02/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il campo profughi di San Pedro Pohlo, dove più di 8mila indigeni sopravvivono.
un murales col Sub Comandante MarcosDal nostro inviato a San Cristobal de Las Casas (Chiapas) - La comunita' di San Pedro Polho e' forse il municipio zapatista autonomo piu' esteso del Chiapas; lo si raggiunge in un'ora e mezza circa da San Cristobal (che fu nel gennaio 1994 l'epicentro della giusta ribellione dell'esercito zapatista di liberazione nazionale all'oppressione del governo socialista di Zedillo) percorrendo la strada in direzione della cittadina di Pantelho'. All'arrivo si notano immediatamente i cartelloni celebrativi dell'autorita' ribelle della comunita' che delimitano il territorio autonomo zapatista, esteso tra palafitte e case basse d'assi di legno sparse a singhiozzo tra la foresta fino ad un piccolo fiume. Per quanto in questi utimi tempi si respiri un'aria di quieta calma, gli sguardi da dietro i passamontagna che ci accolgono all'ingresso sono sempre all'erta; due giovani sentinelle appuntano meticolosamente il passaggio di tutti i mezzi militari diretti ad un insiediamento militare che, costruito su d'un promontorio poco distante, domina la comunita'.
 
La Storia di questa comunita' indigena e' strettamente intrecciata al massacro compiuto dai paramilitari filogovernativi nella chiesa del villaggio di Acteal il 22 dicembre del 1997; da quel giorno furono 6.300 gli indigeni (nella maggioranza donne e bambini) che in pochi mesi si rifugiarono lungo le pendici che circondavano un villaggio, allora, di 300 famiglie. La mancanza di ogni genere di sostentamento e l'insorgere di numerose epidemie tra i rifugiati fecero precipitare la situazione in breve tempo, costringendo la Croce Rossa Internazionale a garantire sul territorio (ininterrottamente fino al primo gennaio di quest'anno) la propria attivita' di soccorso alla l'esercito messicano pattuglia le stradepopolazione. Ma da quei mesi disperati, grazie all'incessante lavoro di grandi e piccole ONG, di volontari simpatizzanti della lotta zapatista provenienti da tutto il mondo calati nella veste improvvisata d'osservatori per il rispetto dei diritti umani, la situazione e' migliorata notevolmente. Per quanto siano ancora molti i disagi che la vasta popolazione della comunita' (si stima siano ormai piu' di ottomila i rifugiati) deve sopportare (ad esempio un terreno scosceso poco adatto alla coltivazione che si traduce in un'alimentazione povera, la scarsa erogazione d'acqua potabile, l'impossibilita' di raggiungere dal "centro" gli accampamenti quando piove perche' i sentieri si trasformano in ripidi fiumi di fango, la mancanza d'un assistenza medica d'urgenza unita alla mancanza di medicinali fondamentali per il trattamento delle piu' comuni patologie...), si respira un'aria di nuova speranza tra la gente di Polho.
 
Prima di tutto la comunita' oggi si governa autonomamente attraverso i rappresentanti che, collegialmente eletti, assolvono ora le fuonzioni di polizia, di tesoreria, di segreteria ecc... Oltre alla Presidenza, nella quale si riunisce l'autorita' autonoma municipale, sono attive, grazie al continuo contributo di numerosi attivisti volontari (testimoniato anche dalla presenza sul territorio autonomo d'un dormitorio e da una cucina riservati agli "accampamentisti di pace"), una scuola primaria autonoma ed una biblioteca dove e' innincessante l'opera di recupero delle tradizioni culturi indigene. Non manca inoltre la "tienda" della cooperitava, dove attraverso la vendita di alimentari e artigianato locale, la comunita' trova una forma autonoma di sostentamento collettivizzando tra tutti i propri ricavi. Sta lentamente organizzandosi, inoltre, la clinica Emiliano Zapata, sovvenzionata da un progetto di cooperazione dell'ONG "Medici del Mondo", mentre un primo vagito di tessuto sociale lo si puo' intravedere tra le numerose botteghe sorte a ridosso del "centro" della comunita' e una bambina a Pohlo tra le incessanti partite di basket che animano i giovani della comunita'.
Gran parte dei muri degli edifici del municipio raccontano, attraverso i suoi murales dai colori vivi e dal grande potere simbolico, la storia della lotta zapatista per la dignita' del popolo indigeno, animando il paesaggio dei visi ora di Emiliano Zapata, ora del Che, ora del Sub Comandante Marcos.
La mattina, inaspettatamente, tra la nebbia che dal fiume sale aggrappandosi alla foresta, si sente anche risuonare la banda di San Pedro Pohlo, coperta solo dagli scrosci della pioggia o dalle grida dei ragazzi che, senza sosta, rincorrono una palla e la speranza d'una vita dignitosa sul campo da basket.
 
Ivan Tresoldi
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Messico