04/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel 1975 il Marocco occupava il Sahara Occidentale. Non è cambiato nulla
Domani, 5 ottobre 2005, sarà celebrata la Giornata europea di digiuno in solidarietà con le vittime della repressione nei territori occupati del Sahara Occidentale. Non è una celebrazione qualunque: i rappresentanti del popolo Saharawi (il popolo che abita il Sahara Occidentale) in Italia chiedono una dimostrazione di solidarietà per i 37 detenuti politici saharawi rinchiusi nelle carceri marocchine che hanno cominciato, il 9 agosto scorso, uno sciopero della fame a tempo indeterminato.

campo profughi dei saharawi in algeriaUna lunga storia. I detenuti in sciopero della fame sono solo alcuni tra quelli arrestati dal 21 maggio 2005 in poi quando, dopo un periodo di relativa calma, sono ricominciati gli incidenti e le violenze tra la polizia marocchina e i dimostranti saharawi. Piccoli e grandi incidenti hanno cominciato a ripetersi con una certa frequenza, anche se la protesta dei Saharawi non ha mai dato vita ad azioni armate. Le strade di El Aioun, di Dakhla e delle altre principali città del Sahara occupato sono tornate a riempirsi, come non succedeva da anni, di manifestanti Saharawi che chiedono il rispetto dei diritti umani da parte delle forze marocchine, la verità sulla sorte dei tanti prigionieri politici saharawi scomparsi nel nulla e la fine di un'occupazione militare che dura da troppo tempo. Tutte le manifestazioni sono state brutalmente represse e, in più di un'occasione, nessuno a potuto documentare le brutalità commesse dalla polizia perchè tanti giornalisti sono stati espulsi e ad altri è stato negato il visto.

rottami di un caccia marocchino abbattuto dalla contraerea saharawiAnniversario triste. La manifestazione di domani è quindi correlata agli ultimi episodi di cronaca, ma è impossibile non leggere un richiamo al triste anniversario che si celebra in questi giorni sulla pelle dei Saharawi. Tutto ha avuto inizio nell'ottobre del 1975. Giusto trent'anni fa. Il Sahara Occidentale era una colonia della Spagna, ma il regime fascista di Franco era al tramonto. Gli spagnoli abbandonano il territorio senza fare chiarezza sullo status futuro dello stesso. Il Marocco, che da anni avanza rivendicazioni territoriali sul Sahara Occidentale, decide di passare all'azione e organizza una marcia, passata alla storia coma la Marcia Verde, con la quale migliaia di marocchini occupano la terra dei Saharawi. Migliaia di famiglie abbandonano le loro case e attraversano a piedi, sotto le bombe dell'aviazione marocchine, il deserto del Sahara rifugiandosi nei campi profughi in Algeria. Dove vivono ancora, da trent'anni, in condizioni di disperazione assoluta. I Saharawi organizzano anche una forma di guerriglia armata con il Fronte Polisario, formazione politico-militare che con rapide incursioni dietro le linee marocchine riusciva a ottenere buoni risultati. Il Marocco però è riuscito a disinnescare la tattica del Polisario costruendo un muro che protegge dalle incursioni saharawi i territori occupati dal Marocco. E anche quel muro è ancora là.

murales che celebra le vittime della repressione marocchinaIl fallimento della diplomazia. Negli anni Novanta le Nazioni Unite, con la missione per il Sahara Occidentale chiamata MINURSO, concordano una tregua tra le parti. La proposta di pace si basa sul referendum al quale sarà chiamata la popolazione residente in Sahara Occidentale che deciderà tra l'indipendenza e una forte autonomia. Il problema è che, in prossimità di ogni data fissata dalla comunità internazionale, il Marocco altera gli equilibri demografici della regione trasferendo migliaia di marocchini in Sahara Occidentale e questo renderebbe insignificante il risultato del voto. Le Nazioni Unite rinviano quindi la data del referendum e la popolazione saharawi è sempre più disperata. In tre anni sono ben tre gli inviati speciali nominati dall'Onu per il Sahara Occidentale. Ogni volta che cambia il responsabile delle trattative si deve ricominciare tutto da zero. Dopo James Baker III è venuto Alvaro de Soto, dopo de Soto è il turno di Francesco Bastagli. Cambiano i nomi, ma non il risultato: un perenne rinvio. Questa perenne dilatazione dei tempi della burocrazia, mentre continuano le violenze dei marocchini nei territori occupati e lo sfruttamento delle risorse del popolo Saharawi da parte del Marocco, ha portato al ritorno delle proteste e della violenza. Per questa indifferenza domani i Saharawi tornano in piazza, per far sentire la loro voce.

Christian Elia

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