scritto per noi da
Dario Minotti
Tehran:nel secondo giorno del mese di Meher dell'anno 1384 del calendario persiano,
(23 settembre 2005), si e' svolta la cerimonia di apertura della quarta edizione
dei giochi olimpici riservati alle donne musulmane provenienti dai paesi islamici
e non.
Nel palazzo dello sport "Enquelab"(rivoluzione)di Tehran, la fiaccola e'stata
portata da una donna vestita di un chador insolitamente bianco. All'accendersi
della fiamma olimpica i riflettori hanno fatto luce su una schiera di ballerine
completamente coperte da un chador bianco. Iniziate le danze, grande sorpresa
nell'accorgersi che sotto i chador si muovevano baffuti ballerini!Subito dopo,
l'intervento di Fahezeh Rafsanjani, figlia del potente Ali' akbar,ha catalizzato
l'attenzione del pubblico.In chador nero al centro del campo di gioco ha tenuto
un lungo discorso in cui sono state elencate le ragioni profonde di queste olimpiadi;"superare
le discriminazioni tra i sessi,favorire la pratica sportiva tra le donne musulmane
e in tal modo migliorarne la salute e infine, in un clima di tensione internazionale,
provare a vedere nello sport una strada per favorire la pace tra le nazioni".
La cerimonia e' proseguita secondo gli schemi piu' classici;una ad una le delegazioni
hanno fatto il loro ingresso sul campo. Applausi per tutti, indistintamente, per
gli USA come per l'Iraq. Curiosamente si è registrata una calorosa accoglienza
per la delegazione senegalese, in abiti lunghi e molto colorati. Un boato ha accolto
poi l' ingresso delle atlete iraniane. Una volta completata la passerella delle
48 nazioni partecipanti e delle 254 squadre ecco che una musica "tecno" comincia
a diffondersi dagli spalti. Le luci psichedeliche e una cortina di fumogeni colorati
trasformano il palazzetto in una grande discoteca. Tutte le atlete con le rispettive
bandiere cominciano ad ondeggiare all'unisono in una grande danza collettiva.
Infine, la cerimonia si conclude con il vecchio inno nazionale iraniano, (EHI
IRAN), risalente al periodo della monarchia, da tutti conosciuto e da tutti indistintamente
cantato.
Scritto per noi da
Paola Rivetti
Forse Teheran non è consapevole di ospitare le delegazioni delle campionesse
sportive di tutto il mondo musulmano, che in questi giorni si sfideranno nella
quarta edizione delle olimpiadi femminili. E' una città attanagliata da altre
preoccupazioni. Si tratta delle ultime posizioni prese sul programma nucleare
iraniano, che mettono ancora una volta il Paese in difficoltà nell'arena internazionale.

Prove generali di emancipazione. Le olimpiadi femminili si svolgono all'Enghelab Sport Club, un centro sportivo
nella parte nord della capitale dove si incontrano i figli della borghesia nelle
afose giornate estive. Qui non sembra nemmeno di essere nella stessa Teheran che
si trova qualche chilometro più in là, caratterizzata da traffico ed inquinamento.
Le ragazze che gareggiano sono circa mille. Si sfidano a golf, a tennis, a pallavolo,
a nuoto. "Il golf è una disciplina nuova in Iran. Sono circa duemila le persone
che praticano questo sport, e di queste quattrocento sono donne", dice Laleh,
membro del team iraniano. "Io gioco da due anni, e sono una campionessa, ma semplicemente
perchè non vi sono abbastanza atlete per poter davvero essere competitive", dice
Sara, 20 anni.
