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Piero Pomponi è un fotoreporter affermato, che collabora con numerose testate
nazionali e internazionali e che nella sua vita ha fotografato e ripreso tante
guerre in America Latina e Africa. E è proprio per la sua lunga esperienza che
possiamo credergli quando riferisce a PeaceReporter che “quella contro l’Aids è la guerra più lunga e dura da combattere”. Una frase
non da poco, specie se riferita a un paese che vive ormai da 19 anni una guerra
civile devastante che insanguina i distretti settentrionali al confine con il
Sudan.
La fondazione. Meno di 10 anni fa in Uganda il 18% della popolazione era affetto da Hiv. Nonostante
i grossi progressi registrati nell’ultimo decennio, rimane ancora molto da fare
per debellare una piaga che ogni anno miete migliaia di vittime nel paese. E Piero,
nonostante i suoi mille impegni, ha deciso di dare il suo contributo per aiutare
questo martoriato paese a uscire dal tunnel: assieme a suor Ernestina Akullu ha
fondato a Luwero la Good Samaritan Foundation, che mantiene un ospedale-dispensario gestito per il momento solo da suore e
levatrici, ma che ha grandi progetti per il futuro. “Siamo nati nel 2004, da un’idea
di suor Ernestina e mia - ci dice Piero - . Al momento gestiamo un dispensario
che ha circa 200 posti letto e operiamo nella regione attorno a Luwero, a circa
80 km da Kampala, ma abbiamo in mente di allargare appena possibile il raggio
della nostra assistenza anche ai distretti settentrionali dove infuria la guerra
civile e, se possibile, anche al Sudan meridionale. Al momento serviamo un’area
di 25.000 persone grande più o meno come il Lazio.”
Le sfide future. Ben presto però Piero e suor Ernestina si sono resi conto che le esigenze della
popolazione andavano oltre la semplice ma fondamentale assistenza ai malati di
Aids. Così si sono dovuti attrezzare facendo di necessità virtù, creando nuovi
reparti come quelli di ginecologia o pediatria. “Nella struttura nascono 5 o 6
bambini al giorno” – ci dice orgoglioso Piero – “e anche se per ora le strutture
sono quello che sono, puntiamo a costruire una sala operatoria entro l’inizio
del prossimo anno.” Un obiettivo ambizioso, che dovrà essere preceduto da alcuni
passi intermedi. “Abbiamo intenzione di trasformarci presto in una Ong ugandese,
e di impiegare prevalentemente personale locale. Troppe volte abbiamo avuto esperienza
di Ong che anche per lo scarso raccordo con la popolazione del luogo o per poca
esperienza non sono state efficaci. E’ una strada che non vogliamo assolutamente
seguire.”
Presa di coscienza. “Ho già invitato qui a Luwero alcuni miei amici giornalisti:” – spiega Piero
– “i primi giorni li porto a vedere le bellezze naturali del paese, il lago Vittoria,
le sorgenti del Nilo, ma alla fine metto in programma anche una visita al dispensario.
Spesso per loro è uno shock vedere queste persone in fin di vita, ma sono convinto
che questo sia l’unico modo per far entrare in contatto anche il mondo occidentale
con la tragedia che questa gente vive ogni giorno. E’ un metodo un po’ machiavellico
se vogliamo, ma almeno permette di prendere realmente coscienza di cosa succede
qui.” Nella speranza che il mondo si interessi finalmente di questa tragedia dimenticata. Matteo Fagotto