23/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le nonne di Plaza de Mayo trovano l'81esimo figlio di desaparecidos
Desaparecidos“Abbiamo trovato un altro nipote. Un altro nipote ci ha trovate”. È con grande commozione che le Abuelas de Plaza de Mayo hanno annunciato che l’81 figlio di desaparecidos, Leonardo Fosatti, 29 anni, è stato ritrovato, ha riabbracciato la sua famiglia, quella vera, quella che la dittatura militare ha cercato di cancellare, di distruggere, di seppellire per sempre, senza riuscirci. Rimasto finora nelle nere fauci della falsità, delle menzogne raccontate dalla famiglia adottiva che lo ha ricevuto quale prezioso regalo dagli amici del governo, Leonardo ha potuto finalmente ritrovare se stesso. Quello a cui i sequestratori ambivano, ovvero far sparire dalla storia volti, nomi, intere vite, sequestrando, torturando e massacrando gli oppositori del loro folle piano liberticida, è svanito nell’amore, nella grande passione che ha legato chi è rimasto a chi non c’è più. Le nonne non dimenticano. E non perdonano. Le hanno portato via i figli, le hanno lasciate nell’incertezza, le hanno negato perfino di vivere il lutto. Ma il loro dolore, tutto lo strazio per una punizione tanto infame, le abuelas sono riuscite a trasformarlo in rabbia, in rabbiosa energia costruttiva. E nessuna di loro ha mai smesso di cercare da allora, di inseguire la verità sulla fine dei loro figli, la verità sul destino dei loro nipoti. Sì perché i neonati venivano considerati dal regime merce molto preziosa, anche se frutto di dissidenti. E allora le donne incinte le si incarcerava, le si torturava ma sempre cercando di preservarle per il parto. Poi, una volta messo al mondo il bambino: kaputt, spazio alla solucione finale, protagoniste fra tanti di una tragica conseutudine di morte: la “pulizia del mercoledì”, il giorno della settimana in cui si sterminavano i carcerati di turno, quelli che non parlavano, i duri e puri.
E i piccoli? Li si dava in adozione, si faceva felici le famiglie “per bene”, quelle senza strane idee in testa, le più ben viste, le ben pensanti.
 
Nonne di Plaza de Mayo col tradizionale fazzoletto bianco in testaMa alle nonne non la si fa. Da 20 anni les abuleas vivono per tener viva la loro memoria, vivono per cercare, per avere giustizia della guerra sucia di Videla e compagni. E cercano, cercano, bussando ad ogni porta, disturbando generali e gran ministri, coinvolgendo avvocati ed esperti di diritti umani. Sempre a testa alta, col loro fazzoletto bianco ben annodato in testa, lavorando giorno e notte nelle ampie stanze dell’associazione, sempre piene di vita, di voglia di andare avanti, di desiderio di combattere il peso soffocante della morte, che ognuno di loro porta nel cuore.
E lo fanno per ogni singola denuncia, lo fanno per non dimenticare nessuno degli oltre 30mila desaparecidos argentini, lo fanno per ribbracciare prima o poi ognuno di quei loro nipoti strappati dalle ventri delle loro madri. E ci stanno riuscendo. Per ora hanno messo a segno ben 81 casi. L'ultimo è stato appunto la vicenda di Leonardo. La denuncia della famiglia Ortega, i parenti della mamma del giovane, è sui banchi delle abuelas da 20 anni. La richiesta comprendeva il ritrovamento di tre desaparecidos: Inés Beatriz Ortega, che nel momento della sparizione aveva 16 anni ed era incinta di 7 mesi; suo marito, Rubén Leonardo Fosatti, 22enne, e il piccolo Leonardo, nato nelle fredde celle del carcere.
 
Ines OrtegaTutto è cominciato il 21 gennaio 1977. Inés e Rubén vivevano a Quilmes. Lei, operaia tessile, frequentava la scuola superiore; lui, operaio metallurgico, era studente di storia all’università di La Plata. Furono portati via, perchè lei militava nella Ues.
Nel carcere dove fu rinchiusa nacque il piccolo Leonardo. Era il 12 marzo del 1977.
Dalle ricerche condotte dall’associazione delle Nonne, sembra che nel carcere dov’erano detenuti fossero trattati con un programma particolare, tanto da non comparire nell’elenco dei prigionieri. Grazie alle testimonianze raccolte è emerso che al momento del parto Inés aveva appena compiuto 17 anni. Era il suo primo figlio. Le sue compagne di prigionia le spiegavano gli esercizi di respirazione e cercavano di aiutarla a prepararsi al parto. Quando le cominciarono le contrazioni, i primi giorni di marzo, tutti chiesero l’intervento di un medico. Si presentò il commissario medico Jorge Antonio Bergés, che la portò assieme con un’altra donna incinta in un edificio nelle vicinanze, dove le fece una supposta visita ginecologica. Poi la riportò in cella. Quando le contrazioni arrivarono forti e decisive, fu stesa su una tavolaccia sporca, legata ai polsi e alla fronte, e guardata a vista da un branco di poliziotti. In queste condizioni dette alla luce suo figlio. Stettero insieme meno di 5 giorni. Poi le guardie le dissero che El Coronel desiderava conoscere il bambino. Non lo rivide mai più. Di lei non si è saputo più niente. Silenzio assoluto anche sul destino toccato a Rubén.
 
