05/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel sud sciita i britannici si infiltrano nella guerriglia e i ribelli nella polizia?
Soldati GB a BassoraMartedì 4 ottobre a Mathlum, vicino al confine con il territorio saudita, le guardie di frontiera irachene hanno arrestato un gruppo di dieci persone, definite terroristi, assieme alle quali si trovava un cittadino inglese. Le forze britanniche a Bassora hanno confermato la notizia dell’arresto e l’identità dell’uomo, il cui nome è Colin Peter.
Inizialmente non era chiaro se il cittadino inglese fosse un agente infiltrato nella guerriglia, un contractor o una specie di Talebano John, il cittadino Usa arrestato nel 2001 in Afghanistan. Si supponeva che l’arresto del gruppo fosse avvenuto nell’ambito di una delle operazioni di pattugliamento delle aree di confine, volte a contrastare l’ingresso di guerriglieri stranieri in Iraq. Poche ore più tardi, la Bbc batteva la notizia in modo differente, sostenendo che l’uomo fosse un ingeniere arrestato perché in possesso di un visto non valido e che i dieci arrestati insieme a lui fossero iracheni con attrezzature di sorveglianza. Subito dopo il rilascio l’uomo si è presentato ad una conferenza stampa a Najaf dove ha raccontato di lavorare ad un progetto per il trattamento delle acque, senza specificare la sua relazione con gli altri dieci arrestati. Un chiarimento che sembra pensato per evitare il riproporsi della ridda di voci incontrollate, seguite a un altro arresto, quello di due settimane fa, di due britannici in abiti borghesi.
 
Protesta anti britannica a BassoraLe milizie sciite. Dal 2003 ad oggi, il sud dell’Iraq, tra Bassora e Najaf, è stata una delle zone più tranquille nell’esplosivo panorama iracheno. Fino a due settimane fa, quando l’arresto di due militari britannici in borghese ha tolto la coperta sulla situazione della sicurezza in questa parte del Paese. In questi mesi nella regione, prossima al confine con Arabia Saudita e Iran, la sicurezza è stata garantita dalle milizie sciite, come quelle del Mahdi, che fanno capo al religioso Moqtada Sadr, quelle del Badr, legate allo Sciri (il partito islamico filorianiano )e da altri gruppi armati di estrazione salafita. Grazie alla collaborazione con questi gruppi  armati locali, le truppe britanniche sono riuscite a mantenere un certo livello di ordine pubblico e a limitare le perdite di soldati. Negli ultimi mesi però, gli attacchi terroristici hanno iniziato a colpire anche la regione meridionale a maggioranza sciita, con azioni chiaramente mirate a inasprire lo scontro tra sciiti e sunniti.
  I due Britannici liberati
Il mistero dei due britannici. Pochi giorni dopo l’arresto dei due britannici in borghese e la loro rocambolesca liberazione da parte dell’esercito britannico in forze (costata la parziale distruzione del carcere cittadino, l’uccisione di 5 o 9 civili a seconda delle fonti e la fuga di circa 150 detenuti ), le autorità cittadine annunciavano l’interruzione delle relazioni con la potenza occupante e chiedevano la restituzione dei due agenti liberati, oltre a scuse formali e al risarcimento dei danni. Il portavoce della polizia di Bassora nel frattempo, dichiarava che i due “lavoravano per il Mossad” e che pianificavano di “fare esplodere delle bombe in luoghi santi sciiti per provocare violenze confessinali contro i sunniti”. I media britannici hanno oscurato i volti dei due nei telegiornali, e da più parti si è levato i sospetto che non si trattasse realmente di cittadini britannici. Il capo del tribunale antiterrorismo di Bassora, Raghib al Mudhafar, ipotizava dalle armi in loro possesso che si trattasse di canadesi. Mentre Sarah Tejal Dave, che scrive da Bassora per l’Independent, che si trattasse di forze speciali Australiane o Neozelandesi, oppure delle specie di contractors civili, come quelle assoldate dalla Cia.
 
Inchieste. Forse la liberazione violenta dei due si è rivelata necessaria perché erano stati arrestati da membri dell’esercito del Mahdi inflitrati nella polizia. Non un arresto dunque, ma un rapimento. Un’ipotesi che però non spiegherebbe la presenza nella loro auto di armi, esplosivo e attrezzature per la sorveglianza. Non si può nemmeno escludere che stessero indagando in incognito, proprio sulle infiltrazioni di miliziani sciiti nelle fila della Guardia Nazionale irachena. Un problema venuto a galla solo di recente e confermato dal apo della polizia di Bassora, ill quale ha dichiarato di potersi fidaree solo di un quarto dei suoi uomini.
Il comando britannico si è arrogato il diritto di indagare sull’episodio e si è ripromesso di fornire una ricostruzine degli eventi di quel 19 settembre, perché la legge irachena prevede che il personale militare della coalizione sia immune dall’essere perseguito da corti locali, una clausola imposta dalle potenze occupanti. Ma altre due inchieste sono state ugualmente imbastite in parallelo a quella britannica. Ad occuparsene, due commissioni, una sotto il controllo del ministero dell’interno, l’altra direttamente riferente al PM Ibrahim al Jaafari.

Naoki Tomasini

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