Il villaggio simbolo della rivolta popolare perde la sua battaglia con il Partito
Scritto per noi da
Alessandro Orrù
Taishi è un piccolo villaggio di duemila anime non lontano dalla
città
di Canton. Le sue recenti vicissitudini avevano fatto pensare che lì
fosse destinato a compiersi il primo
vero e proprio esperimento di democrazia nell'ex Celeste impero. I suoi
abitanti avevano occupato per due mesi le sedi istituzionali del
piccolo paese per chiedere la rimozione del sindaco, il capo di partito
locale accusato di corruzione, ma quando sembrava che si potesse
trovare il modo di destituirlo in maniera legale ecco che i quadri
locali hanno deciso di risolvere la questione "alla vecchia maniera".
Come una favola. Negli
ultimi tempi i cittadini del piccolo villaggio
hanno combattuto contro i tentativi dell'autorità di imporre candidati
per il Comitato di rielezione che fossero favorevoli a mantenere in
carica il sindaco Chen Jinsheng. Secondo la legislazione cinese il Capo
del Comitato del villaggio, carica che ricopre le funzioni del nostro
Sindaco, viene eletto in modo indiretto: non dai cittadini, ma da un
Comitato elettivo. Sette abitanti di Taishi si sono candidati e
nessuno era iscritto al Partito Comunista. Un veterano dell'Esercito di
liberazione popolare, un allevatore, un agricoltore, la moglie di un
maestro elementare, un piccolo commerciante ortofrutticolo: persone
qualunque che hanno ottenuto la maggioranza delle preferenze nella
consultazione organizzata il 16 settembre. Questo faceva presagire che
la carriera del Sindaco Jinsheng fosse ormai giunta al termine perché
il giorno della consultazione del Comitato elettivo era già stata
fissata al sette ottobre. Era a questo punto che tutti coloro che da
fuori avevano seguito la vicenda credevano che fosse in atto un vero e
proprio "esperimento di democrazia", e perfino da Pechino erano
arrivati
numerosi commenti favorevoli.
La fine di un illusione? Dopo pochi giorni i funzionari locali del
partito hanno iniziato a fare pressione sui sette candidati. Il 20
settembre tutti tranne uno avevano rassegnato le dimissioni. Chen
Yinping, la moglie del maestro elementare per esempio, dopo essere
stata eletta ha ricevuto numerose telefonate anonime ed il direttore
della scuola ha minacciato il marito di licenziamento, così ha
rinunciato a far parte del Comitato per "motivi di salute". Wu Zixiong,
che ha ricevuto il maggior numero di voti, non ha ancora annunciato il
suo ritiro ma è stato costretto a lasciare il villaggio e vivere in
clandestinità. Anche coloro che sono stati anche indirettamente
coinvolti nella rivolta pacifica di Taishi hanno dovuto fare i conti
con le autorità: l'attivista politico Guo Feixiong è scomparso dal 13
settembre e nessuno ha più avuto notizie di lui; l'avvocato Ai Xiaoming,
che aveva visitato il villaggio per offrire la sua consulenza legale,
ha subito un'aggressione fisica, mentre invece il taxi della giornalista di Hong
Kong Lui Xin è stato preso
a colpi di spranga da alcuni sconosciuti mentre stava tornando nella vicina
Guangdong City.
Il colpo di grazia.
Le
autorità hanno mobilitato più di cento persone per invalidare la
petizione. Attraverso ricatti,
frodi e corruzione alla fine hanno causato il ritiro di quasi
390 firme: un cittadino rilasciato dalla polizia - tra gli arrestati
per le rivolte dei mesi passati - per ogni 21 firme ritirate.
Le autorità cinesi hanno anche bloccato un forum molto
popolare tra attivisti politici, accademici e giornalisti che aveva
preso molto a cuore le vicende del piccolo villaggio del Guangdong.
Prima tutte le notizie e le discussioni degli utenti relative a ciò che
stava accadendo a Taishi erano state rese inaccessibili. Il
30 settembre poi un lapidario messaggio nella homepage ha annunciato: "Yannan
subirà una verifica dei suoi contenuti. Verrete informati presto della
data di riapertura, ci scusiamo per gli spiacevoli inconvenienti".
Ciò che è avvenuto a Taishi è emblematico. Il governo locale e molti
altri enti territoriali hanno violato in molte occasioni la legge.
Ancora oggi circa una dozzina di contadini rimangono in prigione, ma
forse l'esperimento di democrazia non è totalmente fallito: alcuni
attivisti stanno cercando di raccogliere fondi per la loro assistenza
legale. Intellettuali, accademici e persino alcuni alti quadri di partito si sono
schierati con loro.