In Iran sembrano tutti concordi nell'affermare il valore dello sport come vettore
per l'emancipazione sociale e politica della donna. "Le donne sono il futuro dell'Iran",
si sente spesso ripetere, e la paura che possa davvero essere così ammorbidisce
anche la leadership conservatrice. La manifestazione è seguita dai media internazionali
e nazionali con interesse: persino la televisione statale, direttamente controllata
dal Leader Supremo Khamenei, ha trasmesso in diretta le gare. Durante la programmazione
notturna, però. E l'attuale esecutivo ha deciso di non rompere con la linea del
precedente governo riformatore in materia di diritti delle cittadine. Il presidente
ha oggi nominato il capo del centro studi per la partecipazione delle donne, confermando
quindi l'opportunità dell'istituzione creata, appunto, dall'ex presidente Khatami.
"Le donne simboleggiano la libertà e la castità", ha dichiarato Ahmadinejad.
Dalle joint ventures allo scontro. Ma il governo e il presidente hanno anche altri grattacapi, legati alla questione
del nucleare, diventata scottante in questi ultimi giorni. Dalle proposte avanzate
da Ahmadinejad durante il discorso alle Nazioni Unite una decina di giorni fa,
al rifiuto dell'ultimo rapporto dell'Agenzia Atomica Internazionale, alle accuse
rivolte al governo britannico per l'insistenza sulla necessità di sanzionare l'Iran,
gli eventi si sono susseguiti veloci scatenando azioni e reazioni a catena.
Di fronte all'assemblea dell'Onu, Ahmadinejad ha parlato della possibilità di
stipulare joint ventures sul nucleare, allargando l'invito a tutti i Paesi interessati.
Le sue intenzioni però sembrano non essere state accolte dagli interlocutori.
Si trattava di un passo verso la distensione, che agli iraniani deve essere costato
parecchio. "Si è trattato di una mossa politica, tesa ad allargare la base del
consenso e del controllo internazionale sul programma nucleare iraniano", sostiene
il professor Riccardo Redaelli, direttore del programma sul Medio Oriente del
Centro Volta di Como. "Da tempo sostengo questa posizione, e ho cercato di promuoverla
all'interno di circoli politici, ma inutilmente. Si è deciso di radicalizzare
lo scontro", dichiara ancora. Il presidente iraniano aveva inoltre proposto la
creazione di una zona denuclearizzata in Medio Oriente, ed aveva offerto agli
Stati europei la possibilità di partecipare al processo di arricchimento dell'uranio
in modo da poter dare loro garanzie reali sugli scopi civili del programma.
Oggi, invece, le prime pagine dei giornali iraniani sono occupate dalla foto
dell'ambasciatore britannico, accusato da Ahmadinejad di incoraggiare le ventilate
sanzioni contro l'Iran a causa del programma nucleare. Inoltre, rimane ambigua
la volontà iraniana di riprendere o meno il processo di arricchimento dell'uranio,
sospeso ormai da anni. Infine, il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki ha rifiutato
l'ultimo rapporto dell'Agenzia Atomica Internazionale, che sollevava pesanti dubbi
circa gli effettivi obiettivi del programma nucleare. Mottaki ha definito il rapporto
"illegale ed inaccettabile", ma allo stesso tempo ha precisato che "la via dei
negoziati rimane aperta". "L'Iran non approverà nessun accordo contrario ai suoi
interessi, ma restiamo disponibili a continuare la cooperazione con l'Agenzia.
Tuttavia, pressioni e minacce non saranno accettate", dichiara sulla stessa linea
il presidente del Parlamento Gholamali Haddad Adel.

Quo vadis Iran? Le domande e le perplessità sul futuro della Repubblica Islamica sono moltissime.
La posizione del Paese sembra aggravarsi di giorno in giorno, nonostante gli appelli
al dialogo e al confronto che la leadership iraniana continua a lanciare. Il Paese
ha bisogno di appoggio e consenso, ma la controparte appare indecisa sulla strada
da intraprendere.
Di fronte a tutto questo smarrimento rimangono però i giochi olimpici delle donne
musulmane a dare almeno una certezza, cioè quella della costruttività che scatirusce
dalla conflittualità leale e sportiva.