Scritto per noi da
Alessandra Mezzadri

Ieri sui giornali italiani, è apparsa la notizia
del suicidio di una bambina in India. Sonia Khatun, 12 anni,
proveniva da Malda, un villaggio a 200 chilometri da Calcutta. Sua
madre non ha potuto darle le poche rupie che le avrebbero consentito di
mangiare, una volta giunta a scuola. Sania ha salutato la madre e si
e' messa in cammino verso la scuola. Ma si è impiccata ad
un'impalcatura di un edificio in costruzione che ha trovato per la
via, e a scuola, non è mai arrivata. Il futuro dei bambini
indiani è ancora fortemente incerto.
Quello che le statistiche non dicono. Ho soggiornato a Calcutta
per circa un mese, nel gennaio 2005. La città della gioia di
Lapierre, dei derelitti di Madre Teresa di Calcutta. L’India sta
cambiando velocemente, il tasso di crescita, secondo i dati della
banca mondiale, ha toccato quasi il 9% nel 2003 (8,6%); tuttavia
questo tasso di crescita aggregato nasconde una variabilità
regionale molto consistente, e soprattutto e' accompagnato da un
tasso di povertà ancora scioccante, che sempre secondo la
Banca, si aggira intorno al 30% (28,6%). Mentre alcuni stati indiani
sono solidamente sulla via dello sviluppo, altri stentano ancora.
Inoltre, quello che gli studiosi di economia dello sviluppo chiamano
“urban bias” (preferenza per la città) fa sì che,
all’interno di ciascuno stato indiano, le campagne registrino un
più alto tasso di povertà. Lo stato del West Bengal, di
cui Calcutta è la capitale, sta arrancando. La separazione tra
Pakistan occidentale ed orientale, a seguito della quale, nel 1971,
si formò lo stato del Bangladesh, creò milioni di
rifugiati per motivi etno-religiosi; molti di essi trovarono in
Calcutta il primo centro urbano dove fermarsi. Da un punto di vista
economico, lo stato fu affossato dalla perdita delle aree dove si
concentrava la produzione della iuta, una delle risorse principali
dello sviluppo economico locale. Da allora il West Bengal ha avuto
uno sviluppo industriale continuo, ma incerto. Le industrie principali
sono quella della iuta e l’industria chimica pesante. Anche la
produzione del pellame e del tessile sono consistenti, ma sono per lo
più rimaste a livello artigianale. Il terziario si sta
sviluppando, garantendo però posti di lavoro per individui con
un certo livello d’istruzione. Le attività industriali e
semi-industriali si concentrano nei dintorni della città.
Studiare o sopravvivere.
Camminando nelle zone di Matiabruz e Maeshtala, due zone industriali
che si trovano a sud del fiume Hooghly, che attraversa Calcutta, si
rimane sconvolti dallo stato di degrado nel quale diverse attività
si svolgono. Molte unità produttive sono minuscole, basate sul
lavoro familiare. Il lavoro minorile qui è all’ordine del
giorno, ed è un bisogno per la sopravvivenza dell’intera
famiglia. Molti dei bambini al lavoro, nelle piccole
unità che producono maglieria o camicie per il mercato
domestico, non vanno a scuola. Devono guadagnare delle rupie per
mangiare, quelle rupie che sono mancate a Sonia. A Metiabruz si può
parlare con il signor M. D. Amin, una delle
figure di spicco di un sindacato locale di categoria. “Pensa che a
noi piaccia che i nostri figli lavorino e non vadano a scuola?” chiede.
“Non c’è alternativa, molte famiglie hanno bisogno del lavoro dei
loro bambini. I bambini sono
una risorsa produttiva che può garantire la sopravvivenza di
tutti i membri della famiglia. Inoltre, se vogliono che i bambini
vadano a scuola, perché non aprono una scuola nei dintorni?
Cosi i bambini possono lavorare e studiare”. Questo è un
argomento scottante. I bambini non devono lavorare. L’educazione è
un diritto fondamentale, e può aprire le porte a un futuro
migliore; il governo indiano ne e' consapevole, ed il paese e'
riuscito a migliorare enormemente il tasso di alfabetizzazione
primaria, portandolo al 77%. Tuttavia, il caso di Sania deve far
riflettere sulle laceranti contraddizioni che uno sviluppo fortemente
ineguale sta portando in India. Perché in quel paese, purtroppo,
spesso si deve scegliere tra il diritto all’educazione e quello
alla sopravvivenza. Perché nei dintorni di Calcutta, come nel
West Bengal rurale da dove Sania proveniva, forse qui ancora di più,
a causa dell’ “urban bias”, sembra che la scelta sia tra
garantire la sopravvivenza immediata, e la speranza in un futuro
migliore. Una scelta oltraggiosa.
Sonia andava a scuola, ma adesso è
morta. Dove è il suo futuro migliore? Che futuro avranno i
bambini di Metiabruz?