28/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ana, sieropositiva e senza soldi per le medicine. Ecco l'effetto del Tlc sul Nicaragua
di Javier Sancho Más 
 
Bambino che piangeSono arrivato tardi all'appuntamento nella sala d’attesa del medico. Ma non è lui che devo incontrare, bensì quella donna seduta su una panca di fianco alla porta chiusa dell'ambulatorio.
Ha la schiena incollata alla parete e la testa alta. Mi guarda con i suoi occhi enormi e si alza senza piegare la schiena, dalle sue labbra spunta solo un gesto di dolore per lo sforzo.
Mi stringe la mano. "Io sono Ana, lei dev'essere la persona che mi vuole intervistare", mi dice a bassa voce, ma senza titubare.
Mi chiede di non rivelare il suo nome, né troppi dati. Quindi, è lei stessa a farmi la prima domanda. 
"Che cosa le fa paura?"
 
Storie di vita vera. Ana vive in un quartiere chiamato Guasmo, di una città, di un paese che potrebbe essere uno qualsiasi dell'America Latina. Strade senza asfalto, negozietti da tutte le parti, farmacie con alcune medicine generiche per le cose più semplici e, di sera, tutto chiuso.
Ad alcuni chilometri da Guasmo si trova la prima comunità rurale. Là è dove Ana va tutti i giorni per insegnare in una scuola elementare.
"Ho paura prima di tutto per i miei figli, non voglio che esponendomi io, siano poi loro a soffrire. Devono lavorare e non è giusto che io sia la causa di… ". Ana non può continuare a parlare, non le arriva la voce e il suo corpo debole non sa resistere alla benché minima emozione senza che il dolore le bagni il viso tramutato in lacrime. Teme anche che nella scuola dicano che per colpa sua i bambini e le bambine possano infettarsi. "Capisce? Là la gente pensa di rischiare il contagio anche solo condividendo il bagno".
Ana ha saputo di avere l'Aids dopo che suo marito è morto proprio per questa malattia. Fino a quel momento non lo avrebbe mai potuto nemmeno immaginare.
Quando lo ha saputo, le è entrata l'enorme disperazione di ritrovarsi in quello stato con tre figli e il suo povero stipendio da maestra. La sua prima reazione è stata di non dirlo a nessuno. Poi ha preso coraggio, incominciando dalla sua famiglia. Qualche fratello ha avuto una certa compassione e  la va ancora a trovare, "ma non succede mai che mi invitino ad andare a casa loro, con le loro mogli e i loro figli. Eppure prima mia cognata veniva addirittura a trovarmi". 
 
Donna che piangeLa cura impossibile. Ana ha iniziato il trattamento antiretrovirale mesi fa. Le hanno raccontato di molte persone che vivono decentemente pur avendo l’ Hiv. Ma il ministero della Sanità, nonostante il finanziamento del Fondo Globale, ha smesso di passarle i farmaci. Quando lei e gli altri sieropositivi hanno domandato comprensione "il ministero stesso ha chiesto a sua volta comprensione agli ammalati dicendo che si tratta di un farmaco caro e difficile da ottenere con un budget così limitato”. Molti pazienti, dopo avere ascoltato il "torni un altro giorno", sono dovuti andarsene a casa, alcuni in regioni molto lontane da quell'ospedale di Managua, l'unico del paese dove si dovrebbero garantire le medicine.
Un viaggio così lungo per sentirsi dire solo cose che tolgono la voglia e la speranza. Ma Ana sa che ci sono medicine molto più economiche e ugualmente efficaci, lo sa perché c'è una Organizzazione non governativa (Ong) che le utilizza in molti paesi. Sa anche che nel suo paese non ce ne sono semplicemente perché, durante alcune trattative, si è negoziato tutto, anche la sua vita, si sono presi impegni sotto lo sguardo degli Stati Uniti per un Trattato di libero commercio che blocca la possibilità di utilizzare medicine generiche per alcuni anni; anni che Ana non può permettersi di aspettare. Quindi come può tollerare che il ministero della Sanità rimanga senza medicine?
Ana non capisce nemmeno come sia possibile che, nonostante il finanziamento del Fondo Globale e la spesa riservata alla formazione del personale sanitario affinché impari a trattare con i pazienti sieropositivi, si continui ad avere ancora casi vergognosi di discriminazione.
Sul posto di lavoro succede la stessa cosa. Se vivessimo in un altro mondo, Ana potrebbe andare a scuola senza paura. Conosce le precauzioni da prendere e nella scuola sono già venuti a parlare di prevenzione, ma lei non può dire di essere ammalata, nessuno lì deve sapere che quell'insegnante magra e sempre con la schiena dritta ha il virus. Eppure non sarebbe un dramma se l’aids non fosse una sorta di tabù legato al sesso e quindi scandaloso. Non sarebbe un dramma se nelle negoziazioni del Cafta non ci fossimo privati della possibilità di avere medicinali generici per le nuove terapie.
 
