23/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La presidente dello Sri Lanka propone il federalismo come soluzione alla guerra. Ma i problemi restano
Scritto per noi
da Paolo Zona*
 
Chandrika Kumaratunga
Le recenti dichiarazioni della presidentessa dello Sri Lanka Chandrika Kumaratunga riguardo alla creazione di un’entità federale che riconosca uguali diritti alla maggioranza Singalese e alla minoranza Tamil, ponendo fine al conflitto che da oltre venti anni oppone il Governo alle Ltte (le ‘Tigri di Liberazione del Tamil Eelam’, il nord-est del Paese a maggioranza tamil), hanno riacceso l’attenzione della comunità internazionale sull’evoluzione del processo di pace conseguente al cessate il fuoco firmato nel febbraio 2002.
Le affermazioni dei giorni scorsi non costituiscono tuttavia una novità: alla base della campagna elettorale per le presidenziali del 1995 c’era una piattaforma federalista che consentì alla Kumaratunga di raccogliere consensi tra i Tamil moderati e di vincere le elezioni.
L’incapacità di rispettare le promesse elettorali nel corso del suo primo mandato presidenziale, unitamente al proseguimento del conflitto nel nord-est e a una catena di attentati nella capitale, non hanno comunque impedito alla Kumaratunga di conservare il potere anche nelle successive presidenziali del dicembre 1999. In questa ottica, alla vigilia delle elezioni presidenziali fissate per il 17 novembre 2005, le dichiarazioni della Presidentessa appaiono tutt’altro che sorprendenti.
 
Tombe tamilTsunami e complicazioni al processo di pace. A dieci mesi dallo tsunami che ha devastato lo Sri Lanka, il clima politico del Paese appare quanto mai incerto e le tensioni che sembravano essersi spente con la firma del cessate il fuoco sembrano pericolosamente riaffiorare.
Il Governo e le Ltte hanno inizialmente cooperato nell’assistenza alle vittime dello tsunami, ma ben presto la situazione si è deteriorata, con l’accusa rivolta dai ribelli al governo di attuare una discriminazione anti-tamil nella distribuzione degli aiuti. Su pressione della comunità internazionale, tuttavia, il 24 giugno scorso il governo e le Ltte hanno firmato un accordo (“Ptoms”) sulla gestione degli aiuti per lo Tsunami nelle aree sotto controllo delle Tigri più bisognose di assistenza.
Il Jvp, partito ultranazionalista salito al potere insieme allo Slfp della presidentessa Kumaratunga nell’aprile 2004, ha protestato contro gli accordi accusando il governo di legittimare le Ltte ed è infine uscito dalla coalizione, lasciando l’esecutivo in una posizione di estrema debolezza. Gli Ptoms sono stati comunque sospesi dalla Corte Costituzionale nel luglio scorso e una decisione finale in merito alla loro validità è attesa entro l’anno. Il processo di pace portato avanti con la mediazione del governo norvegese appare in una fase di stallo dopo lo stop ai colloqui decretato dalle Ltte nell’aprile 2003 e segnali di belligeranza provengono da entrambi gli schieramenti. E il recente assassinio del ministro degli Esteri, un tamil moderato fedele alleato della Kumaratunga, ha deteriorato la situazione. Il governo accusa i ribelli dell’attentato, ma questi continuano a respingere le accuse.
  Sfollati
La questione degli sfollati. Nel Nord e nell’Est, zone di conflitto duramente colpite dallo Tsunami del 26 dicembre 2004, si vive in una totale incertezza. Il maremoto ha mietuto in tutto lo Sri Lanka oltre 30mila vittime e creato nell’immediatezza dell’evento un milione di sfollati (su una popolazione di 19 milioni di persone), in seguito ridotti a circa 400mila, che si sono andati ad aggiungere a quelli creati da venti anni di guerra civile. Circa 70mila tra gli sfollati di guerra vivono nei cosiddetti “welfare centres” (centri di assistenza): inizialmente pensati come soluzioni temporanee, queste strutture costituiscono oramai una squallida e sovraffollata soluzione al re-insediamento e in alcuni casi accolgono famiglie che da più di venti anni sono alla ricerca di una sistemazione permanente.
D’altra parte, sono circa 65mila gli sfollati dello tsunami ospitati in campi di accoglienza dove il re-insediamento appare più a portata di mano – almeno sulla carta – vista la grande quantità di aiuti destinati alle vittime dello tsunami e di progetti attualmente in fase di realizzazione.
La precaria situazione degli sfollati resta comunque uno dei più gravi problemi che i prossimi governi si troveranno a dover affrontare.
 
Categoria: Guerra, Pace, Politica
Luogo: Sri Lanka