27/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ahmadinejad in bilico tra distensione e conflitto
scritto per noi da
Dario Minotti
 
 
Tehran:nel secondo giorno del mese di Meher dell'anno 1384 del calendario persiano, (23 settembre 2005), si e' svolta la cerimonia di apertura della quarta edizione dei giochi olimpici riservati alle donne musulmane provenienti dai paesi islamici e non.
Nel palazzo dello sport "Enquelab"(rivoluzione)di Tehran, la fiaccola e'stata portata da una donna vestita di un chador insolitamente bianco. All'accendersi della fiamma olimpica i riflettori hanno fatto luce su una schiera di ballerine completamente coperte da un chador bianco. Iniziate le danze, grande sorpresa nell'accorgersi che sotto i chador si muovevano baffuti ballerini!Subito dopo, l'intervento di Fahezeh Rafsanjani, figlia del potente Ali' akbar,ha catalizzato l'attenzione del pubblico.In chador nero al centro del campo di gioco ha tenuto un lungo discorso in cui sono state elencate le ragioni profonde di queste olimpiadi;"superare le discriminazioni tra i sessi,favorire la pratica sportiva tra le donne musulmane e in  tal modo migliorarne la salute e infine, in un clima di tensione internazionale, provare a vedere nello sport una strada per favorire la pace tra le nazioni". La cerimonia e' proseguita secondo gli schemi piu' classici;una ad una le delegazioni hanno fatto il loro ingresso sul campo. Applausi per tutti, indistintamente, per gli USA come per l'Iraq. Curiosamente si è registrata una calorosa accoglienza per la delegazione senegalese, in abiti lunghi e molto colorati. Un boato ha accolto poi l' ingresso delle atlete iraniane. Una volta completata la passerella delle 48 nazioni partecipanti e delle 254 squadre ecco che una musica "tecno" comincia a diffondersi dagli spalti. Le luci psichedeliche e una cortina di fumogeni colorati trasformano il palazzetto in una grande discoteca. Tutte le atlete con le rispettive bandiere cominciano ad ondeggiare all'unisono in una grande danza collettiva. Infine, la cerimonia si conclude con il vecchio inno nazionale iraniano, (EHI IRAN), risalente al periodo della monarchia, da tutti conosciuto e da tutti indistintamente cantato.
  
 
 
 
Scritto per noi da
Paola Rivetti
 
Forse Teheran non è consapevole di ospitare le delegazioni delle campionesse sportive di tutto il mondo musulmano, che in questi giorni si sfideranno nella quarta edizione delle olimpiadi femminili. E' una città attanagliata da altre preoccupazioni. Si tratta delle ultime posizioni prese sul programma nucleare iraniano, che mettono ancora una volta il Paese in difficoltà nell'arena internazionale.
 
Golf all'Enghelab Sport Club
Prove generali di emancipazione. Le olimpiadi femminili si svolgono all'Enghelab Sport Club, un centro sportivo nella parte nord della capitale dove si incontrano i figli della borghesia nelle afose giornate estive. Qui non sembra nemmeno di essere nella stessa Teheran che si trova qualche chilometro più in là, caratterizzata da traffico ed inquinamento. Le ragazze che gareggiano sono circa mille. Si sfidano a golf, a tennis, a pallavolo, a nuoto. "Il golf è una disciplina nuova in Iran. Sono circa duemila le persone che praticano questo sport, e di queste quattrocento sono donne", dice Laleh, membro del team iraniano. "Io gioco da due anni, e sono una campionessa, ma semplicemente perchè non vi sono abbastanza atlete per poter davvero essere competitive", dice Sara, 20 anni.
In Iran sembrano tutti concordi nell'affermare il valore dello sport come vettore per l'emancipazione sociale e politica della donna. "Le donne sono il futuro dell'Iran", si sente spesso ripetere, e la paura che possa davvero essere così ammorbidisce anche la leadership conservatrice. La manifestazione è seguita dai media internazionali e nazionali con interesse: persino la televisione statale, direttamente controllata dal Leader Supremo Khamenei, ha trasmesso in diretta le gare. Durante la programmazione notturna, però. E l'attuale esecutivo ha deciso di non rompere con la linea del precedente governo riformatore in materia di diritti delle cittadine. Il presidente ha oggi nominato il capo del centro studi per la partecipazione delle donne, confermando quindi l'opportunità dell'istituzione creata, appunto, dall'ex presidente Khatami. "Le donne simboleggiano la libertà e la castità", ha dichiarato Ahmadinejad. 
 
