimi anni hanno
riaperto la questione della proliferazione nucleare ambendo, più dichiaratamente
o meno, ad avere anch’essi la bomba atomica. La scelta del Comitato è sorprendente
fino a un certo punto: il tema del nucleare, nel sessantesimo anniversario delle
bombe su Hiroshima e Nagasaki, era stato indicato da molti osservatori come decisivo
per l’assegnazione del Nobel. Fino a qualche giorno fa, però, prima di El Baradei
e dell’Aiea venivano dati come favoriti Nihon Hidankyo, il gruppo giapponese di
sopravvissuti alle due stragi del 1945, e Richard Lugar con Sam Nunn, due politici
statunitensi a capo di un programma per lo smantellamento dell’arsenale atomico
sovietico. Il premio, che consiste in una medaglia d'oro, un diploma e un assegno
di 1,1 milioni di euro, sarà consegnato ai vincitori il 10 dicembre, nell'anniversario
della morte di Alfred Nobel.
Come avviene la scelta. E’ una specie di conclave, il Comitato di Oslo che assegna il premio Nobel per
la pace. Un organo di cinque elementi scelti dal parlamento norvegese, che si
impongono la segretezza più assoluta e non discutono in pubblico le loro scelte.
A loro è affidato il compito di soddisfare ogni anno le volontà di Alfred Nobel,
l’industriale svedese inventore della dinamite nelle cui intenzioni il premio
da lui istituito dovrebbe andare “alla persona che abbia lavorato di più e meglio
per la fratellanza tra le nazioni, l’abolizione o la riduzione degli eserciti
e per la promozione di trattative di pace”. Quest’anno è stato stabilito il record
storico di candidature (199), confermando una tendenza alla moltiplicazione emersa
negli ultimi anni. D’altronde, i requisiti per poter avanzare una candidatura
sono rigidi ma non troppo: possono farlo gli ex vincitori, professori universitari
selezionati, giudici internazionali, tutti i membri dei parlamenti nazionali.
Si spiegano così candidature imbarazzanti per il Comitato, come quella di Adolf
Hilter nel 1939, avanzata da un parlamentare svedese e poi ritirata; o quella
di Josip Stalin, nominato da un ex ministro degli esteri norvegese nel 1945 e
da un professore ceco nel 1948. Non manca neanche Benito Mussolini, che raccolse
due candidature nel 1935 da un professore francese e uno tedesco.
Le polemiche storiche. Le scelte del Comitato non sono sempre facili, e vanno spesso incontro a polemiche.
L’anno scorso, per il premio assegnato all’ambientalista kenyana Wangari Maathai
mentre in Iraq infuriava la guerra, molti parlarono di scelta “vigliacca”. Spesso
un premio assegnato in un particolare contesto storico può cambiare di significato
con il passare degli anni: successe per il riconoscimento a Yasser Arafat (nel
1994 insieme a Rabin), più tardi considerato troppo debole con i terroristi. Ma
il top del dissenso si raggiunse nel 1973, quando il Nobel venne assegnato al
segretario di Stato americano Henry Kissinger e il ministro degli esteri vietnamita
Le Duc Tho per gli accordi di pace che ponevano fine alla guerra del Vietnam.
Un pragmatico fautore della realpolitik e un generale rivoluzionario comunista:
non tutti erano d’accordo. Fu polemica anche perché Tho rifiutò di accettare il
premio, sostenendo che il suo Paese non viveva ancora in pace, e probabilmente
perché non voleva farsi vedere a fianco del grande nemico americano. Per ironia
della sorte, sulla nomina di Tho il Comitato si divise, e due membri si dimisero
per protesta. Fu così che all’interno del Comitato, per la scelta del Nobel per
la pace, scoppiò la guerra.Alessandro Ursic