29/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Proteste anti siriane dopo l’attentato a May Chidiac: parlano due blogger
Lunedì 26 settembre, migliaia di studenti sono scesi per le strade di Beirut e si sono raccolti in piazza dei Martiri per protestare contro l’ennesimo tentativo di omicidio politico.
  Immagini dalla manifestazione
May. Questa volta la bomba è esplosa nell’auto di May Chidiac, una celebre giornalista cristiana, notoriamente contraria all’influenza siriana sul Libano, che lavora per la Tv privata Lebanese Broadcasting Company. La Chidiac, che domenica si trovava a Jounieh -un sobborgo a nord di Beirut-, nell’esplosione ha perso un braccio e una gamba. Hassan Sabei, Ministro dell’Interno libanese, ha condannato questo ennesimo attentato dichiarando “Stiamo affrontando una specie di fantasma, una certa persona o partito che ha ordito un complotto terrorista e lo sta portando a termine”.
Dopo l’omicido dell’ex Premier Rafiq Hariri -della cui inchiesta si attendono i risultati- diversi esponenti antisiriani sono entrati nella coalizione al governo del Paese insieme ai sostenitori storici dell’influenza siriana, provocando una pesante situazione di stallo politico.
La manifestazione di lunedì è stata lanciata dagli studenti dell’università di Notre Dame, dove la Chidiac insegna giornalismo. In quattromila sono scesi in piazza chidendo, come si legge in un loro comunicato, di “Sradicare il sistema di sevizi segreti siriani in Libano”. Tra la folla sono spuntati anche cartelli con la scritta “Enough” -ne abbiamo abbastanza- una sigla che rieccheggia la recente campagna contro il presidente egizano Mubarak. Ma la protesta si è presto allargata: si sono aggiunti giornalisti e politici, falangisti cristiani ed esponenti delle Forze Libanesi. C’erano anche rappresentanti della Sinistra Democratica e persino una delegazione di donne sciite vicine ad Hezbollah, una formazione che è sempre stata favorevole all’influeza siriana in Libano.
 
Immagini dalla manifestazioneLa primavera di Beirut. “In generale i giovani libanesi restano ottimisti –commenta Mustapha, redattore di un blog libanese chiamato Beirut Spring-. Subito dopo l’omicidio di Hariri ci siamo tutti sentiti un gran peso al cuore. Ma oggi, il fatto che si continui a prendere di mira giornalisti e personaggi politici, ottiene il solo effetto di rinforzare la nostra risoluzione. Siamo sconvolti ma ugualmente decisi a resistere e ribellarci. Non cadremo nella trappola del combatterci l’un l’altro. Noi sappiamo che questi crimini codardi sono solo il canto del cigno di un regime che sta morendo”.
  Immagini dalla manifestazione
Un Blogger Libanese. “La situazione politica libanese è molto frustrante –Gli fa eco Raja, che scrive per Lebanese Blogger, un blog dedicato alla politica libanese-. Lo stallo della politica e l’incapacità dei suoi attori sono disgustosi e mi svuotano di ogni speranza. Ci siamo sentiti molto sollevati quando la Siria ha lasciato che le autorità libanesi si reggessero sulle proprie forze per risolvere i problemi del Paese. La ragione del nostro ottimismo stava nel fatto che l’ingerenza siriana ha sempre seguito la cinica pratica dell’assicurarsi che nella politica nazionale nessuna forza risultasse mai dominante. Solo che nulla è cambiato, anzi, tutto quello che i politici hanno saputo fare è stato ostacolarsi e insultarsi a vicenda. Oggi, questo quadro politico che possiamo chiamare “matrice siriana” rimane identico a prima. E l’incapacità di prevenire i tentativi di omicidio è una conseguenza di quello stallo. Ecco perché siamo frustrati e preoccupati.
Siamo stanchi, questa situazione ci sta logorando. Non abbiamo fiducia reciproca perché proveniamo da sette diverse. Questo, oltre a essere frustrante influisce negativamente sulle proteste, come quella di lunedì, che avrebbe dovuto essere affollata da decine di migliaia di persone anziché solo migliaia. Miss Chidiac era una cristiana e, per la maggior parte, i dimostranti erano cristiani. Io mi domando: ma perché? La stessa sfiducia inquina anche le risposte che agli attacchi terroristi vengono date. Due settimane fa, quando una bomba è esplosa ad Achrafieh, un distretto cristiano, il direttore di una banca libanese -un cristiano- ha donato un milione di dollari. Perché nessun’altro, specialmente tra i non cristiani, ha donato dei soldi? La ragione di ciò sta nel settarismo della società libanese. Anche se, va detto, in questo paese solo i cristiani dispongono dei mezzi per fare simili donazioni”.
 

Naoki Tomasini

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