29/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Cina aumenta il numero delle vittime degli incidenti sul lavoro.
Una lavoratrice cinese in fabbricaOgni anno nel mondo oltre due milioni di persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro. Altri 270 milioni restano feriti.
Sono solo alcuni dei dati emersi dal 12° Congresso Mondiale sulla sicurezza e la salute sul lavoro, conclusosi il 22 settembre scorso.
E il paese dove gli incidenti sono più frequenti è la Cina, dove nello scorso anno si sono verificati più di 450.000 incidenti mortali.
Sebbene la Cina accolga il 26% della popolazione attiva mondiale, e al suo interno si siano verificati “solamente” il 23% degli incidenti mortali, è impressionante scoprire come nell’ultimo triennio la percentuale delle vittime nel paese asiatico sia ancora salita.
“La realtà è che in alcune parti del mondo molti lavoratori muoiono per mancanza di una sufficiente cultura della sicurezza” dice Jukka Takala, Direttore del programma Safework dell’ILO (the International Labour Organisation), troppo spesso ancora non vengono rispettati i requisiti minimi contrattuali e in termini di salute e sicurezza imposti dalle convenzioni internazionali.
Dichiarazioni del governo cinese indicano che il paese si sta accingendo a ratificare la convenzione numero 155 dell’ILO che disciplina la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; allo stesso tempo ancora la Cina si classifica al primo posto come numero di lavoratori che lavorano per aziende certificate SA 8000.
Come è possibile una tale discordanza tra la realtà e le misure di tutela in vigore?

Cinesi in fila entrare in fabbricaLa norma SA 8000. La norma SA 8000 nell’ottobre del 1997 ufficializza le molteplici dichiarazioni di comportamento etico che da alcuni anni le aziende iniziavano ad includere nei propri messaggi pubblicitari e nei rapporti annuali, mai supportate però da evidenze oggettive o da valutazioni indipendenti, che le rendessero assoggettabili a verifica e dimostrabili attraverso un processo di audit e certificazione da parte di una terza parte accreditata. Decidendo di ottenere la certificazione di responsabilità sociale, la cui adesione da parte delle aziende è volontaria, un sempre più consistente filone di aziende sta mettendo in atto principi riassunti nelle teorie della Corporate Social Responsability, prendendo misure che tutelano i lavoratori, offrendo loro migliori condizioni di lavoro, andando spesso oltre a quelli che sono i doveri dettati dalla legge.
È un atteggiamento chiamato proattivo, andare oltre, anticipare i precetti di legge, assicurando condizioni di lavoro e di salute e sicurezza in azienda migliori, convinti che solamente in questa maniera possa essere assicurata una buona produttività nel lungo periodo.
All’interno della norma SA 8000 sono specificate le raccomandazioni e le  istruzioni per consentire ad un'azienda di sviluppare, mettere in atto e mantenere le politiche o le procedure per gestire le attività che ricadono entro il suo controllo o la sua influenza, e per consentirle di dimostrare alle parti interessate che tali politiche, procedure e prassi sono conformi ai requisiti di responsabilità sociale espressi dalla norma stessa.
E’ molto importante però delimitare l’ambito d’applicazione di tale certificazione, che viene spesso identificata quale norma che riconosce l’etica di un’azienda “in senso lato”, mentre riguarda in realtà solamente le tematiche relative alla gestione dei lavoratori nel ciclo produttivo dell’azienda, assicurando nei loro confronti il rispetto dei più importanti requisiti di responsabilità sociale, in conformità alle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo, del Fanciullo e della Donna ed alle Convenzioni redatte dall’ILO.
La norma SA 8000 si pone infatti l’obiettivo di garantire che all’interno delle organizzazioni certificate siano tutelate alcune condizioni ritenute basilari, riunite in otto aree principali:
1. lavoro infantile
2. lavoro obbligato
3. salute e sicurezza
4. libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva
5. discriminazione
6. pratiche disciplinari
7. orario di lavoro
8. retribuzione
La logica del miglioramento continuo è alla base di questa norma, e consente all’organizzazione dapprima  di garantire i diritti fondamentali ai propri dipendenti, che sono ripresi dalle convenzioni dell’ILO in materia, obbligandola successivamente ad attivare una serie di strumenti che assicurino maggiori garanzie ed agevolazioni ai lavoratori, creando un ambiente di lavoro sempre migliore.

