28/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, decine di candidati, tutti con idee diverse fra loro si sfidano per il potere
 
Il palazzo presidenziale a Port au Prince (foto A.Grandi/PeaceReporter)Trasparenti e cristalline come l’azzurro delle acque che la bagnano. Così dovranno essere le elezioni, presidenziali ed amministrative, ad Haiti, che si svolgeranno, forse, a cavallo fra novembre e gennaio. Ma dovranno anche essere ben organizzate in modo da non creare dubbi, confusioni ed eventuali brogli. Sono queste le richieste esplicite del Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan il quale ha anche ricordato all’attuale governo ad interim che amministra l’isola, di “approfittare dell’offerta di aiuto”. In un comunicato Annan ha confermato: “Credo che anche la comunità internazionale riconosca l’importanza di far arrivare i fondi e l’appoggio necessari al completamento della lunga transazione verso la democrazia”. In merito all’attuale situazione e anche considerando i traguardi raggiunti dalla Missione di Stabilizzazione, da un anno sull’isola, Annan ha affermato che “esistono ancora minacce legate al commercio della droga e di armi  - e che la Minustah – dovrà rimanere in allerta durante tutto il periodo del processo elettorale”.
 
La vita prosegue difficile e irta di insidie nella capitale (foto di A.Grandi/PeaceReporter) Gran confusione politica. Mille volti. E mille identità. Sono almeno 45 i candidati alle prossime presidenziali, espressione di altrettanti partiti, che si sfideranno per il primo turno il 2 novembre ed eventualmente al ballottaggio il 3 gennaio 2006. Che le elezioni si faranno è certo; che si facciano il 20 novembre è invece una grossa incognita. Diverse volte infatti il Cep, Consiglio elettorale provvisorio, ha cambiato le date della consultazione. Saranno oltre due milioni e settecentomila gli haitiani che, per mezzo di una tessera elettorale che riporta i dati personali, avranno diritto ad esprimere il proprio voto. Secondo il portavoce del governo di Latortue, sono già più di un milione e mezzo gli haitiani che hanno ritirato la loro ‘tessera di identificazione nazionale’.
 
Passato vs presente. Tanti, tantissimi i candidati alle presidenziali tanto che sarà una bella impresa lo spoglio delle schede. Un paio di aspiranti presidenti su tutti però hanno attirato le attenzioni dell’opinione pubblica internazionale. Si tratta di Gerarde Jean Juste, anzi di padre Jean Juste, del partito Lavalas, quello dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide, ora ‘ospite’ del Sud Africa, e di Dumas Simeus, haitiano emigrato negli Usa a 12 anni e diventato l’uomo d’affari più importante che il business afroamericano della regione conosca. La candidatura di padre Juste, avvenuta subito dopo che il governo ad interim aveva diffuso le date della competizione elettorale, ha scatenato le reazioni dell'opinione pubblica per un motivo molto semplice: in questo momento lui è in carcere con l'accusa, pesantissima, di aver partecipato all'omicidio del giornalista e scrittore Jacques Roche. Poi c’è la storia di Simeus, che pare abbia un programma politico serio e in grado di ottenere un buon successo. Donna haitiana (foto A.Grandi/PeaceReporter)L’imprenditore ha già fatto sapere di voler creare un nuovo modo di portare avanti il Paese, lottando contro la corruzione e creando molti posti di lavoro, promettendone un milione a breve termine. Con una mano sulla coscienza lui stesso afferma però che per portare un vero cambiamento nell’isola ci vorrà più di una generazione.
 
Gli Usa si interessano. In vista di quello che fra poco accadrà nell’isola, anche gli Usa si muovono. Il Segretario di Stato Condoleeza Rice ha fatto visita nella capitale Port au Prince al primo ministro Gerarde Latortue. Durante il viaggio, durato solo un giorno, la Rice ha anche avuto un colloquio con i responsabili della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti, la Minustah, arrivata sull’isola all’indomani della grande rivolta popolare che costrinse Aristide a riparare in diversi Stati centroamericani prima di trovare rifugio in Sud Africa. "Queste elezioni danno la possibilità agli haitiani di rafforzare la democrazia e cercare in essa un futuro per la nazione" ha detto la Rice, che ha aggiunto: "Gli haitiani hanno nelle mani la responsabilità di registrarsi per andare a votare e quindi esercitare i loro pieni diritti". Il mondo ha preso abbastanza seriamente le elezioni ad Haiti tanto che alcuni analisti sperano che questa volta il Paese abbia finalmente lo sviluppo che merita. Con gli aiuti economici internazionali che arriveranno si auspica un’uscita veloce dalla crisi e far rinascere negli haitiani la speranza.

Alessandro Grandi

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità