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“Da
lunedi qui in Acre, gli occhi ardono, i bambini svengono e le scuole chiudono.
L’Amazzonia è in fiamme”. Padre Massimo
vive a Rio Branco, capitale dello
stato amazzonico dell’Acre, da più di 25 anni ed è ormai abituato ad assistere
a incendi improvvisi che pian piano si mangiano, ettaro dopo ettaro, il polmone
verde
dell’intero pianeta. Sin da subito, ha assistito alla fuga di intere famiglie,
scacciate dalle fiamme che i grandi proprietari appiccano per crearsi spazi
adatti al pascolo, all’allevamento di vacche. Ed è proprio in mezzo a quella
gente spaventata e senza più un passato che il missionario lucchese ha creato
il suo centro parrocchiale. Da allora lavora ogni giorno per loro, con loro. E
a salvaguardia della foresta. Ma oggi il suo grido si fa ancora più forte.
Il peccato capitale. “Da giorni il polmone del
mondo sta letteralmente asfissiando e si contano già le prime vittime:
un
centinaio di bambini – racconta il missionario. Le autorità non
riescono più a
debellare le fiamme. E’ un disastro. Neppure i piccoli agricoltori
sanno
controllare le fiamme che arrivano a distruggere le piantagioni di
banane,
caffè, riso, fagioli, arance, pascoli e addirittura le loro case.
Lunedì, la
Segreteria della Sanità della Stato ha chiesto a tutte le parrocchie di
collaborare a una campagna d’emergenza contro il Rotavirus, la peggiore
delle
conseguenze della siccitá, del fumo e della polvere, che minaccia
bambini,
adulti e anziani in situazione di scarsa alimentazione e igiene. Ogni
giorno
mille bambini sono portati al pronto soccorso per diarrea, vomito e
febbre, che
portano disidratazione e quindi morte. Le strutture sanitarie stanno
rivelando la loro debolezza:
infrastrutture fragili, incompetenza degli infermieri e poca assistenza
per i
piú poveri. Sono già morte decine di bambini e tutti appartenevano a
famiglie indigenti –
sottolinea padre Massimo. L´umiditá relativa dell´aria si é abbassata
troppo e respirare sta diventando impossibile. Il calore è infernale.
Tutto intorno è fumo, denso e intenso. Qualcuno gira con le mascherine
bianche per tentare di difendere le vie respiratorie. Gli aerei non
decollano né atterrano da tre giorni
per la visibilitá inferiore ai 300 metri, nonostante i radar, quindi
gli aeroporti sono chiusi. Nella zona rurale, sono state distrutte dal
fuoco incontrollato una cinquantina di piantagioni,
una dopo l’altra. É stato chiamato l´esercito per
controllare l´incontrollabile. Gli agricoltori a turno si stanno
organizzando per vigilare. Anche gli allevatori di bestame si
disperano, assistendo inermi alla
morte di vacche e vitellini. A fuoco lento. Ma senza confessare però il
loro peccato capitale
contro la natura, che da decenni stanno distruggendo impunemente".
E' emergenza. L´Acre ha decretato lo Stato di emergenza che gli dá il
diritto di chiedere al governo di
Brasilia aiuti economici, rinforzi,
medicinali, medici e infermieri,e pene più rigide per chi accende fuochi.
Sempre peggio. “La
pioggia è prevista solo tra una ventina di giorni, a meno che una processione
con potenti
preghiere non cambi il meteo. Avremo tutto il tempo per ripensare la nostra
educazione ambientale, la nostra politica forestale e la nostra responsabilitá
globale. Ma come é difficile senza l´onda di Chico Mendes, svegliare le
coscienze addormentate del Pianeta Terra. Purtroppo oggi non esistono più quei
grandi movimenti che richiamavano
l´attenzione del mondo, con discorsi e articoli veementi di politici
ecologisti, che decretano norme per difendere l´Amazzonia dalla distruzione a
garanzia del futuro dell’umanità.Per ironia del destino la
situazione si aggrava sempre di più. La distruzione della foresta registrata da
foto di satelliti è grandiosa e le fiamme bruciano alberi secolari in centinaia
di migliaia di incendi in tutto il territorio amazzonico. Soltanto in Acre sono
diecimila gli incendi registrati. Intere città spariscono dietro al fumo nero,
favorito dalla siccità e dall’egoismo insano dell’uomo”.Stella Spinelli