Nel sud sciita i britannici si infiltrano nella guerriglia e i ribelli nella polizia?

Martedì 4 ottobre a Mathlum, vicino al confine con il
territorio saudita, le guardie di frontiera irachene hanno arrestato un gruppo
di dieci persone, definite terroristi, assieme alle quali si trovava un
cittadino inglese. Le forze britanniche a Bassora hanno confermato la notizia
dell’arresto e l’identità dell’uomo, il cui nome è Colin Peter.
Inizialmente
non era chiaro se il cittadino inglese fosse un agente infiltrato nella
guerriglia, un contractor o una specie di Talebano John, il cittadino Usa
arrestato nel 2001 in Afghanistan. Si supponeva che l’arresto del gruppo fosse
avvenuto nell’ambito di una delle operazioni di pattugliamento delle aree di confine,
volte a contrastare l’ingresso di guerriglieri stranieri in Iraq. Poche ore più
tardi, la Bbc batteva la notizia in modo differente, sostenendo che l’uomo
fosse un ingeniere arrestato perché in possesso di un visto non valido e che i
dieci arrestati insieme a lui fossero iracheni con attrezzature di
sorveglianza. Subito dopo il rilascio l’uomo si è presentato ad una conferenza
stampa a Najaf dove ha raccontato di lavorare ad un progetto per il trattamento
delle acque, senza specificare la sua relazione con gli altri dieci arrestati.
Un chiarimento che sembra pensato per evitare il riproporsi della ridda di voci
incontrollate, seguite a un altro arresto, quello di due settimane fa, di due
britannici in abiti borghesi.
Le
milizie sciite.
Dal 2003 ad oggi, il sud dell’Iraq, tra
Bassora e Najaf, è stata una delle zone più tranquille nell’esplosivo
panorama
iracheno. Fino a due settimane fa, quando l’arresto di due militari
britannici
in
borghese ha tolto la coperta sulla situazione della sicurezza in questa parte
del
Paese. In questi mesi nella regione, prossima al confine con Arabia
Saudita e
Iran, la sicurezza è stata garantita dalle milizie sciite, come quelle
del
Mahdi, che fanno capo al religioso Moqtada Sadr, quelle del Badr,
legate allo
Sciri (il partito islamico filorianiano )e da altri gruppi armati di
estrazione
salafita. Grazie alla collaborazione con questi gruppi armati locali, le truppe britanniche sono
riuscite a mantenere un certo livello di ordine pubblico e a limitare le
perdite di soldati. Negli ultimi mesi però, gli attacchi terroristici hanno
iniziato a colpire anche la regione meridionale a maggioranza sciita, con azioni
chiaramente mirate a inasprire lo scontro tra sciiti e sunniti.

Il
mistero dei due britannici. Pochi giorni dopo l’arresto dei due
britannici in borghese e la loro rocambolesca liberazione da parte
dell’esercito britannico in forze (costata la parziale distruzione del carcere
cittadino, l’uccisione di 5 o 9 civili a seconda delle fonti e la fuga di circa
150 detenuti ), le autorità cittadine annunciavano l’interruzione delle
relazioni con la potenza occupante e chiedevano la restituzione dei due agenti
liberati, oltre a scuse formali e al risarcimento dei danni. Il portavoce della
polizia di Bassora nel frattempo, dichiarava che i due “lavoravano per il
Mossad” e che pianificavano di “fare esplodere delle bombe in luoghi santi
sciiti per provocare violenze confessinali contro i sunniti”. I media
britannici hanno oscurato i volti dei due nei telegiornali, e da più parti si
è
levato i sospetto che non si trattasse realmente di cittadini britannici. Il
capo del tribunale antiterrorismo di Bassora, Raghib al Mudhafar, ipotizava
dalle armi in loro possesso che si trattasse di canadesi. Mentre Sarah Tejal
Dave, che scrive da Bassora per l’Independent, che si trattasse di forze
speciali Australiane o Neozelandesi, oppure delle specie di contractors civili,
come quelle assoldate dalla Cia.
Inchieste.
Forse la liberazione violenta dei due si è rivelata necessaria perché erano
stati arrestati da membri dell’esercito del Mahdi inflitrati nella polizia. Non
un arresto dunque, ma un rapimento. Un’ipotesi che però non spiegherebbe la
presenza nella loro auto di armi, esplosivo e attrezzature per la sorveglianza.
Non si può nemmeno escludere che stessero indagando in incognito, proprio sulle
infiltrazioni di miliziani sciiti nelle fila della Guardia Nazionale irachena.
Un problema venuto a galla solo di recente e confermato dal apo della polizia
di Bassora, ill quale ha dichiarato di potersi fidaree solo di un quarto dei
suoi uomini.
Il comando britannico si è arrogato il diritto di
indagare sull’episodio e si è ripromesso di fornire una ricostruzine degli
eventi di quel 19 settembre, perché la legge irachena prevede che il personale
militare della coalizione sia immune dall’essere perseguito da corti locali,
una clausola imposta dalle potenze occupanti. Ma altre due inchieste sono state
ugualmente imbastite in parallelo a quella britannica. Ad occuparsene, due
commissioni, una sotto il controllo del ministero dell’interno, l’altra
direttamente riferente al PM Ibrahim al Jaafari.