07/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela-Usa, il petrolio li unisce, il nucleare li divide
 
Petrolio e catastrofi naturali, che lasciano sul campo morte e distruzione. Sembra che ogni argomento sia buono per riaccendere il fuoco delle polemiche e innescare una nuova miccia che faccia esplodere la bomba del momento. I protagonisti sono ben conosciuti; George Bush, travolto ‘dall’ondata’ di polemiche del dopo-Katrina e Hugo Chavez che, forse cogliendo la palla al balzo, ha offerto aiuti energetici.
 
Il presidente venezuelano Hugo ChavezIl problema. Durante il suo cammino l’uragano Katrina ha attraversato e in gran parte distrutto tutti gli impianti petroliferi della Louisiana danneggiando anche quelli che si trovano nel vicino Golfo del Messico, mettendo così in grave crisi le riserve di greggio Usa.
Bush si è trovato a dover dichiarare una sorta d’emergenza. Ma, come se non bastasse il dazio pagato in termini di morti e danni materiali, ‘mamma natura’ ha voluto scagliare contro la già provata Louisiana tutta la sua cruda e beffarda ferocia dando poco dopo all’uragano Rita l’ingrato compito di complicare ancora di più una situazione già molto intricata.
 
Il presidente Usa George W. BushPetrolio si, petrolio no. Bush, colpito ai fianchi dalla natura e dalla pressante opinione pubblica statunitense, ha visto inserirsi nello scontro il presidente venezuelano Chavez che, data la gravità degli eventi, si è offerto di fornire agli Usa una notevole quantità di scorte di petrolio.
Solo dopo il passaggio del secondo uragano l'amministrazione Usa ha accettato il greggio del paese sud americano.
La conferma che la porta del dialogo si è aperta arriva da Alejandro Granado, uno dei massimi dirigenti della Pdvsa, l’agenzia statale venezuelana che controlla i pozzi di greggio, la quale ha fatto sapere che un primo carico di barili del prezioso liquido nero è arrivato negli Usa, e un secondo è in partenza.  
Litigi e riappacificazioni, sgarbi e cortesie, il rapporto tra i due stati è un continuo tira e molla. Agli Usa servono il petrolio e il gas naturale del Venezuela, a Chavez serve che Bush non ostacoli troppo le decisioni di politica interna e che non accadano altri fatti spiacevoli come il presunto Piano Balboa.
 
Una centrale nucleareL’uscita, non tanto nuova, di Chavez. Nel calderone adesso Chavez ha gettato anche la sua voglia di nucleare, ma con “fini pacifici”. Lo ha fatto sapere lui stesso durante un discorso televisivo nel quale ha anche spiegato che la decisione di avviare in futuro un programma nucleare serve “a diversificare le fonti energetiche”.
Ma l’amore di Chavez per il nucleare ha origini lontane. Alcuni mesi fa l’orgoglioso presidente venezuelano aveva fatto sapere di essere favorevole a questa forma di energia e che diversi paesi del Sud America erano disposti a seguire il suo esempio studiando un programma che li unisse ancora di più. “Dobbiamo cominciare a lavorare in questo settore, nel nucleare", aveva detto. "Potremmo, con il Brasile con l'Argentina e altre nazioni, iniziare le ricerche nel settore e chiedere aiuto a paesi come l'Iran”.
Il Paese mediorientale fu appoggiato da Chavez, che si mise contro Europa e Stati Uniti, quando decise di iniziare il suo programma nucleare. “Sono sicuro che il governo iraniano non sta costruendo alcuna bomba atomica”, aveva detto il presidente Chavez rispondendo alle accuse dei funzionari Usa che sostenevano l’esistenza di piani iraniani per la costruzione della bomba atomica.
L'asse trasversale, che attraversa le preoccupazioni degli Usa, passa dall'Iran alla Nord Corea, arriva in Sud America e fino in Venezuela. Che l'asse del male continui imperterrita ad accapparrarsi iscritti?

Alessandro Grandi

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