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Continua l'emergenza in Acre. Gli incendi imperversano. E
l’Amazzonia muore, con
i suoi alberi, le sue piante, i suoi animali, i suoi abitanti. Già
dodici
giorni fa un missionario italiano che da più di 25 anni vive a Rio
Branco,
capitale dello Stato amazzonico, ci raccontava: “Da giorni
il polmone del mondo sta letteralmente asfissiando e si contano già le
prime
vittime: un centinaio di bambini. Le autorità non riescono più a
debellare le
fiamme. E’ un disastro. Neppure i piccoli agricoltori sanno controllare
le
fiamme che arrivano a distruggere le piantagioni di banane, caffè,
riso,
fagioli, arance, pascoli e addirittura le loro case”. Stesso tono
disperato cinque giorni dopo: “La gente qui è molto irritata, vive con
i nervi a fior di pelle. Il carattere acreano sempre
calmo e pacioso sembra risentire negativamente di questa immane
tragedia. Oggi
un vento provvidenziale ha pulito il cielo e la cappa di fumo che
toglieva il
fiato si è dissipata. In compenso la temperatura é salita a 40 gradi.
E’
invivibile. I giornali locali sono pieni di dichiarazioni che
colpevolizzano
per queste migliaia di incendi gli stati vicini: la Rondonia, il
Tocantins, il
Mato Grosso e addirittura la Bolivia e il Perú. E l’Acre? E noi
acreani? Siamo
forse piú innocenti solo perché responsabili di mille dei diecimila
incendi che
hanno devastato l’Amazzonia? Dobbiamo sempre e solo puntare il dito
contro il
vicino di casa?”. Oggi niente è
cambiato, anzi tutto è peggiorato.
Un nuovo appello. “A Sena Madureira, il termometro segna 45 all´ombra e ben 56 al sole. Sono 108
giorni che non piove. La distruzione della foresta continua inesorabile. É terribile.
Gli incendi sono
migliaia di migliaia”. Questa volta a ribadire
l’appello è frei Ettore Turrini, che dirige una comunità nel cuore della foresta.
“Il fuoco é trasportato dal vento fra le braccia della
foresta che ancora resta. E
nonostante tutto continua imperterrita la fila dei camion
che trasportano tronchi di alberi secolari. I fiumi stanno seccando a
velocità record. E’ un dramma. Negli ultimi 38 anni l’Amazzonia
ha perso circa 45 miliardi di alberi, 1.200 milioni di
uccelli, 41 milioni di scimmie e 117 milioni di altri mammiferi. Anche la
nostra fondazione Amigos da Amazônia é
stata colpita al cuore, dato che sono
tre giorni che stiamo tentando di
domare il fuoco che arriva dalle proprietá vicine, le quali appiccano
incendi
dolosamente al
solo fine di lucro – racconta - E le fiamme si spargono in
ogni dove, invadendo le terre circostanti. Nel Simposio Mariologico col
teologo frei Clodovis Boff, abbiamo discusso proprio di questo disastro
ecologico, e anche solo parlare
era un problema. L’aria è talmente contaminata dal fumo da
essere diventato insostenibile. E
questo da molti giorni ormai. Migliaia di bambini e di anziani sono
indeboliti da malattie
polmonari, e sempre più piccini stanno morendo. Per questo, sia nel
Simposio, sia nel Coordinamento delle Sante Missioni Popolari, abbiamo
deciso di chiedere
aiuti per finirla con questa corsa alla morte".
Ma guardiamo più da
vicino il polmone del mondo. Secondo
i dati riportati da GreenPeace, la foresta pluviale che si estende per
gran
parte in Brasile, diramandosi però in Guyana, Venezuela, Colombia,
Ecuador,
Perù, Bolivia, Suriname e Guyana francese, è l'ecosistema più ricco del
pianeta. Ospita circa 60.000 specie di piante, 1.000 di
uccelli e oltre 300 specie di mammiferi. Il suo
fiume principale, il Rio
delle Amazzoni, contiene 2.000
specie di pesci d'acqua
dolce,oltre a mammiferi acquatici come il delfino rosa e la lontra
gigante. La
Foresta Amazzonica è patria di 20 milioni di persone, tra cui 180.000
amerindi
e molti cabocli - tradizionali abitanti della foresta, discendenti da
amerindi e portoghesi. Queste popolazioni contano sulla foresta per
sopravvivere: essa assicura loro cibo,
riparo, medicine e svolge un ruolo importantissimo anche per la loro
vita spirituale.
Non solo legno. Ma l’Amazzonia è insostituibile anche per le sue riserve
d’acqua. Sempre GreenPeace dichiara che un quinto dell’acqua dolce del mondo
scorre nei suoi fiumi, facendone la maggior riserva mondiale. Il Rio delle
Amazzoni è infatti il più lungo del pianeta: 6.868 chilometri, pari alla
distanza fra Berlino e New York. Si incontrano più specie di piante in un
ettaro di foresta amazzonica che in tutto il continente europeo, facendone
l’angolo più ricco in biodiversità. Non solo. Vista l’immensa varietà di
alberi, di animali e di vegetali che ci vivono, per gran parte rimane tuttora
sconosciuta, meta di studiosi e scienziati provenienti da ogni dove. Stella Spinelli