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“Abbiamo trovato un altro nipote. Un altro nipote ci ha trovate”. È con grande
commozione che le Abuelas de Plaza de Mayo hanno annunciato che l’81 figlio di desaparecidos, Leonardo Fosatti, 29 anni, è stato ritrovato, ha riabbracciato la sua famiglia,
quella vera, quella che la dittatura militare ha cercato di cancellare, di distruggere,
di seppellire per sempre, senza riuscirci. Rimasto finora nelle nere fauci della
falsità, delle menzogne raccontate dalla famiglia adottiva che lo ha ricevuto
quale prezioso regalo dagli amici del governo, Leonardo ha potuto finalmente ritrovare
se stesso. Quello a cui i sequestratori ambivano, ovvero far sparire dalla storia
volti, nomi, intere vite, sequestrando, torturando e massacrando gli oppositori
del loro folle piano liberticida, è svanito nell’amore, nella grande passione
che ha legato chi è rimasto a chi non c’è più. Le nonne non dimenticano. E non
perdonano. Le hanno portato via i figli, le hanno lasciate nell’incertezza, le
hanno negato perfino di vivere il lutto. Ma il loro dolore, tutto lo strazio per
una punizione tanto infame, le abuelas sono riuscite a trasformarlo in rabbia, in rabbiosa energia costruttiva. E nessuna
di loro ha mai smesso di cercare da allora, di inseguire la verità sulla fine
dei loro figli, la verità sul destino dei loro nipoti. Sì perché i neonati venivano
considerati dal regime merce molto preziosa, anche se frutto di dissidenti. E
allora le donne incinte le si incarcerava, le si torturava ma sempre cercando
di preservarle per il parto. Poi, una volta messo al mondo il bambino: kaputt,
spazio alla solucione finale, protagoniste fra tanti di una tragica conseutudine di morte: la “pulizia del
mercoledì”, il giorno della settimana in cui si sterminavano i carcerati di turno,
quelli che non parlavano, i duri e puri.
Ma alle nonne non la si fa. Da 20 anni les abuleas vivono per tener viva la loro memoria, vivono per cercare, per avere giustizia
della guerra sucia di Videla e compagni. E cercano, cercano, bussando ad ogni porta, disturbando
generali e gran ministri, coinvolgendo avvocati ed esperti di diritti umani. Sempre
a testa alta, col loro fazzoletto bianco ben annodato in testa, lavorando giorno
e notte nelle ampie stanze dell’associazione, sempre piene di vita, di voglia
di andare avanti, di desiderio di combattere il peso soffocante della morte, che
ognuno di loro porta nel cuore.
Tutto è cominciato il 21 gennaio 1977. Inés e Rubén vivevano a Quilmes. Lei, operaia tessile, frequentava la scuola
superiore; lui, operaio metallurgico, era studente di storia all’università di
La Plata. Furono portati via, perchè lei militava nella Ues.
Per il proprio sangue. Nel marzo del 2004, arrivò alla filiale di La Plata delle Nonne di Plaza de
Mayo un giovane che, con molti altri ragazzi, era in cerca di qualcuno che lo
aiutasse a risolvere i dubbi sulla sua vera identità. “Vorrei sapere chi sono”,
disse. L’unica cosa di cui era certo è che coloro che lo avevano cresciuto non
erano suo padre e sua madre. Così, nell’aprile dello stesso anno si presenta davanti
alla Commissione Nazionale per il Diritto all’Identità (Conadi), che promette
di aprire le indagini. Davanti all’evidenza che quel giovane pieno di voglia di
sapere fosse uno dei nipoti tanto cercati, la Conadi ordina la perizia genetica
al Banco nazionale dei dati genetici, in modo da realizzare l’esame del Dna incrociandolo
con i singoli dati dei distinti gruppi familiari dei desaparecidos. Stella Spinelli