12/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Michael Moore ha già in mente il seguito di Fahrenheit 9/11
Un film esplosivo sugli ambigui legami tra il presidente e il clan Bin Laden e sulle bugie della guerra al terrorismo, una Palma d’oro al festival di Cannes con vendite di oltre 100 milioni di dollari ai botteghini, la trasmissione del film su una tv via cavo nei giorni prima delle elezioni. Tutto questo non è bastato a Michael Moore per raggiungere il suo obiettivo dichiarato: cacciare George W. Bush dalla Casa Bianca. Che il regista di Fahrenheit 9/11 si sia scoraggiato? Macché, è più combattivo che mai, e intende raddoppiare gli sforzi. Con altri quattro anni di presidenza Bush all’orizzonte ha già in mente il seguito della sua ultima fatica: Fahrenheit 9/11…e mezzo.
 
La notizia è stata data dal Daily Variety, una rivista hollywoodiana. In un’intervista concessa al giornale, Moore ha ammesso che lui e Harvey Weinstein – il boss della Miramax, la casa produttrice dei suoi film – sperano di realizzare nel giro di due-tre anni il nuovo Fahrenheit 9/11 ½ (se già in Italia molti storpiavano il nome del primo film, chissà come andrà con questo).
 
“Il 51 per cento degli americani non è stato sufficientemente informato in queste elezioni, noi vogliamo istruirli e illuminarli”, ha detto Moore al Daily Variety. “A loro non è stata detta la verità. Noi siamo comunicatori ed è nostro compito cominciare a farlo adesso”. Gli argomenti toccati dal seguito del film saranno gli stessi: l’Iraq e il terrorismo la faranno da padrone.
 
Con la rielezione di Bush, insomma, il lavoro al regista di Bowling for Colombine non mancherà di certo. Moore è diventato una figura sempre più centrale nel campo dei democratici. Anche troppo, secondo alcuni esponenti del partito che temono di essere identificati con le idee del regista, uno che negli Stati Uniti è amato da una parte politica e odiato dall’altra.
 
E l’attivismo di Moore è cresciuto in concomitanza con le elezioni. Con l’ausilio di un centinaio di operatori sguinzagliati negli Stati contesi tra Bush e Kerry, il 2 novembre il regista ha seguito da vicino le operazioni di voto, alla ricerca dei tanto temuti brogli. Moore è stato un motivatore alla vigilia dell’Election Day, contribuendo al vasto movimento che ha cercato di invogliare la gente a votare, e dopo la vittoria di Bush si è subito ritagliato un ruolo di consolatore dei tanti attivisti democratici delusi dall’esito del voto.
 
Un ruolo che continua a svolgere e che verosimilmente continuerà a ricoprire per i prossimi quattro anni, cercando di organizzare la riscossa. “Il periodo di lutto ufficiale è finito e c’è un lato positivo: per legge, Bush non può più ricandidarsi”, ha detto nell’intervista a Daily Variety. Già ora, dunque, il regista inizia a pensare alle elezioni del 2008. Quando, col nuovo Fahrenheit 9/11 ½, la temperatura della politica statunitense promette di essere di nuovo rovente.

Alessandro Ursic

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