24/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre è in corso il processo per il massacro di Andjan, alcuni accusati confessano. Forse non troppo spontaneamente
scritto per noi
da Gianluca Ursini
 
Sabato scorso le autorità uzbeche hanno arrestato il leader di un movimento d'opposizione, 'Arcobaleno Uzbekistan' secondo quanto riportato da 'Radio Free Europe', sito di informazione sulle violazioni dei diritti civili, legato al magnate americano George Soros. Sanjar Umanov è stato arrestato il 22 ottobre nella capitale Tashkent, accusato di delitti di matrice economica. Dalla sua detenzione, altri quattro membri del gruppo sono poi stati arrestati. La coordinatrice del gruppo d'opposizione, Nodira Hidoyatova, ha detto che la polizia avrebbe anche perquisito la sede dell'associazione. 'Arcobaleno Uzbekistan' chiedeva apertamente la cacciata del premier Islam Karimov, dopo il massacro del 13 maggio scorso a seguito della rivolta nella città di Andijan, valle Fergana. Intanto prosegue nella capitale il processo a 15 uomini d'affari appartenenti alla setta islamica 'Akramiya' e accusati d'aver istigato la rivolta, poi costata la vita a circa un migliaio di persone secondo le organizzazioni di difesa dei diritti umani.
Secondo l'organizzazione Amnesty International, “Il Governo uzbeco sta cercando di mettere sotto assedio la verità su quanto accadde durante i fatti di Andijan”; un monito pesante verso un esecutivo che riconosce solo 187 vittime ufficiali del fuoco dell’esercito; una confessione raccolta da PeaceReporter parlava di oltre 4mila morti quel giorno.
 
Andijan si trova nella valle di Fergana, al confine con il KirghizistanProcesso all'Akramya. Adesso ai parenti dei 15 processati per quei fatti non viene concesso l’ingresso in aula; sono invece presenti e numerosi, i parenti delle vittime nelle fila dell’esercito, che chiedono a gran voce la pena di morte per i processati. Il procuratore statale uzbeco Anvar Nabiev ha accusato media stranieri, Ong e attivisti dei diritti umani di aver costruito una falsa campagna di informazione per incolpare il governo di Tashkent della strage. A capo della repubblica ex membro dell’Unione Sovietica, siede dal 1989 lo stesso uomo, Islam Karimov, confermato fino al 2007 da elezioni farsa alle quali non partecipa la vera opposizione. Karimov ha finora negato ogni richiesta di una commissione internazionale d’inchiesta sui fatti di Andijan, avanzata anche dalla Segretario di stato Usa Condoleeza Rice il passato mese di giugno.
 
Il dittatore Islam Karimov incontra l'allora segretario Nato Pat RobertsonStrage di Stato. Per il rapporto di Amnesty International, sulla base di diverse testimonianze di uzbechi presenti alla manifestazione, i soldati governativi hanno volutamente perpetrato una strage, su istigazione dei loro superiori. Le forze militari avrebbero deliberatamente aperto il fuoco a casaccio contro una folla inerme di migliaia di persone, che festeggiava la liberazione con la forza dalle carceri cittadine di 23 affiliati alla setta, benvoluti per le loro attività di beneficenza. Dopo la strage gli arresti sarebbero stati  migliaia, seguiti da interrogatori basati sulla tortura, per intimidire i testimoni oculari e ottenere confessioni ed accuse montate ad arte. “Abbiamo centinaia di testimoni per provare le nostre accuse – ha detto la portavoce di 'Amnesty' – come quando riferiamo di diversi familiari a cui i funzionari della magistratura chiedevano di portare i documenti d'identità degli scomparsi. Per loro sarebbe stato molto difficile così dimostrare l’esistenza di qualcuno che non esisteva più”. Mentre gli oppositori venivano massacrati, l’accesso alla città veniva interdetto ai liberi giornalisti, così come i siti che riferivano sul massacro versioni non gradite al governo venivano chiusi. “Abbiamo seguito con dolore le violazioni dei diritti umani perpetrate in Asia centrale – ha detto il responsabile dell’area per la Ong ‘Human Rights Watch’, Holly Cartner – ma non avevamo mai visto una pianificazione così massiccia di atti contro l’umanità, come in occasione della repressione antiislamica dopo Andijan. Invece di cercare tra i militari i veri responsabili, il governo cerca di mettere a tacere i testimoni e di sviare da sé le accuse sulla strage”.
 
 
Familiare di alcune vittime di AndijanConfessioni sospette... Già dalla prima settimana del processo, c'erano state alcune confessioni. L’uomo accusato dai governativi di essere la mente dietro la strage avrebbe ammesso le proprie colpe: Muidin Sobirov ha parlato per quasi due ore, secondo quanto riferito dai giornalisti presenti in aula. In 120 minuti non ha quasi mai preso una pausa, ripetendo rapidamente le parole, per poi interrompersi e guardare il soffitto pensosamente, come una persona che stia ripassando una lezione mandata a memoria.. Ogni suo particolare della strage coincide minuziosamente con la versione fornita dalla procura il 5 settembre e ampiamente pubblicata dai media progovernativi. Sobirov ha poi risposto alle domande che gli venivano poste da giudici e pubblica accusa, ma non è stato chiesto nessun supplemento di prova per verificare le sue dichiarazioni, né la versione fornita dalla procura dello Stato è supportata da una minima prova. Il suo legale d’uffici non ha accennato nessuna tattica di difesa, nessuna richiesta alla corte, niente. Sobirov, come già fatto dai media statali, ha accusato i giornalisti stranieri di aver spinto i membri della fratellanza islamica ‘Akramiya’ a organizzare la protesta per i 23 uomini d’affari incarcerati.
 
 
Karimov con il ministro della Guerra Usa Donald Rumsfeld; l'Uzbekistan è un fedele alleato di Washington...estorte a suon di minacce. Secondo associazioni umanitarie come ‘Human Rights Watch’ (Hrw) di New York, questo tipo di confessioni vengono estorte con la forza o la minaccia di violenze e stupri ai danni delle mogli o di altri familiari. Questo processo sarebbe secondo la Ong un tentativo per sviare l’attenzione dalle colpe governative in una strage che ha visto i militari sparare sui civili inermi. ‘Hrw’ ha chiesto a Unione europea e Stati Uniti un bando totale alla vendita di armi a Tashkent e altre sanzioni economiche. Rimangono 14 accusati che non hanno alzato bandiera bianca. Chissà quanto dovremo aspettare per le loro confessioni.
 
 
 
Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Uzbekistan
Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: