04/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Esistono altre Guantanamo e Abu Ghraib. In Indonesia per esempio

“Di mattina venivo picchiato da due uomini e di sera da una guardia. Mi colpivano con un bastone di legno o la canna del fucile, e mi esercitoprendevano a calci. Le torture durarono per tre giorni e tre notti e ci venne fatto anche l’elettro shock”. Con questa durissima testimonianza inizia il rapporto sulle torture in Indonesia di Human rights watch . A parlare è uno dei 35 prigionieri di una guerra dimenticata, il sedicenne Sopyani della martoriata provincia dell’Aceh, appendice settentrionale dell’Arcipelago. Qui dal 1976 si scontrano l’esercito governativo e i guerriglieri del Movimento per l’Aceh libero (Gam).

Sopyani sta scontando una condanna di tre anni in una prigione di Giava. L’accusa è di “tradimento”- “makar” in indonesiano - un termine assai vago con cui vengono detenuti decine di abitanti dell’Aceh.. I prigionieri sono dietro le sbarre perché sospettati di aver appoggiato il Gam, benché paradossalmente questo non costituisca un crimine secondo la legge indonesiana. L’inchiesta di Hrw non vuole stabilire l’innocenza o la colpevolezza di queste persone, ma segnalare i frequenti casi di tortura, arresti arbitrari e processi non equi a danno degli acenesi. “L’uso di maltrattamenti compromette la validità di ogni confessione ottenuta dai prigionieri”, si legge nel rapporto.

La situazione in Aceh è peggiorata dal 19 maggio 2003, quando il governo centrale impose la legge marziale e decretò lo stato d’emergenza, attribuendo all’esercito il pieno controllo della regione e l’autorità di detenere i sospetti fino a settanta giorni. Dopo un anno, nel maggio scorso, lo stato d’emergenza militare è stato sostituito da quello d’emergenza civile che ha trasferito alla polizia  pieni poteri, ma le cose non sono cambiate. In sedici mesi sono stati compiuti duemila arresti e oggi l’accesoo alla provincia è vietato a giornalisti, ong e osservatori stranieri.

I carcerati sono tutti uomini e tra loro ci sono anche alcuni minorenni e due guerriglieri bambini. Un ragazzo, che aveva diciassette anni quando fu imprigionato, racconta: “Fui arrestato da soldati della Marina a mezzanotte del 28 giugno 2003. Dieci marine entrarono in casa mia e bloccarono la porta. Mi bendarono e mi portarono in un luogo sconosciuto. Mi risvegliai nella loro base militare e di notte venni torturato. Mi interrogarono su un incendio doloso e su altri fatti riguardanti il Gam. Dissi che non sapevo nulla, ma continuarono ad accusarmi di essere un ribelle. Abusarono di me, avevo lividi su tutto il corpo e persi conoscenza. Non mi davano la possibilità di spiegare, dovevo rispondere solo ‘si’ o ‘no’. Cercavo di parlare, ma loro continuavano a colpirmi, fino a quando confessai”.

E pensare che il Kopassus, la forza speciale indonesiana accusata di diversi maltrattamenti, aveva condannato gli abusi da parte dei militari statunitensi nella prigione irachena di Abu Ghraib: “E’ ironico che torture e violenze sessuali siano state commesse dall’esercito di un Paese che si dice sempre guardiano dei diritti umani nel mondo”, aveva detto un portavoce dell’unità militare. “Mi legarono le mani e coprirono gli occhi”, dice un uomo prelevato dal suo villaggio nel giugno 2003. “Mi colpirono ripetutamente su tutto il corpo, mi fecero l’elettroshock e abusarono di me. Le persone che mi picchiarono erano circa cinquanta. Indossavano l’uniforme ed erano dell’unità Kopassus ”.

Le isole indonesiane, dunque, come Guantanamo. Dopo l’imposizione della legge marziale, il governo annunciò di voler usare Nasi Island, al largo della costa acenese, come centro di detenzione dei membri del Gam. “In realtà – scrive Hrw – l’Indonesia ha una lunga storia di utilizzo di centinaia di isole come prigioni. Nell’isola di Buru finirono i prigionieri politici dopo il colpo di stato del dittatore Suharto (1965). Atauro fu colonia penale per i timorensi, dopo che l’Indonesia invase Timor Est nel ’75.” Nel genn io 2004, però, molti detenuti acenesi sono stati trasferiti a Giava su decisione del ministero degli Esteri per sovraffollamento delle prigioni in Aceh.

cartinaNessun prigioniero ha finora avuto diritto a una difesa legale e a un processo equo. Il sistema giudiziario indonesiano è tra i più corrotti al mondo. Spesso i detenuti riescono a ottenere il rilascio solo pagando tangenti agli uomini della sicurezza. In questo clima di paura sono già decine di migliaia i civili che hanno lasciato le loro case, anche se l’Esercito ne ha già rispediti in Aceh una gran parte. “Anche il Gam – si legge nell’ultimo rapporto di Amnesty - si è reso responsabile di abusi dei diritti umani, tra cui rapimenti. Si ritiene che circa 150 persone siano state rapite dai guerriglieri dopo maggio, compresi funzionari governativi locali e giornalisti”.

Hrw spera nel nuovo Esecutivo e chiede al neo-premier eletto a settembre, l’ex generale Susilo Yudhoyono, di porre fine alle torture e di avviare indagini trasparenti. Attualmente in Aceh 45mila soldati indonesiani combattono, con l’appoggio degli Stati Uniti, contro circa 5mila guerriglieri. In 26 anni di guerra sono morte oltre 10mila persone. Alla base della massiccia offensiva del governo vi è l’importanza economica dell’Aceh. Il protocollo d’intesa, firmato a Ginevra nel dicembre 2002 e poi fallito, prevedeva infatti la formazione di un governo autonomo nella provincia e il trasferimento a quest’ultimo del 70 per cento delle risorse di gas naturale. La penisola indonesiana ha anche un ruolo strategico: attraverso i suoi porti passano i traffici che vanno dall’Oceano Indiano a Singapore.

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