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La salute e la sopravvivenza di un iracheno su quattro dipendono dalle razioni
di cibo distribuite sul territorio dalle organizzazioni internazionali.
Un aiuto indispensabile, ora come allora. I dati presentati risalgono dunque alla seconda metà del 2003, ma non sembra
vi siano elementi per pensare che, a un anno di distanza, le cose siano cambiate.
“Penso che la recente indagine sull’alimentazione dica molto anche sulla situazione
del Paese, avendo concluso che circa sei milioni e mezzo di persone, il 25 per
cento dell’intera popolazione dipende dal Sistema di Distribuzione Pubblica, che
fornisce razioni di cibo a oltre 26 milioni di persone. La ricerca, la prima di
questo genere in Iraq, ha segnalato che di questi sei milioni e mezzo di persone,
circa 2,6 milioni sono così povere che hanno dovuto rivendere parte del loro cibo
per comprare generi di prima necessità, come medicine e vestiti. Altri 3,6 milioni
di iracheni, il 14 per cento della popolazione, sarebbero a rischio se la distribuzione
pubblica di alimenti venisse interrotta”, prosegue Mia Turner, e aggiunge: “La
nostra speranza è che molto presto verrà un giorno in cui l’Iraq sarà autonomo.
Fino ad allora il World Food Programme continuerà a fornire la sua assistenza”.
Le razioni da sole non bastano. E’ da considerare anche che, le razioni di cibo distribuite sui cui si basa
l’alimentazione di tanta parte della popolazione irachena, non comprendono in
genere alimenti freschi, come frutta e verdura. Le famiglie, per diversificare
la dieta e avere apporti nutritivi adeguati per la salute, dovrebbero quindi procurarsi
questi generi alimentari al mercato, condizione assai difficile date le condizioni
di estrema povertà, concentrate soprattutto nelle zone rurali (56 per cento rispetto
al 44 per cento delle aree urbane).
In attesa della stabilità. Fatti i calcoli sulla situazione irachena, è tempo di passare ad azioni mirate
da realizzare in tempi brevi: “Il WFP ha lanciato un’operazione di emergenza del
costo di 60 milioni di dollari, che si rivolge alle persone più vulnerabili in
Iraq” continua a raccontare Mia Turner. L’operazione verrà in aiuto di 220.000
bambini malnutriti e delle loro famiglie (oltre un milione di persone), più di
1,7 milioni di alunni in età scolare, 350.000 donne in gravidanza e in allattamento
e oltre 6.000 pazienti malati di tubercolosi. Il tutto nella speranza e con l’obiettivo
che, nel tempo, gli iracheni possano raggiungere l’autonomia: “L’Iraq è un Paese
ricco in risorse naturali” dice ancora Torben Due. “Una volta stabilizzato politicamente
ed economicamente, potrà prendersi cura di questa parte della popolazione. Ma
finché questo non accade, è necessaria un’assistenza esterna”. Un’assistenza che
permetta il mantenimento a lungo termine dell’autonomia e dei risultati raggiunti:
“Nell’ambito dell’operazione di emergenza, il WFP assisterà le istituzioni del
Paese irachene nella ricostruzione, attraverso la formazione degli iracheni stessi,
perché siano in grado di controllare e analizzare gli indicatori della sicurezza
alimentare e progettare risposte appropriate. Tuttavia, la nuova operazione si
trova di fronte a una grave carenza di fondi da parte dei donatori. Questa è una
grande preoccupazione”, conclude Turner.
Valeria Confalonieri