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La lista della
vergogna. Una commissione nominata dal governo della Repubblica Srpska
(l’entità sub-statuale serba che con la Bosnia-Erzegovina forma la federazione
bosniaca), il 4 ottobre scorso, ha compilato una lista di 19473 serbo-bosniaci.
Non sono persone qualunque: sono i militari e i poliziotti che, nel luglio del
1995, hanno sterminato circa 8mila civili musulmani inermi a Srebrenica. “Il
governo della Repubblica Srpska ha finalmente preso sul serio i propri obblighi
ed ha reso accessibili le informazioni in suo possesso”, ha commentato Paddy
Ashdown, il rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, e ha
aggiunto che “questo rappresenta un serio tentativo di stilare un elenco
esauriente di tutte le persone coinvolte nei crimini di Srebrenica”.
L’ottimismo di Ashdown è giustificato perché è la prima volta, dal 1995, che i
serbi di Bosnia collaborano attivamente a fare chiarezza sul massacro di
Srebrenica. Un eccidio che, negli ambienti serbo-ortodossi più oltranzisti, è
stato in qualche occasione negato. Siamo molto lontani dalla consegna di Karadzic
e Maldic, il mandante e l’organizzatore della strage ancora latitanti, ma la
consegna della lista è un passo importante verso quella giustizia senza la
quale non ci può essere pace.
Eroe o assassino? Il 4 ottobre
scorso è stato un giorno fondamentale nella storia della Croazia. La conferenza
intergovernativa di Lussemburgo tra i 25 membri dell'Unione Europea e il
governo di Zagabria ha dato esito positivo. Possono cominciare a questo punto
i
negoziati per l'adesione della Croazia all'Ue. Non esistevano dei particolari
ostacoli all'ingresso della Croazia, come nel caso della Turchia, ma sul
vertice pesava come un macigno il parere di Carla Del Ponte, il procuratore
capo del Tribunale dell'Aja che indaga sui crimini di guerra e i crimini contro
l'umanità commessi durante la guerra in ex-Jugoslavia. La Del Ponte aveva
spesso accusato il governo di Zagabria di offrire protezione ai criminali di
guerra croati. Il generale Ante Gotovina per esempio. Il generale che, come
recita il mandato di cattura internazionale,”ha partecipato ad un impresa
criminale il cui obiettivo era quello di eliminare con la forza e
permanentemente la popolazione serba dalla regione della Krajina”. Ancora
latitante e, secondo la Del Ponte, protetto dal governo croato. Lo scandalo è
scoppiato
quando, circa un anno fa, è stato ritrovato un passaporto falso utilizzato da
Gotovina per sfuggire alla cattura. Un passaporto ottenuto con la
collaborazione delle autorità croate. Il governo di Zagabria ha sempre negato
ogni responsabilità, ma non è un segreto per nessuno che Gotovina, come accade
in Serbia per Karadizic e Mladic, è considerato un eroe nazionale e nessun
politico ha voluto prendersi la responsabilità di consegnarlo all'Aja. Alla
fine ha prevalso la ragion di Stato e la Croazia ha ritenuto più importante
cominciare le trattative con l'Ue. “Se la Croazia continua a lavorare con una
simile determinazione e intensità sono convinta che tra poco il generale
Gotovina potrà essere trasferito all’Aja” ha detto la Del Ponte, concedendo così
un sostanziale lasciapassare all'inizio dei negoziati. L'avvocato di Gotovina
ha fatto sapere che il suo cliente è pronto a consegnarsi a patto di essere
processato in Croazia e non all'Aja. Questo si vedrà, ma l'impressione è che
adesso Gotovina faticherà a trovare protezioni istituzionali. Magari qualcosa
sta cambiando sul serio nel Balcani.Christian Elia