La voce della disperazione. Chi può inserire in una negoziazione commerciale la questione dell'accesso alle medicine? Chi può dare un prezzo a un diritto tanto sacro? Chi può accettare che si sia negoziato un diritto in cambio di interessi pur commercialmente vantaggiosi, ma che attentano alla salute e alla possibilità di curarsi?
Perché alla fine potranno farlo solo coloro che saranno in grado di pagarsi la cura, solo chi avrà i soldi. Peccato che dunque rimarrà esclusa la maggioranza dei nicaraguesi.
Basterebbe solo questo per rifiutare il Trattato di libero commercio con gli Usa, perlomeno fino a che non darà la precedenza alla dignità della gente.
Ana, con voce soffocata, chiede solo di non essere lasciata senza medicine, proprio ora che sta imparando a convivere con il virus, proprio ora che a tratti sta recuperando la speranza. È la voce dei milioni di disperati, come lei.
Nessuno lo vuole riconoscere, ma è noto che stanno aumentando i casi di Aids e di tubercolosi associata all'hiv e ad altre malattie, ma si continuano a vedere scene come quella vista poco fa in un ospedale di Managua, dove la gente viene mandata via a mani vuote. Ma cosa pretende il ministero? Perché mettere a rischio questi pazienti? Dove sono i milioni del Fondo Globale? Chi e che cosa c'é dietro a questa mancanza di umanità, di etica? Perché il Ministero non dice niente? Perché nessuno si scandalizza? Di che cosa abbiamo paura? 
 
Manifestazione contro il TlcSe solo... Ana alla fine mi dice che quello che più le fa male non è la malattia, bensì il sentirsi tradita. Prima dal marito, a cui è rimasta fedele per tutta la vita per poi accorgersi di essere stata ingannata e per di più infettata: "Se l'avessi saputo anche solo un minuto prima di stare con lui...", dice quasi senza voce. In secondo luogo dallo stato, che l’ha lasciata sola, ammalata e disperata.
Quello che più fa male è sapere che in una negoziazione commerciale hanno negoziato la salute di tutti per avvantaggiare le imprese farmaceutiche nordamericane e che tutto questo non potrà nemmeno essere rivisto.
Non è una questione di Cafta sì o Cafta no, ma di non accettare condizioni inaccettabili. Forzare il Nicaragua ad accettare un "o tutto o niente" non è giusto. E al Nicaragua quello che più farà male non saranno le malattie (benché la causa di molte morti è la mancanza di medicine) ma il sentirsi traditi. Se almeno chi siede sulle comode poltrone della Asamblea Nacional sapesse di questo dolore un minuto prima di votare per il Cafta. 
Categoria: Diritti, Salute
Luogo: Nicaragua
Articoli correlati:
13/09/2005 La protesta dei poveri: Il Paese in piazza contro il Trattato di Libero Commercio proposto dagli Stati Uniti
19/07/2005 Le ali dell'istruzione: Parla un maestro della Cruzada Nacional de Alfabetización nel 25esimo anniversario. Bilanci e progetti
07/07/2005 Vita nelle maquilas: Lavora giorno e notte alla macchina da cucire, per sbarcare il lunario e continuare a sperare
19/05/2005 La punta della lancia: Il governo firma l'accordo e i bananeros tornano a casa. Ma in 300 restano per controllare
28/04/2005 Fuera Bolanos: In migliaia in piazza contro il carovita. Bolanos preso a sassate. Ferito il fratello
19/04/2005 Lottare per sopravvivere: I bananeros, ammalati per il pesticida Nemagon, chiedono giustizia
12/04/2005 Pronti a darsi fuoco: I bananeros sono esasperati e pronti a tutto. Il governo non reagisce
05/04/2005 Frattura in Nicaragua: In vista delle elezioni politiche rischia di spaccarsi il fronte sandinista
23/03/2005 Gentile concessione: I bananeros infettati dal pesticida Nemagon raggiungono i primi accordi col governo
09/03/2005 Fuochi di speranza: Bananeros, quarto giorno nella Ciudadela Nemagon. Ma il governo continua a snobbarli
03/03/2005 Cittadella Nemagon: I bananeros a Managua si accampano davanti all'Asemblea nacional
02/03/2005 In marcia senza ritorno: I bananeros infettati dal Nemagón marciano su Managua per i loro diritti
08/02/2005 Nicaragua in marcia: In piazza per i diritti dei lavoratori, costantemente violati
06/12/2004 La Revolucion Perdida: Ernesto Cardenal, Ediciones centroamericanas Anama, 2003
06/11/2004 Calma apparente: Amministrative, chiusa la campagna elettorale. Domani si vota. Bilanci e pronostici
22/09/2004 Uragano Parmalat: Caso Parmalat anche in Nicaragua. Centinaia di licenziati e libertà sindacali negate
22/07/2004 Il sorriso della rivoluzione: Il Nicaragua festeggia il XXV anniversario della Rivoluzione Sandinista
20/07/2004 Il racconto di Brenda: La battaglia di Salto Grande, 25 luglio 1979
12/07/2004 Bambine madri. E' emergenza: In Nicaragua l'emergenza degli abusi sessuali su minori incombe
24/06/2004 Licenziati perchè iscritti al sindacato: Sono 207 i lavoratori licenziati perchè essersi riunitisi in Consiglio di Fabbrica
17/06/2004 Una radio contro l'analfabetismo: Uno speciale programma insegna a leggere e a far di conto ai contadini
04/06/2004 Una vita per il Nicaragua: Un medico da ricordare: Marco Boccardi
21/05/2004 In lotta per non morire: Gli universitari vogliono i soldi promessi a garanzia del diritto allo studio
21/04/2004 Per non morire due volte: La lotta dei bananeros contro le multinazionali
18/03/2004 La lotta continua: I bananeros non si arrendono
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: