Nel pomeriggio di lunedì 3 ottobre, un gruppo di poliziotti palestinesi ha fatto
irruzione nella sede del Parlamento dell’Anp a Gaza city, per protestare contro
le condizioni in cui la polizia si trova a fronteggiare le frange armate di Hamas:
uno scontro cruciale per il nascituro stato palestinese.
La protesta, sostenuta all’esterno dell’edificio da centinaia di altri ufficiali,
segue di un giorno l’ennesima battaglia tra militanti di Hamas e forze della polizia
Anp, da quando Israele ha lasciato la Striscia di Gaza e delegato il controllo
del territorio alle forze di polizia locale. Negli scontri di domenica, in cui
i militanti di Hamas hanno sparato con fucili, razzi, granate e bombe a mano,
hanno perso la vita due civili e un comandante della polizia e altre cinquanta
persone sono rimaste ferite.
Poliziotti male armati. I tentativi portati avanti finora di disarmare i gruppi militanti sembrano lontani
dall’aver successo. Hamas in particolare non ha rispettato il divieto di portare
armi per strada e sembra disporre di un ingente arsenale. Di contro, la polizia
palestinese è ancora male organizzata e soprattutto male equipaggiata.
“Ieri non avevamo proiettili a sufficienza” ha raccontato uno dei poliziotti,
“Il nostro comandante è morto davanti ai nostri occhi”. Domenica l’Autorità palestinese
aveva appena aumentato il numero degli effettivi nelle forze di polizia di Gaza.
Lo scontro a fuoco è iniziato mentre i palestinesi in divisa tentavano di fare
rispettare il bando delle armi, che Hamas non accetta perché non intende abbandonare
la lotta armata contro Israele. L’organizzazione islamica ha rifiutato la ricostruzione
fornita dall’Anp, sostenendo che la polizia stava tentando di arrestare Mohamed
Rantisi, figlio del capo di Hamas ucciso nel 2004 da un raid israeliano.
Sfiduciati. Al momento dell’irruzione, in Parlamento si discuteva della sicurezza nella
Striscia, ed era appena stata votata una mozione di parziale sfiducia verso Abu
Mazen. Il presidente palestinese, che ha dovuto incassare un voto contrario per
non essere riuscito a fare rispettare la tregua con Israele e a prendere il controllo
della Sicurezza nella Striscia di Gaza, dovrà nominare un nuovo esecutivo entro
due settimane.
Il Premier Abu Ala rimarrà al suo posto, ma avrà l’autorità di silurare tutti
quegli ufficiali della sicurezza che non sono stati all’altezza. Nasri Youssef,
il ministro dell’Interno palestinese, ha accusato Hamas, dichiarando che l’organizzazione
“Porta la piena responsabilità di queste gravi violazioni della legge e sta giocando
con il sangue della gente” e ha concluso dicendosi determinato a “realizzare i
nostri piani per portare ordine e legalità. Non lasceremo che nessuno sia al di
sopra della legge.”
Lo spettro della guerra civile. Lo scontro interno, tra Hamas e l’Autorità Nazionale, rischia di condurre la
Striscia di Gaza verso una guerra civile. Episodi sintomatici della frattura interna
alla politica palestinese si erano verificati già all’indomani del disimpegno
da Gaza e si sono acuiti anche a causa dello slittamento delle elezioni parlamentari
(rimandate a gennaio) a cui Hamas contava di partecipare sventolando il disimpegno
di Israele come una vittoria militare.
Sharon, anche in occasione delle elezioni amministrative di domenica, ha negato
(riferendosi agli accordi di Oslo) che le organizzazioni militari potessero prendervi
legittimamente parte e, nel tentativo di appoggiare Abu Mazen, ha lanciato nelle
ultime due settimane una serie di raid in Cisgiordania e a Gaza che hanno portato
all’arresto di circa 500 militanti di Hamas e della Jihad Islamica. Questa mossa
ha dato però il destro alle formazioni militanti per attaccare la corruzione del
presidente Mazen, accusandolo di scendere a patti col nemico. Dal canto suo, l’Anp
ha recentemente smentito l’organizzazione islamica che accusava Israele di due
esplosioni, avvenute in una manifestazione e in un laboratorio a Gaza, per coprire
dei propri errori.
Tra due fuochi. Hamas sta alzando il tiro, come evidenziato pochi giorni fa dal video di Sasson
Nuriel, il colono rapito e ucciso perchè accusato di essere un agente dello Shin
Beth: il servizio segreto interno israeliano. Hamas vuole il fallimento di qualunque
accordo tra Sharon e Abu Mazen, mentre Sharon, che sabato ha annunciato una sospensione
dei raid su Gaza, da un lato fa pressione sul presidente palestinese perché combatta
i terroristi, mentre dall’altro, negando il riconoscimeto ad Hamas, pone le basi
per un fallimento di Abu Mazen che gli darebbe via libera per archiviare la Road
Map e lanciare nuove azioni unilaterali in Cisgiordania.