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La forza della
disperazione. Il confine tra Spagna e Marocco è quello geografico dello Stretto di
Gibilterra, ma in territorio africano il regno spagnolo conserva da millenni le
due città. Il Marocco, nel 2002, ha chiesto ufficialmente davanti all’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite la restituzione della sovranità sulle due enclavi,
ma per adesso non c’è nessuna novità.
Così lontano così
vicino. L’opzione Ceuta e
Melilla è diventata la più battuta ultimamente dalle migliaia di persone
provenienti dal Marocco e dall’Africa sub-sahariana che arrivano sulla costa
nel tentativo di raggiungere l’Europa e di sfuggire alla fame e alle guerre che
affliggono il continente africano. Il mare, tradizionale via di fuga per i
migranti, diventa sempre più un inferno. Sono quotidiani i viaggi di
imbarcazioni inadeguate che, dal Marocco o dalla Libia, tentano di raggiungere
rispettivamente le coste spagnole e siciliane. Ma ogni giorno i viaggi sulle
carrette del mare diventano più pericolosi e i trafficanti si fanno sempre meno
scrupoli. Sono centinaia le morti che, nell’indifferenza generale, vengono
segnalate nel tentativo di raggiungere le coste europee via mare. La soluzione
di scavalcare le reti di recinzione di Ceuta e Melilla pare quindi la meno
rischiosa, ma la Spagna ha da tempo adottato la linea dura con quelli che prima
che esseri umani considera ‘clandestini’. Il governo di Madrid copre di denaro il
Marocco per ottenere una più proficua collaborazione nella lotta
all’immigrazione. I fondi spagnoli vengono utilizzati, come spesso è stato
raccontato da migranti che alla fine sono riusciti a raggiungere l’Europa, per
vere e proprie spedizioni punitive delle forze dell’ordine marocchine nei
boschi attorno a Ceuta e Melilla. Entrambe le enclavi sono circondate da una
rete. I fondi per queste costruzioni sono dell’Unione Europea.
Deficit
democratico. Questo non è un aspetto secondario. L’Unione
Europea preme sempre più su Spagna e Italia, le frontiere meridionali
dell’Europa, per inasprire i controlli alle rispettive frontiere, ritenute a
Bruxelles troppo permeabili. Le misure legislative anti-terrorismo hanno
agevolato l’applicazione di misure restrittive che, in palese violazione di
tutte le convenzioni internazionali per i diritti umani, riducono a zero le
misure di accoglienza. Questo rende ‘accettabile’ che la polizia di frontiera
spagnola spari su civili inermi che tentano di entrare in Europa. Infatti, anche
nei rari casi nei quali i migranti
riescono, a rischio della vita, ad arrivare sulle coste italiane o spagnole, li
attendono detenzione e mancanza di assistenza legale. Le reti di Ceuta e
Melilla diventano quindi un simbolo di una distanza che non si riesce a colmare
tra la disperazione di milioni di persone e il benessere europeo. Anche se
quella distanza è solo una rete di recinzione.Christian Elia