15/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un quarto della popolazione mangia solo grazie alle razioni di cibo distribuite sul territorio
Distribuzione di razioni di ciboLa salute e la sopravvivenza di un iracheno su quattro dipendono dalle razioni di cibo distribuite sul territorio dalle organizzazioni internazionali.
Circa sei milioni e mezzo di persone non sono dunque in grado di provvedere autonomamente alla porpria sussistenza. I numeri, presentati dal World Food Programme, sono il frutto di un lavoro di raccolta di informazioni in diverse aree dell’Iraq nella seconda metà dello scorso anno. L’analisi statistica dei numerosi dati raccolti ha richiesto diversi mesi e il rapporto finale è stato presentato solo poche settimane fa, alla fine di settembre.
Ci spiega Mia Turner (World Food Programme, Cairo): “L’indagine copre circa 30.000 nuclei familiari. Una volta terminata, le informazioni raccolte sono state discusse, correlate e analizzate. In Iraq questo non era mai stato fatto prima e ha richiesto tempo”.
Inoltre Turner sottolinea come l’Iraq sia un Paese in costante cambiamento: “E’ stato necessario verificare, aggiornare e incrociare le informazioni; questo ha richiesto visite ulteriori nelle regioni considerate”.


Un aiuto indispensabile, ora come allora. I dati presentati risalgono dunque alla seconda metà del 2003, ma non sembra vi siano elementi per pensare che, a un anno di distanza, le cose siano cambiate. “Penso che la recente indagine sull’alimentazione dica molto anche sulla situazione del Paese, avendo concluso che circa sei milioni e mezzo di persone, il 25 per cento dell’intera popolazione dipende dal Sistema di Distribuzione Pubblica, che fornisce razioni di cibo a oltre 26 milioni di persone. La ricerca, la prima di questo genere in Iraq, ha segnalato che di questi sei milioni e mezzo di persone, circa 2,6 milioni sono così povere che hanno dovuto rivendere parte del loro cibo per comprare generi di prima necessità, come medicine e vestiti. Altri 3,6 milioni di iracheni, il 14 per cento della popolazione, sarebbero a rischio se la distribuzione pubblica di alimenti venisse interrotta”, prosegue Mia Turner, e aggiunge: “La nostra speranza è che molto presto verrà un giorno in cui l’Iraq sarà autonomo. Fino ad allora il World Food Programme continuerà a fornire la sua assistenza”.

 

mercatoLe razioni da sole non bastano. E’ da considerare anche che, le razioni di cibo distribuite sui cui si basa l’alimentazione di tanta parte della popolazione irachena, non comprendono in genere alimenti freschi, come frutta e verdura. Le famiglie, per diversificare la dieta e avere apporti nutritivi adeguati per la salute, dovrebbero quindi procurarsi questi generi alimentari al mercato, condizione assai difficile date le condizioni di estrema povertà, concentrate soprattutto nelle zone rurali (56 per cento rispetto al 44 per cento delle aree urbane).

 
  
Donne e bambini sono più a rischio. Lo studio, condotto dal WFP con la collaborazione dei ministri iracheni della pianificazione e sviluppo e della salute, ha coinvolto 95 regioni del Centro Sud e di Sulaymaniyah. “La politica prima della guerra ha impedito un’analisi dei livelli di povertà e fame nel Paese. Per la prima volta abbiamo un quadro preciso della disponibilità di cibo per la popolazione. Questo ci permette di pianificare meglio l’assistenza” afferma Torben Due, che dirige le operazioni in Iraq per il WFP. La povertà estrema è molto diffusa nelle aree rurali, in particolare fra le donne e i bambini, e questo nonostante i sistemi di distribuzione pubblica di cibo. “Lo studio ha aggiunto che circa il 27 per cento dei bambini che hanno meno di cinque anni sono cronicamente malnutriti. Senza il Sistema di Distribuzione Pubblica, questo numero aumenterebbe drammaticamente” sottolinea il resoconto del WFP.

Bambini iracheni fra le rovine In attesa della stabilità. Fatti i calcoli sulla situazione irachena, è tempo di passare ad azioni mirate da realizzare in tempi brevi: “Il WFP ha lanciato un’operazione di emergenza del costo di 60 milioni di dollari, che si rivolge alle persone più vulnerabili in Iraq” continua a raccontare Mia Turner. L’operazione verrà in aiuto di 220.000 bambini malnutriti e delle loro famiglie (oltre un milione di persone), più di 1,7 milioni di alunni in età scolare, 350.000 donne in gravidanza e in allattamento e oltre 6.000 pazienti malati di tubercolosi. Il tutto nella speranza e con l’obiettivo che, nel tempo, gli iracheni possano raggiungere l’autonomia: “L’Iraq è un Paese ricco in risorse naturali” dice ancora Torben Due. “Una volta stabilizzato politicamente ed economicamente, potrà prendersi cura di questa parte della popolazione. Ma finché questo non accade, è necessaria un’assistenza esterna”. Un’assistenza che permetta il mantenimento a lungo termine dell’autonomia e dei risultati raggiunti: “Nell’ambito dell’operazione di emergenza, il WFP assisterà le istituzioni del Paese irachene nella ricostruzione, attraverso la formazione degli iracheni stessi, perché siano in grado di controllare e analizzare gli indicatori della sicurezza alimentare e progettare risposte appropriate. Tuttavia, la nuova operazione si trova di fronte a una grave carenza di fondi da parte dei donatori. Questa è una grande preoccupazione”, conclude Turner.

 

Valeria Confalonieri

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