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Trasparenti e cristalline come l’azzurro delle acque che la bagnano. Così dovranno
essere le elezioni, presidenziali ed amministrative, ad Haiti, che si svolgeranno,
forse, a cavallo fra novembre e gennaio. Ma dovranno anche essere ben organizzate
in modo da non creare dubbi, confusioni ed eventuali brogli. Sono queste le richieste
esplicite del Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan il quale ha
anche ricordato all’attuale governo ad interim che amministra l’isola, di “approfittare
dell’offerta di aiuto”. In un comunicato Annan ha confermato: “Credo che anche
la comunità internazionale riconosca l’importanza di far arrivare i fondi e l’appoggio
necessari al completamento della lunga transazione verso la democrazia”. In merito
all’attuale situazione e anche considerando i traguardi raggiunti dalla Missione di Stabilizzazione, da un anno sull’isola, Annan ha affermato che “esistono ancora minacce legate
al commercio della droga e di armi - e che la Minustah – dovrà rimanere in allerta
durante tutto il periodo del processo elettorale”.
Gran confusione politica. Mille volti. E mille identità. Sono almeno 45 i candidati alle prossime presidenziali,
espressione di altrettanti partiti, che si sfideranno per il primo turno il 2
novembre ed eventualmente al ballottaggio il 3 gennaio 2006. Che le elezioni si
faranno è certo; che si facciano il 20 novembre è invece una grossa incognita.
Diverse volte infatti il Cep, Consiglio elettorale provvisorio, ha cambiato le
date della consultazione. Saranno oltre due milioni e settecentomila gli haitiani
che, per mezzo di una tessera elettorale che riporta i dati personali, avranno
diritto ad esprimere il proprio voto. Secondo il portavoce del governo di Latortue,
sono già più di un milione e mezzo gli haitiani che hanno ritirato la loro ‘tessera
di identificazione nazionale’.
L’imprenditore ha già fatto sapere di voler creare un nuovo modo di portare avanti
il Paese, lottando contro la corruzione e creando molti posti di lavoro, promettendone
un milione a breve termine. Con una mano sulla coscienza lui stesso afferma però
che per portare un vero cambiamento nell’isola ci vorrà più di una generazione.
Alessandro Grandi