desaparecidosPer il proprio sangue. Nel marzo del 2004, arrivò alla filiale di La Plata delle Nonne di Plaza de Mayo un giovane che, con molti altri ragazzi, era in cerca di qualcuno che lo aiutasse a risolvere i dubbi sulla sua vera identità. “Vorrei sapere chi sono”, disse. L’unica cosa di cui era certo è che coloro che lo avevano cresciuto non erano suo padre e sua madre. Così, nell’aprile dello stesso anno si presenta davanti alla Commissione Nazionale per il Diritto all’Identità (Conadi), che promette di aprire le indagini. Davanti all’evidenza che quel giovane pieno di voglia di sapere fosse uno dei nipoti tanto cercati, la Conadi ordina la perizia genetica al Banco nazionale dei dati genetici, in modo da realizzare l’esame del Dna incrociandolo con i singoli dati dei distinti gruppi familiari dei desaparecidos.
Finalmente, l’11 agosto scorso, il Banco nazionale ha rivelato il verdetto: quel giovane è proprio uno dei nipoti ricercati dalle Abuelas. Nome, cognome e albero genealogico del ragazzo è ricostruito. Si tratta di Leonardo, di quel bambino nato sul tavolo della cucina del carcere, che porta lo stesso nome di suo padre.
Leonardo ha riabbracciato così sua nonna, ha guardato per la prima volta la foto di sua madre, ha ascoltato il racconto su chi era sua padre. Ha potuto finalmente cominciare il lungo cammino verso la sua storia, verso se stesso.
Per le Abuelas de Plaza de Mayo lui è invece la speranza, la concreta testimonianza che l'amore vince, sconfigge la violenza, la follia, la guerra, la morte. Per le Nonne è un’altra vittoria, la conferma che la verità deve arrivare, prima o poi. E sicuramente, sempre e comunque, meglio tardi che mai.
 

Stella Spinelli

Articoli correlati:
13/09/2005 Non c'è progresso senza giustizia: Juan Gelman, poeta argentino che ha subito la ferocia della dittatura
02/09/2005 Infrangiamo il muro del silenzio: Vera Jarach, due volte perseguitata da dittature, fondatrice delle 'Madres de Plaza de Mayo'
05/09/2005 La sorella ritrovata: Dopo 28 anni trovati i resti di una delle due suore francesi desaparecidas
30/08/2005 Sopravvissute: Tre donne raccontano il loro passaggio per le carceri della dittatura militare. E le difficoltà che sono seguite
30/08/2005 Nel rovescio del mondo: Il poeta Juan Gelman, in esilio per anni perché contro la dittatura militare
29/08/2005 Tango e campi di concentramento: Come fecero i militari ad uccidere 30mila persone
24/08/2005 Non li dimenticheremo 'Mai Più': Rubén Chababo, del Museo della Memoria di Rosario
29/08/2005 L'orrore cominciò ventinove anni fa: Come fare scomparire l'opposizione col favore dei media occidentali
29/08/2005 O da una parte, o dall'altra!: I preti dell'Argentina dei desaparecidos
29/08/2005 Niente ci toglierà la speranza: Un processo a Roma e il dramma di una nonna che non può vedere sua nipote
01/07/2005 I fiori ostinati della speranza: Basta annullare due leggi per mettere fine all'impunità dei crimini della dittatura?
20/06/2005 Militanza della memoria: Madri, nonne, ma anche figli di Plaza de Mayo, invitano a non rassegnarsi al crimine dell’oblio
16/06/2005 Massimo Carlotto: Sulla sentenza del tribunale argentino che riapre i processi ai militari golpisti
15/06/2005 Enrico Calamai: Giustizia. La fine dell'impunità per i militari della dittatura argentina
27/03/2004 La lezione di Julio Velasco: L'Argentina di oggi e quella della dittatura. Cosa è cambiato con Kirchner
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità