03/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I Mapuche reclamano il diritto a partecipare alla vita politica
mapuche a cavalloA cavallo contro la segregazione razziale. Aucán Huilcamán, leader mapuche del Consejo des todas las terras, una delle principali organizzazioni indigene del Cile, si è candidato alle presidenziali dell’11 dicembre prossimo. Ma qualcosa è andato storto. Nonostante abbia presentato 39.100 firme a sostegno della sua candidatura, superando quindi le 35.171 richieste dalla legge cilena nel caso di un nome indipendente non retto da partiti politici, la sua richiesta è stata respinta dal Servizio elettorale. La spiegazione? Solo 1399 firme erano state autenticate dal notaio.
 
Ma Huilcamán non ci sta. Arrivato davanti alla sede del Servicio Electoral in sella al suo cavallo bianco e vestito degli abiti tradizionali mapuche, si è detto deciso a far valere i diritti dei più poveri, dei più bistrattati, degli emarginati e per questo si è appellato all’ingiustizia insita nella norma che impone l’autenticazione: “I notai intascano dai due ai quattro dollari per ogni firma, quindi discrimina chi non ha i soldi”. Il capo mapuche ha raccolto personalmente le adesioni alla sua candidatura. Seguito dai suoi più fedeli sostenitori, ha cavalcato da Temuco, capitale della australe regione della Araucanía, a Santiago, e a posto personalmente i documenti a ciascuno dei cittadini che ha convinto sulla positività della sua scelta. “Sono andato personalmente anche dai notai di Tamuco, di Concepción e Rancagua, ma si sono rifiutati di registrare le mie liste”, e ha presentato ben quattro ricorsi per violazione del diritto alla partecipazione stabilito dalla Costituzione. 
 
HaulicánQuestione di classe. “Il sistema democratico cileno è elitario e ha molte difficoltà nell’aprirsi alle espressioni diverse della cittadinanza. Quello che è accaduto ad Aucan lo testimonia. È una vera ingiustizia”, ha commentato Francisco Estévez, presidente della ong Fundacion Ideas, che si occupa di monitorare e denunciare l’esclusione politica e sociale. “I requisiti imposti erano praticamente impossibili da rispettare per un candidato indipendente. Credo che sia assolutamente troppo pretendere l’iscrizione delle firme dai notai. Bisognerebbe imporne la consegna gratuita dato che gli sportelli elettorali stabiliti sono gli stessi dove si iscrivono gli elettori.
 Solidarietà al rappresentante mapuche è stata espressa anche dai vari candidati. Micelle Bachelet, candidata unica della favorita coalizione di centro sinistra, tuttora al governo, gli ha manifestato il suo appoggio per una riforma legale che gli apra le porte, mentre il governo si è detto disposto a valutare una soluzione legislativa. Pieno appoggio anche da parte degli altri tre politici in corsa: Sebastián Piñera e Joaquín Lavín, della destra, e Tomás Hirsch di Juntos Podemos, la coalizione che unisce il Partito Umanista, i comunisti e tante associazioni e movimenti sociali.
 
La voce dei mapuche. “Cogliamo l’occasione di questo ennesimo episodio discriminante per chiedere azioni concrete contro la realtà sociopolitica cilena che esclude gli indigeni e ne lede il diritto alla partecipazione”. Con queste parole la Red Indígena y Popular e il Consejo de Todas las Tierras ha denunciato punto per punto quello che sono costretti a subire da sempre e le loro strategie per cambiare le cose. “Innanzitutto, noi popoli indigeni non abbiamo ancora trovato spazio nella Costituzione, quindi i nostro diritti collettivi non vengono ufficialmente riconosciuti. Dunque, dato che non esiste un meccanismo che per legge imponga che anche noi veniamo regolarmente rappresentati in Parlamento, abbiamo deciso di iniziare a ritagliarci i nostri spazi nello stato cileno, cominciando con la candidatura alle elezioni di dicembre. La nostra cavalcata da Tamuco alla capitale ha avuto dunque lo scopo di sensibilizzare il paese e dunque racimolare le firme necessarie, stabilite dal sistema binominale escludente e antidemocratico adottato dalla dittatura militare e che tuttora persiste in questo il Paese”.
 
MapucheTutti per uno.  “Man mano che la nostra cavalcata e la rispettiva mobilitazione riscuoteva il consenso dei cittadini, sono aumentate le azioni repressive – continuano i Mapuche - Sia da parte della polizia che dei civili. Ci sono stati persino casi di detenzioni arbitrarie e ci hanno perfino impedito di entrare in alcune piazze. Ma non ci arrenderemo. Sappiamo che far acquisire a noi indigeni il diritto alla partecipazione è una sfida della maggioranza della società, per questo Aucan continuerà a cercare soluzioni concrete assieme agli altri candidati che hanno dato la loro disponibilità. Ci appelliamo alle organizzazioni indios di tutto il mondo, agli emarginati, agli esclusi della comunità internazionale, affinché solidarizzino con la nostra lotta. Organizzate manifestazioni davanti alle ambasciate cilene, mandate lettere al Parlamento, il sistema cileno deve cambiare”.  

Stella Spinelli

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