Il presidente Mahmood Ahmadi NejadDalle  joint ventures allo scontro. Ma il governo e  il presidente hanno anche altri grattacapi, legati alla questione del nucleare, diventata scottante in questi ultimi giorni. Dalle proposte avanzate da Ahmadinejad durante il discorso alle Nazioni Unite una decina di giorni fa, al rifiuto dell'ultimo rapporto dell'Agenzia Atomica Internazionale, alle accuse rivolte al governo britannico per l'insistenza sulla necessità di sanzionare l'Iran, gli eventi si sono susseguiti veloci scatenando azioni e reazioni a catena.
Di fronte all'assemblea dell'Onu, Ahmadinejad ha parlato della possibilità di stipulare joint ventures sul nucleare, allargando l'invito a tutti i Paesi interessati. Le sue intenzioni però sembrano non essere state accolte dagli interlocutori. Si trattava di un passo verso la distensione, che agli iraniani deve essere costato parecchio. "Si è trattato di una mossa politica, tesa ad allargare la base del consenso e del controllo internazionale sul programma nucleare iraniano", sostiene il professor Riccardo Redaelli, direttore del programma sul Medio Oriente del Centro Volta di Como. "Da tempo sostengo questa posizione, e ho cercato di promuoverla all'interno di circoli politici, ma inutilmente. Si è deciso di radicalizzare lo scontro", dichiara ancora. Il presidente iraniano aveva inoltre proposto la creazione di una zona denuclearizzata in Medio Oriente, ed aveva offerto agli Stati europei la possibilità di partecipare al processo di arricchimento dell'uranio in modo da poter dare loro garanzie reali sugli scopi civili del programma.
Oggi, invece, le prime pagine dei giornali iraniani sono occupate dalla foto dell'ambasciatore britannico, accusato da Ahmadinejad di incoraggiare le ventilate sanzioni contro l'Iran a causa del programma nucleare. Inoltre, rimane ambigua la volontà iraniana di riprendere o meno il processo di arricchimento dell'uranio, sospeso ormai da anni. Infine, il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki ha rifiutato l'ultimo rapporto dell'Agenzia Atomica Internazionale, che sollevava pesanti dubbi circa gli effettivi obiettivi del programma nucleare. Mottaki ha definito il rapporto "illegale ed inaccettabile", ma allo stesso tempo ha precisato che "la via dei negoziati rimane aperta". "L'Iran non approverà nessun accordo contrario ai suoi interessi, ma restiamo disponibili a continuare la cooperazione con l'Agenzia. Tuttavia, pressioni e minacce non saranno accettate", dichiara sulla stessa linea il presidente del Parlamento Gholamali Haddad Adel.
 
Tifo al palazzetto dello sport
Quo vadis Iran? Le domande e le perplessità sul futuro della Repubblica Islamica sono moltissime. La posizione del Paese sembra aggravarsi di giorno in giorno, nonostante gli appelli al dialogo e al confronto che la leadership iraniana continua a lanciare. Il Paese ha bisogno di appoggio e consenso, ma la controparte appare indecisa sulla strada da intraprendere.
Di fronte a tutto questo smarrimento rimangono però i giochi olimpici delle donne musulmane a dare almeno una certezza, cioè quella della costruttività che scatirusce dalla conflittualità leale e sportiva.
 
Categoria: Donne, Risorse, Sport
Luogo: Iran