Lunedì 26 settembre, migliaia di studenti sono scesi per le strade di Beirut
e si sono raccolti in piazza dei Martiri per protestare contro l’ennesimo tentativo
di omicidio politico.
May. Questa volta la bomba è esplosa nell’auto di May Chidiac, una celebre giornalista
cristiana, notoriamente contraria all’influenza siriana sul Libano, che lavora
per la Tv privata Lebanese Broadcasting Company. La Chidiac, che domenica si trovava
a Jounieh -un sobborgo a nord di Beirut-, nell’esplosione ha perso un braccio
e una gamba. Hassan Sabei, Ministro dell’Interno libanese, ha condannato questo
ennesimo attentato dichiarando “Stiamo affrontando una specie di fantasma, una
certa persona o partito che ha ordito un complotto terrorista e lo sta portando
a termine”.
Dopo l’omicido dell’ex Premier Rafiq Hariri -della cui inchiesta si attendono
i risultati- diversi esponenti antisiriani sono entrati nella coalizione al governo
del Paese insieme ai sostenitori storici dell’influenza siriana, provocando una
pesante situazione di stallo politico.
La manifestazione di lunedì è stata lanciata dagli studenti dell’università di
Notre Dame, dove la Chidiac insegna giornalismo. In quattromila sono scesi in
piazza chidendo, come si legge in un loro comunicato, di “Sradicare il sistema
di sevizi segreti siriani in Libano”. Tra la folla sono spuntati anche cartelli
con la scritta “Enough” -ne abbiamo abbastanza- una sigla che rieccheggia la recente
campagna contro il presidente egizano Mubarak. Ma la protesta si è presto allargata:
si sono aggiunti giornalisti e politici, falangisti cristiani ed esponenti delle
Forze Libanesi. C’erano anche rappresentanti della Sinistra Democratica e persino
una delegazione di donne sciite vicine ad Hezbollah, una formazione che è sempre
stata favorevole all’influeza siriana in Libano.
La primavera di Beirut. “In generale i giovani libanesi restano ottimisti –commenta Mustapha, redattore
di un blog libanese chiamato
Beirut Spring-. Subito dopo l’omicidio di Hariri ci siamo tutti sentiti un gran peso al cuore.
Ma oggi, il fatto che si continui a prendere di mira giornalisti e personaggi
politici, ottiene il solo effetto di rinforzare la nostra risoluzione. Siamo sconvolti
ma ugualmente decisi a resistere e ribellarci. Non cadremo nella trappola del
combatterci l’un l’altro. Noi sappiamo che questi crimini codardi sono solo il
canto del cigno di un regime che sta morendo”.

Un Blogger Libanese. “La situazione politica libanese è molto frustrante –Gli fa eco Raja, che scrive
per
Lebanese Blogger, un blog dedicato alla politica libanese-. Lo stallo della politica e l’incapacità
dei suoi attori sono disgustosi e mi svuotano di ogni speranza. Ci siamo sentiti
molto sollevati quando la Siria ha lasciato che le autorità libanesi si reggessero
sulle proprie forze per risolvere i problemi del Paese. La ragione del nostro
ottimismo stava nel fatto che l’ingerenza siriana ha sempre seguito la cinica
pratica dell’assicurarsi che nella politica nazionale nessuna forza risultasse
mai dominante. Solo che nulla è cambiato, anzi, tutto quello che i politici hanno
saputo fare è stato ostacolarsi e insultarsi a vicenda. Oggi, questo quadro politico
che possiamo chiamare “matrice siriana” rimane identico a prima. E l’incapacità
di prevenire i tentativi di omicidio è una conseguenza di quello stallo. Ecco
perché siamo frustrati e preoccupati.
Siamo stanchi, questa situazione ci sta logorando. Non abbiamo fiducia reciproca
perché proveniamo da sette diverse. Questo, oltre a essere frustrante influisce
negativamente sulle proteste, come quella di lunedì, che avrebbe dovuto essere
affollata da decine di migliaia di persone anziché solo migliaia. Miss Chidiac
era una cristiana e, per la maggior parte, i dimostranti erano cristiani. Io mi
domando: ma perché? La stessa sfiducia inquina anche le risposte che agli attacchi
terroristi vengono date. Due settimane fa, quando una bomba è esplosa ad Achrafieh,
un distretto cristiano, il direttore di una banca libanese -un cristiano- ha donato
un milione di dollari. Perché nessun’altro, specialmente tra i non cristiani,
ha donato dei soldi? La ragione di ciò sta nel settarismo della società libanese.
Anche se, va detto, in questo paese solo i cristiani dispongono dei mezzi per
fare simili donazioni”.