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L’impegno diplomatico del finlandese Martti Ahtisaari, quello per il disarmo
nucleare di due politici statunitensi e di un sopravvissuto dell’atomica su Nagasaki,
o la campagna contro la povertà nel terzo mondo di Bono e Bob Geldof. A meno di
(non rare) sorprese, quest’anno il Nobel per la pace – l’annuncio sarà dato venerdì
7 – premierà uno di questi tre sforzi da parte di personaggi molto diversi tra
loro. Ma la graduatoria dei favoriti sulla cifra record di 199 candidati non è
ufficiale, dato che i cinque membri del comitato che assegna il riconoscimento
(e l’annesso assegno da 1,1 milioni di euro) sono tenuti alla segretezza. E c’è
un unico modo per cercare di prevedere in anticipo chi sarà il vincitore: guardare
le quotazioni dei bookmaker che permettono di scommettere anche su questo. Basta tener presente che essere
considerati favoriti rimane solo un’indicazione vaga, nata da un passaparola che
si forma tra gli esperti.
I favoriti. Chi volesse puntare qualche euro dia un’occhiata al sito australiano Centrebet, il primo a lanciare le scommesse sul Nobel. Ahtisaari è quotato a 3. L’organizzazione
Nihon Hidankyo, formata da sopravvissuti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki,
a 4,50. Il senatore americano Richard Lugar e l’ex senatore Sam Nunn a 6,50, le
due rockstar di “Make poverty history” a 11. L’ex presidente finlandese è ritenuto
il favorito numero uno perché ha fatto da mediatore nelle trattative che hanno
portato all’accordo di pace tra l’Indonesia e i ribelli di Aceh, chiudendo così
un conflitto che durava dagli anni Settanta e che ha causato 15mila morti. Ma
sembra essere una delle prime opzioni anche il tema del disarmo nucleare, visto
che due mesi fa c’è stato il sessantesimo anniversario di Hiroshima e Nagasaki
e che anche negli ultimi anniversari “tondi”, nel 1985 e nel 1995, i premi sono
andati a organizzazioni dedicate al disarmo. Ecco quindi che Senji Yamaguchi,
un sopravvissuto dell’atomica su Nagasaki ora 74enne che ha passato la vita a
lottare per la messa al bando degli ordigni nucleari, piace a molti, insieme al
gruppo da lui fondato, Nihon Hidankyo. Ed è in prima fila anche il programma Cooperative Threat Reduction di Lugar e Nunn, impegnati nello smantellamento del vecchio arsenale sovietico
e già nel novero dei favoriti l’anno scorso.
Bono for president. Dopo i premi degli ultimi due anni assegnati all’iraniana Shirin Ebadi e alla
kenyana Wangari Maathai, praticamente sconosciute all’epoca, la maggior parte
degli osservatori crede che questa volta il comitato del Nobel farà una scelta
più classica. Ma se dovessero scegliere la notorietà della campagna, nessuno batterebbe
la candidatura di Bono e Bob Geldof, da anni in prima linea per chiedere la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e regole più eque nel
commercio internazionale. Dati inizialmente a 66 da Centrebet, i due cantanti
hanno visto scendere la loro quota fino a 7, per poi risalire negli ultimi giorni
a 11. Ben piazzate anche le organizzazioni Oxfam e Save the Children, per gli
aiuti portati nelle regioni colpite dallo tsunami del dicembre scorso. Ma volendo
ci si può sbizzarrire tra gli altri candidati. Lo sciita iracheno Alì Al Sistani
è dato a 26, l’ex presidente ceco Vaclav Havel e il presidente ucraino Viktor
Yushchenko a 34, quello georgiano Mikhail Saakashvili a 51, il premier israeliano
Ariel Sharon a 101. Se poi si volesse tentare il colpo che cambia la vita, perché
non puntare tutto su George W. Bush. Il presidente americano, candidato anche
lui, è quotato a 1001.Alessandro Ursic