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Una lunga storia. I
detenuti in sciopero della fame sono solo alcuni tra quelli arrestati
dal 21 maggio 2005 in poi quando, dopo un periodo di relativa calma,
sono ricominciati gli incidenti e le violenze tra la polizia
marocchina e i dimostranti saharawi. Piccoli e grandi incidenti hanno
cominciato a ripetersi con una certa frequenza, anche se la protesta
dei Saharawi non ha mai dato vita ad azioni armate. Le strade di El
Aioun, di Dakhla e delle altre principali città del Sahara
occupato sono tornate a riempirsi,
come non succedeva da anni, di manifestanti Saharawi che chiedono il
rispetto dei diritti umani da parte delle forze marocchine, la verità
sulla sorte dei tanti prigionieri politici saharawi scomparsi nel nulla
e la fine
di un'occupazione militare che dura da troppo tempo. Tutte le
manifestazioni sono state brutalmente represse e, in più di
un'occasione, nessuno a potuto documentare le brutalità
commesse dalla polizia perchè tanti giornalisti sono stati
espulsi e ad altri è stato negato il visto.
Anniversario triste. La
manifestazione di domani è quindi correlata agli ultimi
episodi di cronaca, ma è impossibile non leggere un richiamo
al triste anniversario che si celebra in questi giorni sulla pelle
dei Saharawi. Tutto ha avuto inizio nell'ottobre del 1975.
Giusto trent'anni fa. Il Sahara Occidentale era una colonia della
Spagna, ma il regime fascista di Franco era al tramonto. Gli spagnoli
abbandonano il territorio senza fare chiarezza sullo status futuro
dello stesso. Il Marocco, che da anni avanza rivendicazioni
territoriali sul Sahara Occidentale, decide di passare all'azione e
organizza una marcia, passata alla storia coma la Marcia Verde, con
la quale migliaia di marocchini occupano la terra dei Saharawi.
Migliaia di famiglie abbandonano le loro case e attraversano a piedi,
sotto le bombe dell'aviazione marocchine, il deserto del Sahara
rifugiandosi nei campi profughi in Algeria. Dove vivono ancora, da
trent'anni, in condizioni di disperazione assoluta. I Saharawi
organizzano anche una forma di guerriglia armata con il Fronte
Polisario, formazione politico-militare che con rapide incursioni
dietro le linee marocchine riusciva a ottenere buoni risultati. Il
Marocco però è riuscito a disinnescare la tattica del
Polisario costruendo un muro che protegge dalle incursioni saharawi i
territori occupati dal Marocco. E anche quel muro è ancora là.
Il fallimento della diplomazia.
Negli anni Novanta le Nazioni
Unite, con la missione per il Sahara Occidentale chiamata MINURSO,
concordano una tregua tra le parti. La proposta di pace si basa sul
referendum al quale sarà chiamata la popolazione residente in
Sahara Occidentale che deciderà tra l'indipendenza e una forte
autonomia. Il problema è che, in prossimità di ogni
data fissata dalla comunità internazionale, il Marocco altera
gli equilibri demografici della regione trasferendo migliaia di
marocchini in Sahara Occidentale e questo renderebbe insignificante
il risultato del voto. Le Nazioni Unite rinviano quindi la data del
referendum e la popolazione saharawi è sempre più
disperata. In tre anni sono ben tre gli inviati speciali nominati
dall'Onu per il Sahara Occidentale. Ogni volta che cambia il
responsabile delle trattative si deve ricominciare tutto da zero.
Dopo James Baker III è venuto Alvaro de Soto, dopo de Soto è
il turno di Francesco Bastagli. Cambiano i nomi, ma non il risultato:
un perenne rinvio. Questa perenne dilatazione dei tempi della
burocrazia, mentre continuano le violenze dei marocchini nei
territori occupati e lo sfruttamento delle risorse del popolo
Saharawi da parte del Marocco, ha portato al ritorno delle proteste e
della violenza. Per questa indifferenza domani i Saharawi tornano in
piazza, per far sentire la loro voce.Christian Elia