L'Associazione latinoamericana per i diritti umani denuncia le violazioni degli Usa nella Base di Manta

“La Convenzione sulla Base di Manta, stipulata tra il Governo dell'Ecuador e
gli Usa esattamente cinque anni fa (12 novembre 1999), non solo è incostituzionale,
perché non è mai stata ratificata dal Congresso nazionale, ma viene puntualmente
violata dagli statunitensi. Esortiamo dunque Congresso e Governo a scioglierla
immediatamente”. Il direttore regionale dell’Associazione latinoamericana per
i diritti umani (
Aldhu), Gustavo Larrea, denuncia con dati alla mano il comportamento tenuto dagli
Stati Uniti nella base militare al confine con la Colombia. L’accordo tra Ecuador
e Usa nacque con il pretesto della messa in atto del
Plan Colombia, il programma contro le piantagioni di coca illegale e il narcotraffico, con
il quale i nordamericani aiutano il governo colombiano nella loro guerra alla
droga. In realtà Larrea denuncia che in quello spazio aereo e marittimo sta avvenendo
molto di più.
“Il Convenio consente agli Stati Uniti esclusivamente l’accesso e l’uso delle installazioni
della Base per attività aeree anti-narcotraffico. Invece troppo spesso sono state
prese decisioni che esulano pesantemente dall’accordo: hanno consegnato le operazioni
militari a un’impresa di mercenari, la Dyn Corp e in più hanno apertamente violato
la nostra sovranità nazionale. Hanno chiuso le acque intorno alla base e impedito
alle navi battenti bandiera ecuadoriana di navigarci. E’ successo perfino che
abbiano distrutto e affondato qualche imbarcazione”.
Mercenari. Il direttore regionale dell’Aldhu non usa mezzi termini: “Gli Usa contattano
compagnie private di soldati o mercenari. Con questo sistema, diminuiscono i rischi
e i controlli dato che a compiere le suddette azioni illegali non sono tecnicamente
militari nordamericani, bensì dipendenti privati. Per usare le parole della congressista
statunitense Jan Schkowsky ‘è un modo per finanziare operazioni militari con il
denaro dei contribuenti senza coinvolgere direttamente lo Stato. Proprio com’è
successo in Vietnam”.
“La più grande compagnia privata di mercenari è la Dyn Corp – continua - che
ha contratti con il governo Usa dalla guerra di Corea (1950-53), per un totale
di oltre 1800 milioni di dollari all’anno. La Dyn Corp opera direttamente anche
in Colombia. Si occupa di due programmi: uno di addestramento di piloti e l’altro
di elicotteristi. E’ anche l’impresa che esegue le
fumigazioni per la distruzione delle coltivazioni illegali di

foglia di coca nel Putumayo ed è la responsabile dell’alterazione del glifosfato
(la sostanza chimica utilizzata nelle fumigazioni) che ha comportato gravi danni
per la salute della popolazione che vive alla frontiera colombo-ecuadoriana. Su
questa questione negli Usa è in corso persino un processo ”.
“Con un contratto di 119milioni di dollari, il governo statunitense ha affidato
alla Dyn Corp l’assistenza nelle basi cosiddette
Fol (Forward Operating Locations), vale a dire basi militari di paesi centro o sud
americani, con le quali gli Usa si accordano sullo stile della Convenzione di
Manta, appellandosi alla guerra al narcotraffico. Questo significa che nello
spazio militare ecuadoriano opera personale militare e civile privato, di varie nazionalità, agli ordini
di una compagnia straniera che ha un ruolo diretto nel conflitto colombiano”.
Conflitto in Colombia. L’Aldhu sottolinea che la gravità della questione sta nel fatto che questi agenti
privati non sono sotto la supervisione di nessuna autorità dell’Ecuador, né esistono
istanze civili o militari che ne regolino la selezione, stabilendone i parametri
di idoneità e ne circoscrivano il tipo di operazione da realizzare in Ecuador.
“L’unica cosa certa – riprende Gustavo Larrea – è che con la privatizzazione della
Base di Manta, l’Ecuador appare direttamente collegato al conflitto colombiano,
per mano di una compagnia che opera qua e là nelle aree di crisi e senza nessun
coordinamento né controllo da parte delle autorità. Qualsiasi coinvolgimento dell’Ecuador
nella guerra in Colombia porterebbe solo dolore e pericolo per i cittadini. Lo
Stato deve intervenire. Ha il dovere di garantire la sicurezza, la sovranità e
la pace. Così stiamo correndo gravi rischi.
Base di Manta e divieto marittimo. L’articolo due del Convenio della Base di Manta stabilisce che il suo unico ed esclusivo proposito è “portare
avanti operazioni aeree di perlustrazione, monitoraggio, rastrellamento e controllo
delle attività illegali di contrabbando aereo di droga”. Per questo è stato autorizzato
l’accesso ad aeronavi, veicoli e navi statunitensi. “Dal 2001 – riprende il direttore
regionale dell’Aldhu – almeno ottanta navi da guerra nordamericane hanno usato
le installazione del Porto di Manta. Non solo. Queste navi, contravvenendo espressamente
a quanto stabilito, hanno attaccato barche civili ecuadoriane, in acque territoriali
dell’Ecuador e internazionali, distruggendole e affondandole. In più hanno imposto
divieti marittimi, appropriandosi di un diritto che spetta esclusivamente alla
Forza Navale dell’Ecuador”.
Appello. Tutto questo trasgredisce quanto previsto. Per questo, in riferimento a quanto
impongono la Costituzione e le leggi della Repubblica, l’Aldhu esorta il Governo
Nazionale e il Congresso a cessare senza appello la
Convenzione firmata il 12 novembre 1999 e pubblicata nel Registro Ufficiale di giovedì 10
dicembre 1999. L’Associazione latinoamericana per i diritti umani riassume in
tre punti i motivi principali:
- Per esser stata sottoscritta illegalmente dal capo del governo, senza l’approvazione
del Congresso nazionale.
- Perché nella Base di Manta opera la Compagnia di mercenari Dyn Corp
- Perché la base è stata usata per operazioni di divieto marittimo, che hanno portato
alla distruzione e all’affondamento di barche battenti bandiera ecuadoriana,
violando la nostra sovranità nazionale.
“Tutto questo – ribadisce il direttore regionale - violando gli articoli 16,
161 e 162 della Costituzione politica dello Stato, l’articolo 3 della legge di
Sicurezza Nazionale, l’articolo 13 del Regolamento generale della legge di Sicurezza
nazionale e l’articolo 2 della Convenzione”.