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E adesso? Il primo e più pressante problema continua a essere il
disarmo degli Hutu, che le autorità congolesi stanno provando a rispedire in
Ruanda ormai da due anni. Il colonnello dell’esercito Mukulu, contattato
telefonicamente da PeaceReporter, non
ha dubbi sulle responsabilità del fallimento: “Sono due anni che proviamo a
raggruppare gli uomini delle Fdlr, e in due occasioni (nel 2003 e 2004) ci siamo
anche riusciti. Ma la Monuc (la missione Onu in Congo) non ci ha mai fornito
assistenza, addirittura sono arrivati a dirci che non hanno i soldi necessari
per pagare la benzina e trasportare i ribelli dal Kivu al confine con il
Ruanda. Ma allora cosa sono venuti a fare?”. I rapporti tra i caschi blu e la
popolazione congolese non sono mai stati facili, ma ultimamente stanno
raggiungendo il livello di guardia. “Siamo stanchi dell’incapacità della Monuc
– continua il colonnello – Se anche stavolta i colloqui falliranno chiederemo
aiuto all’Unione Europea, non abbiamo più fiducia nell’Onu.”
Monuc. La Monuc non accetta le critiche e sostiene di aver sempre
rispettato gli impegni presi. Il portavoce della missione, l’indiano Kemal
Saiki, non ha dubbi: “Dopo che lo scorso marzo le Fdlr hanno rinunciato
ufficialmente alla lotta armata abbiamo organizzato sei campi di raccolta, tre
nel nord e tre nel sud del Kivu. Nei campi i guerriglieri godono della
protezione dei caschi blu e verrebbe loro garantito il trasporto fino al
confine ruandese. Capisco che i ribelli non hanno ancora ricevuto le garanzie
per il rimpatrio richieste dalle autorità ruandesi, ma in un modo o nell’altro
dovranno lasciare il paese.” Un punto su cui tutti sembrano essere d’accordo,
ma come tradurlo nella realtà?
Ribelli
ugandesi. A complicare ancora di più la situazione nell’est
del paese hanno contribuito gli uomini del Lra, 350 dei quali sono sconfinati
in Congo la scorsa settimana. La autorità di Kinshasa hanno lanciato un
ultimatum ai ribelli chiedendo loro di abbandonare il paese, ma difficilmente
faranno seguire l’azione alle parole. Le recenti dichiarazioni del presidente
ugandese Museveni avevano fatto temere il peggio, ma il portavoce dell’esercito
ugandese Shaban Bantariza contattato da PeaceReporter
ha gettato acqua sul fuoco: “Non abbiamo alcuna intenzione di invadere il
Congo. Abbiamo solo offerto assistenza ai nostri vicini nel caso non riescano
a
venire a capo della situazione e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non
intervenga, tutto qui.” Gli attacchi contro i civili in cui gli uomini del Lra
sono specializzati non lasciano comunque presagire nulla di buono. I prossimi
giorni saranno fondamentali per il futuro del processo di pace, messo in forse
per l’ennesima volta. Matteo Fagotto