Diffusione Norma SA 8000 nel mondo.
Secondo i dati più recenti diffusi da SAI Fabbrica in Cina(giugno 2005), ammontano a 710 le certificazioni SA 8000 rilasciate in tutto il mondo dagli Enti accreditati, tra cui più di 200 rilasciate ad aziende cinesi ed indiane, mentre in America Settentrionale, patria della norma stessa, la diffusione è tuttora molto limitata, con addirittura la presenza di soli tre casi negli Stati Uniti.
Questo dato è facilmente motivabile in virtù del processo di delocalizzazione che ha visto protagoniste la maggior parte delle multinazionali americane e che ha portato alla concentrazione, in particolare nel sud-est asiatico, delle filiere produttive e di attività spesso delicate sotto il profilo della protezione dei lavoratori.
Si evince quindi che la politica adottata dalle multinazionali statunitensi non sia stata tanto quella di certificare direttamente la propria azienda, quanto quella di inserire una sorta di “clausola” di adesione ai requisiti di responsabilità sociale a cui i propri fornitori dovevano conformarsi se desideravano continuare ad intrattenere i rapporti con l’azienda stessa.
E’ questa una risposta alle frequenti accuse di mancanza di un comportamento socialmente responsabile nella loro catena di fornitura, che in questi ultimi anni venivano sollevate nei loro confronti. Risposta che permette però di evitare un impegno in prima persona e che l'obbligo di una forte comunicazione esterna, nonché l’entrata dell’ente di certificazione all’interno delle strutture, provochino fughe di preziosissimo know-how.
La grande diffusione della certificazione nel continente asiatico suscita spesso alcune perplessità: viene da domandarsi infatti quale sia la sua reale portata, in un paese ad esempio come la Cina, dove sono coinvolte migliaia di aziende e dove sono frequenti le denuncie di maltrattamenti e violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Una nuova barriera alle esportazioni. La diffusione della certificazione SA 8000 tra le aziende cinesi è dovuta in massima parte alle richieste pervenute dalle aziende clienti nei paesi più ricchi, che temono un danno alla loro immagine a seguito delle denuncie di violazioni di diritti fondamentali che erano emerse in questo paese.
La prima reazione delle aziende fornitori cinesi quando è stata loro imposta la certificazione per continuare a commerciare con gli stati più ricchi, è stata quella di vedersi imposte delle barriere virtuali alle esportazioni, temute per i bassi costi di produzione che si riescono a raggiungere nel paese asiatico.
L’ottenimento della certificazione comporta difatti dei costi elevati per l’azienda stessa, che non riesce più a mantenere i livelli concorrenziali precedentemente raggiunti. Tali costi sono dovuti in parte alle migliori condizioni contrattuali concesse ai lavoratori, al raggiungimento di standard di salute e sicurezza sul posto di lavoro più elevati, ma derivano anche in larga parte dalle spese sostenute per ottenere e mantenere la certificazione stessa.
 
Il lavoro in una fabbricaUna questione di immagine. La motivazione principale che spinge le grandi aziende a chiedere la certificazione di responsabilità sociale ai propri fornitori nei paesi terzi non è tanto una nascente sensibilità nei confronti dei temi dei diritti umani, quanto piuttosto la crescente necessità di dimostrare ai consumatori la propria condotta corretta ed il rispetto dei principi fondamentali.
Per le stesse motivazioni di buona immagine molte aziende locali hanno inoltre deciso di ottenere di propria iniziativa la certificazione.
Molte delle aziende cinesi certificate sono infatti soggetti che già in precedenza rispettavano i requisiti fondamentali enunciati dall’ILO e per le quali l’ottenimento della certificazione non ha comportato grandi cambiamenti in merito alle modalità di gestione del personale. Hanno dunque ottenuto un’“etichetta di eticità” sostenendo costi relativamente limitati.
È invece decisamente ridotto il numero di aziende certificate appartenenti ai settori più critici dell’economia cinese che hanno ottenuto la certificazione.
Il numero di incidenti maggiori si verifica infatti nell’industria estrattiva (non coperta dalla norma SA 8000) e nei settori agricole e delle costruzioni, dove ancora è basso il numero di aziende certificate; inoltre nel paese asiatico una delle categorie di lavoratori più deboli è rappresentata dagli emigranti dalle campagne, i quali giungono in città per lavorare, alloggiando solitamente in dormitori messi a disposizione dalle aziende  e nei confronti dei quali attualmente molto spesso non vengono rispettati i requisiti di orario massimo di lavoro giornaliero, minimi salariali e standard di salute e sicurezza.
 
Prospettive per il futuro. Se gli effetti della certificazione SA 8000 si stanno ancora facendo sentire in misura limitata, nel gigante cinese si stanno forse ponendo le basi per un futuro più socialmente responsabile.
Se ancora molte aziende decidono di ottenere la certificazione solamente perché richiesto dalle aziende clienti o per questione di immmagine, col tempo sta sviluppandosi una coscienza sociale e la nascita della consapevolezza presso gli imprenditori che la creazione di condizioni di lavoro migliori per i propri dipendenti può portare solamente dei vantaggi in termini di produttività ed efficienza; i costi sostenuti in questo campo vengono quindi visti come un investimento in qualità per il futuro.
Il graduale diffondersi della certificazione inoltre sta risvegliando nei lavoratori cinesi la consapevolezza dei propri diritti e la reale prospettiva di vederli rispettati.
Se ancora adesso quindi la situazione per i lavoratori cinesi è decisamente critica, e tantissime sono le vittime che ne conseguono, qualcosa si sta muovendo e possiamo credere che se numeri crescenti di lavoratori inizieranno a richiedere l’effettivo rispetto dei loro diritti, tramite la norma SA 8000, qualcosa possa cambiare davvero.

Maria Serena Lunghi

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