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L’emergenza nello
stato amazzonico dell’Acre
continua. Le fiamme avanzano, lasciando dietro di sé
distruzione e morte. La foresta soffre, si piega, si sgretola. E la
disperazione corrode gli animi. “La gente qui è molto irritata, vive
con i
nervi a fior di pelle", racconta padre Massimo, il missionario lucchese
che
vive a Rio Branco. "Il carattere acreano sempre calmo e pacioso sembra
risentire negativamente di questa immane tragedia. Oggi un vento
provvidenziale ha pulito il cielo e la cappa di fumo che toglieva il
fiato si
è
dissipata. In compenso la temperatura é salita a 40 gradi. E’
invivibile. I
giornali locali sono pieni di dichiarazioni che colpevolizzano per
queste
migliaia di incendi gli stati vicini: la Rondonia, il Tocantins, il
Mato Grosso
e addirittura la Bolivia e il Perú. E l’Acre? E noi acreani? Siamo
forse piú
innocenti solo perché responsabili di mille dei diecimila incendi che
hanno
devastato l’Amazzonia? Dobbiamo sempre e solo puntare il dito contro il
vicino
di casa? Contro il vecchio José, per esempio, che ieri imperterrito
bruciava
foglie e sterpi secchi durante la Messa nel quartiere Boa Vista?”. E’
costernato
padre Massimo. Arrabbiato. “La mia omelia domenicale è stata impedita
da una
tosse persistente che mi toglieva il fiato e la liturgia ha avuto una
durata
record di 35 minuti per evitare che tutti i fedeli se ne andassero di
corsa
senza la benedizione finale”. Tutti chiari segni che la normalità non
esiste
più, è anche lei andata in fumo. La gente è preoccupata, tesa. E pensa
solo a sopravvivere.
Le emergenze sanitarie crescono con l'avanzata del fuoco devastatore.
Le
manifestazioni di protesta nascono spontanee. Persistente è la
richiesta di un
intervento immediato e severo da parte dello Stato.
Tutti in piazza. Subito dopo che il
governatore Jorge Viana ha dichiarato lo stato di emergenza, infatti, oltre
duemila persone si sono riversate nelle strade centrali di Rio Branco in segno
di protesta. “Per noi è una vergogna quanto sta accadendo. Noi che lottiamo
tanto per l’aria pura! Questa è una vergogna nazionale”. Queste le parole di
Evaristo De Luca, professore di sociologia dell’Universidade Federal do Acre,
che ha marciato accanto agli acreani. “Stiamo permettendo addirittura che venga
appiccato il fuoco alla Riserva Extrativista Chico Mendes! Una riserva che è il
simbolo della nostra resistenza. E’ indecente. Abbiamo bisogno di una moratoria
ora e subito, che proibisca abbattimenti e incendi per almeno cinque anni. Se
non di più, dato che cinque sono addirittura pochi per poter valutare e tentare
di recuperare i danni fatti”. Stessa rabbia emerge dalle parole di Itamar
Zanin, direttore del Colégio Meta e vecchio sostenitore delle lotte del
movimento sociale che culminarono nella creazione del Governo da Floresta: “La
nostra primaria preoccupazione dovrà essere mostrare la nostra profonda
indignazione. Dichiarare lo stato di emergenza è insufficiente. Vivo in Acre da
27 anni è non ho mai pensato di dover affrontare una situazione così
degradante. In questa manifestazione mi hanno accompagnato 500 studenti e per
loro parteciparvi è servito più di una settimana di lezioni universitarie sulla
cittadinanza. Dobbiamo far pressione sul governo affinché non permetta che
quanto accaduto diventi una routine nella vita di coloro che vivono in
Amazzonia, specialmente in Acre. Le lotte del popolo in Acre hanno sempre avuto
come obiettivo impedire il disastro a cui stiamo assistendo in questo momento.
Senza risultato evidentemente, quindi mai arrendersi!. Stella Spinelli