
A cavallo contro la
segregazione razziale. Aucán Huilcamán, leader mapuche del
Consejo des todas
las terras, una delle principali organizzazioni indigene del Cile, si è
candidato alle presidenziali dell’11 dicembre prossimo. Ma qualcosa è andato
storto. Nonostante abbia presentato 39.100 firme a sostegno della sua
candidatura, superando quindi le 35.171 richieste dalla legge cilena nel caso
di un nome indipendente non retto da partiti politici, la sua richiesta è stata
respinta dal Servizio elettorale. La spiegazione? Solo 1399 firme erano state
autenticate dal notaio.
Ma Huilcamán non ci sta.
Arrivato davanti alla sede del Servicio Electoral in sella al suo
cavallo bianco e vestito degli abiti tradizionali mapuche, si è detto deciso a
far valere i diritti dei più poveri, dei più bistrattati, degli emarginati e
per questo si è appellato all’ingiustizia insita nella norma che impone
l’autenticazione: “I notai intascano dai due ai quattro dollari per ogni firma,
quindi discrimina chi non ha i soldi”. Il capo mapuche ha raccolto
personalmente le adesioni alla sua candidatura. Seguito dai suoi più fedeli
sostenitori, ha cavalcato da Temuco, capitale della australe regione della
Araucanía, a Santiago, e a posto personalmente i documenti a ciascuno dei
cittadini che ha convinto sulla positività della sua scelta. “Sono andato
personalmente anche dai notai di Tamuco, di Concepción e Rancagua, ma si sono
rifiutati di registrare le mie liste”, e ha presentato ben quattro ricorsi per
violazione del diritto alla partecipazione stabilito dalla Costituzione.
Questione di classe. “Il sistema democratico
cileno è elitario e ha molte difficoltà nell’aprirsi alle espressioni diverse
della cittadinanza. Quello che è accaduto ad Aucan lo testimonia. È una vera
ingiustizia”, ha commentato Francisco Estévez, presidente della ong
Fundacion
Ideas, che si occupa di monitorare e denunciare l’esclusione politica e
sociale. “I requisiti imposti erano praticamente impossibili da rispettare per
un candidato indipendente. Credo che sia assolutamente troppo pretendere
l’iscrizione delle firme dai notai. Bisognerebbe imporne la consegna gratuita
dato che gli sportelli elettorali stabiliti sono gli stessi dove si iscrivono
gli elettori.
Solidarietà al
rappresentante mapuche è stata espressa anche dai vari candidati. Micelle
Bachelet, candidata unica della favorita coalizione di centro sinistra, tuttora
al governo, gli ha manifestato il suo appoggio per una riforma legale che gli
apra le porte, mentre il governo si è detto disposto a valutare una soluzione
legislativa. Pieno appoggio anche da parte degli altri tre politici in corsa:
Sebastián Piñera e Joaquín Lavín, della destra, e Tomás Hirsch di Juntos
Podemos, la coalizione che unisce il Partito Umanista, i comunisti e tante
associazioni e movimenti sociali.
La voce dei mapuche. “Cogliamo l’occasione di
questo ennesimo episodio discriminante per chiedere azioni concrete contro la
realtà sociopolitica cilena che esclude gli indigeni e ne lede il diritto alla
partecipazione”. Con queste parole la Red Indígena y Popular e il Consejo
de Todas las Tierras ha denunciato punto per punto quello che sono
costretti a subire da sempre e le loro strategie per cambiare le cose.
“Innanzitutto, noi popoli indigeni non abbiamo ancora trovato spazio nella
Costituzione, quindi i nostro diritti collettivi non vengono ufficialmente
riconosciuti. Dunque, dato che non esiste un meccanismo che per legge imponga
che anche noi veniamo regolarmente rappresentati in Parlamento, abbiamo deciso
di iniziare a ritagliarci i nostri spazi nello stato cileno, cominciando con la
candidatura alle elezioni di dicembre. La nostra cavalcata da Tamuco alla
capitale ha avuto dunque lo scopo di sensibilizzare il paese e dunque
racimolare le firme necessarie, stabilite dal sistema binominale escludente e
antidemocratico adottato dalla dittatura militare e che tuttora persiste in
questo il Paese”.
Tutti per uno. “Man mano che la nostra cavalcata e la rispettiva mobilitazione
riscuoteva il consenso dei cittadini, sono aumentate le azioni repressive –
continuano i Mapuche - Sia da parte della polizia che dei civili. Ci sono stati
persino casi di detenzioni arbitrarie e ci hanno perfino impedito di entrare in
alcune piazze. Ma non ci arrenderemo. Sappiamo che far acquisire a noi indigeni
il diritto alla partecipazione è una sfida della maggioranza della società, per
questo Aucan continuerà a cercare soluzioni concrete assieme agli altri
candidati che hanno dato la loro disponibilità. Ci appelliamo alle
organizzazioni indios di tutto il mondo, agli emarginati, agli esclusi della
comunità internazionale, affinché solidarizzino con la nostra lotta.
Organizzate manifestazioni davanti alle ambasciate cilene, mandate lettere al
Parlamento, il sistema cileno deve cambiare”.