18/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Marce, scioperi, manifestazioni: la protesta dei boliviani, vicini alla crisi
 
Scritto per noi
da Giovanna Vitriano
 
Una delle tante marce dei boliviani (dal sito Selvas.org)
Qualche mese fa, nel corso di un'intervista televisiva, il consulente agli idrocarburi dell'ex presidente Carlos Mesa, Francesco Zaratti, di chiare origini italiane, ha dichiarato: "Vivo da 32 anni in Boliva ma non è la prima volta che ci  troviamo in situazioni così critiche (il riferimento è alle mobilitazioni in Sucre dello scorso giugno, ndr). Quello che ho imparato è che qui in Bolivia si arriva sempre sul bordo del precipizio, e chi è al bordo del precipizio fa un mezzo giro indietro per riflettere. Finché non c'è una situazione veramente disperata, nessuno cede per trovare una soluzione". 
 
Modus operandi. Sono sue parole testuali, pronunciate anche in italiano, quindi senza nessun difetto di traduzione. In poche parole e per essere chiari, i boliviani amano far teatro, amano fare marce e manifestazioni, non ci pensano due volte a far confusione nelle strade del paese, tanto poi finisce tutto con un dietro front.
Crediamo che non sia proprio così. Perché le forme di dissenso in Bolivia costano care, qualunque sia la prescelta per la causa in corso. Ci sono i blocchi e le manifestazioni, ci sono le marce e gli scioperi della fame, tutte attività che hanno una loro ragion d'essere e un loro prezzo, in genere altissimo.
 
In marcia per protesta. Ultimamente si parla delle marce. Le marce in Bolivia non somigliano nemmeno lontanamente a quelle che facciamo in questa parte di mondo (tipo la Perugia-Assisi): sono centinaia di chilometri fatti a piedi sotto il sole accecante delle Ande, che ti brucia il volto e ti lascia segni indelebili, vivendo in strada giorni e notti (e lì la notte fa freddo) senza alcun comfort, niente tende o sacchi a pelo, niente scorte di acqua potabile o assistenza della Protezione Civile. C'è gente che muore durante le marce, che muore di stenti.
 
Una manifestazione boliviana (dal sito Selvas.org)Manifestazioni e scioperi. Poi ci sono le manifestazioni. Centinaia di migliaia di persone che inondano le strade principali di La Paz. I contadini abbandonando i campi, i commercianti chiudono i negozi, esponendosi ai lacrimogeni e ai proiettili di gomma (di solito, però, sono veri), affrontando la certezza di arresti di massa.
Poi, gli scioperi della fame. Pur non essendo una pratica molto diffusa (da quelle parti il rapporto con il cibo è già precario di per sé, e uno sciopero della fame, nella pratica,  non è poi questa gran novità), negli ultimi anni ha registrato un minimo incremento: si suppone che sia per l'attenzione ottenuta dai mass-media. Un po' come è avvenuto nell'isola di Haiti dove i ribelli hanno iniziato la stagione dei sequestri per ottenere attenzione e di conseguenza risultati, come avviene in Iraq. Ma non è certo la forma di lotta preferita, non tanto quanto quella del blocco stradale. In Bolivia è indubbiamente il mezzo più semplice ed efficace per ottenere attenzione. Due le grandi strade boliviane, la Transandina e la Oruro-Santa Cruz.
 
Indigeni in marcia (dal sito Selvas.org)Blocchi stradali. E' sufficiente creare un blocco stradale all'incrocio tra le due 'arterie' per paralizzare tutta la Bolivia. I blocchi stradali
si ottengono facendo esplodere dinamite, creando così delle voragini che rendono intransitabile la zona. La dinamite, poi, è l'arma delle manifestazioni perché a buon prezzo (la Bolivia è ricca di salnitro): durante i cortei, oppure dai blocchi stradali, per affrontare le forze di polizia in genere si fanno esplodere i cazabobos, più potenti dei petardi e un po' meno dei candelotti di dinamite. Tutto questo spiegamento di energie, tutto questo danno all'economia (di cui il turismo è parte molto importante), non è certo risolvibile con le indicazioni di Zaratti, cioè con un temperamento molto passionale e basta. Dietro ogni mobilitazione ci sono gruppi di potere, che siano chiari o oscuri poco importa, che hanno richieste e che cercano di giocare le proprie carte, barando o bluffando se è il caso.

Negli ultimi anni le cause ufficiali delle manifestazioni sono sempre le stesse: la nazionalizzazione degli idrocarburi, la convocazione dell'Assemblea Costituente, la soluzione al problema delle terre, il diritto all'acqua. Ora, sia che dietro uno sciopero ci siano i potenti autonomisti della Media Luna, sia che ci siano i sindacati, ciò che accade nella realtà non cambia: la gente di Bolivia è per le strade a urlare le proprie richieste, fino a questo momento tutte disattese. Loro gridano più forte che possono, sta a noi aver voglia di sentirli.
Categoria: Diritti, Risorse
Luogo: Bolivia
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