02/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un diario a molte voci, manifestolibri editore, 2005
scritto per noi da
Paolo Lezziero
 
“Un diario a molte voci”, riporta annotazioni e vivaci o tragiche impressioni dei primi dodici coraggiosi pacifisti italiani e canadesi che si opposero come scudi umani all’imminente guerra delle “democrazie” americana e inglese in Iraq, nel febbraio 2003, facendo un  viaggio da Roma a Bagdad. Opporre i petti a una guerra già decisa, non contro il nemico, come la retorica del Risorgimento, ma come forma di protesta e contenimento psicologico. Altro scelte non c’erano, di fronte alla determinazione di Bush e Blair contro il cattivo Saddam che aveva nascosto armi e voleva tenersi il suo petrolio.
 
la copertina del libro“Scudi umani a Bagdad”, edito da Manifestolibri ,2005, è il volume  che illustra le diverse esperienze vissute  in Iraq da centinaia di persone provenienti  da tutto il mondo, di altre culture  ma simili nella determinazione  di fermare la guerra incombente.
Chi erano? Gente comune, insegnanti, medici, imprenditori, agronomi, genitori, nonni e ragazzi, perché “è importante parlare, ma è fondamentale fare e ognuno, se vuole, può fare qualcosa”.
“ Sono andata in Iraq perché sono una nonna, scrive Roberta S.Taman, canadese. Volevo che i miei figli e i miei nipoti sapessero che, in circostanze serie come quelle di una guerra, il governo ha il dovere di comportarsi in modo serio e i cittadini hanno il dovere di garantirsi che sia così. ..Non siamo privi di potere davanti ad azioni che noi riteniamo ingiuste.”
A Bagdad gli italiani, che provengono da Milano, da Anzio, da Mantova, da Trieste, da Torino, trovano centinaia di volontari di altri paesi. Maria, che, dice di sé, è una studentessa qualsiasi, scopre che Bagdad è popolata di tantissimi bambini, che sanno già, malgrado la poca esperienza vissuta, che cos’è una guerra e le malformazioni dovute agli effetti dell’uranio impoverito, perché “il male delle guerre passate non passa inosservato, un male che si chiama cancro, leucemia, organi smisurati, cuori grandi per accogliere tanto male.”
 
scudi umani inglesi durante una manifestazioneMarino Andolina, un pediatra che cura e si porta anche all’ospedale di Trieste i bambini iracheni ammalati di leucemia, con esperienze di guerra nei Balcani, in Armenia, in Afghanistan, in Libano, parla della  “noia dell’attesa della prima azione di guerra". In posizione confortevole all’Hotel Al Safeer coccolati dal signor Baghdadi, responsabile governativo, che pareva volesse viziarci come studentelli in gita scolastica ( o come agnelli da ingrassare prima del sacrificio?), questo aumentava il senso di frustrazione”. E di paura. “ Uno si annoia per giorni e poi un colpo di cui non sente neanche il rumore gli stacca la testa.”
C’è poi la figura di Osvaldo Vidi, un sessantenne dalla zazzera bianca, la cui vita prima di partire per Bagdad “ iniziava e finiva sotto i portici di via Po, a Torino, dove gestiva un banchetto di libri nuovi e usati per studenti senza quattrini. Oggi è un militante a tempo pieno, in trincea per l’emancipazione degli oppressi.”
E Ignacio, giovane sociologo spagnolo che lavora in  Brasile, “ il suo furore nei confronti della guerra  imminente era pari  alle secche riflessioni che lasciavano poco spazio alle repliche.”
Sono tanti gli episodi riassunti e tanti i personaggi straordinari che partono all’avventura senza calcoli e speranze di tornaconti personali. E’ gente generosa che vuol dare un esempio di “non” accettazione supina e vigliacca.
Iniziata la guerra, caduto lo scopo della loro presenza cominciano i “ritorni” da un’avventura che ha arricchito interiormente ognuno di loro, rendendoli ancora più determinati contro ogni conflitto in armi, constata la situazione reale di un paese già povero e pieno di fame e di malattie dopo anni di embargo americano.
 
soldati usa posano a baghdadIl primo è quello descritto da Rodolfo Tucci, la grande manifestazione per la pace era passata da tre giorni…” e il nostro teatrino, avuta la sua piccola( e inutile) ribalta, aveva spento i riflettori lasciando tutti in una attesa inquietante.” E lascia Bagdad, con tristezza, mentre altri “scudi” stanno arrivando…”perché il lavoro, ( a casa) qualcuno lo deve pur fare, i soldi sono sempre meno perché qui non ci sono bancomat, e la nostra missione non ha sponsor…”
E i ritorni ormai si susseguono: quello di Marino e di Enrico, e i “ Ricordi” di Alfredo Benedetti, “emozionato quando mette piede in Mesopotamia, ricordo dei miei studi elementari,…quando vivevo la storia come racconto fantastico, molto ben narrato dal “ mio maestro”.
Naturalmente, come tutti gli avvenimenti che fanno risonanza, arriva la Tv. E loro, che hanno rischiato, diventano” Le comparse “, come scrive Mario Andolina, perché come“medico triestino, scudo umano, espulso da Bagdad”, faceva audience. Questo fa gioco ai giornali di destra, “ cattivi iracheni, buono italiano”. Questi cattivi servizi  però si rivelarono utili alla causa, perché facevano uscire la storia del medico ma anche tutte le altre e la situazione dell’Iraq in guerra.” Qual è il ricordo che conserva della sua missione?”, gli domandano quasi sempre: “ Gli occhi di un  bambino iracheno che supplicava il nostro aiuto”. E quando ad una trasmissione  di Rai 3 gestita da cattolici, sul tema degli aiuti umanitari, alla domanda “ tornerà in Iraq?”, “ mai, risponde Andolina, oggi un intervento umanitario rappresenterebbe una foglia di fico sulla politica guerrafondaia dell’Italia. Mandare volontari giustificherebbe l’invio di Carabinieri per proteggerli.” Come Nassirya ha poi confermato.
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Iraq
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