22/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un piccolo villaggio del Guangdong sfida il partito comunista cinese e vince
Scritto per noi da
Alessandro Orrù

I duemila abitanti in rivolta del villaggio di Taishi, non lontano dalla città di Canton, hanno occupato per due mesi le sedi istituzionali del loro piccolo paese per chiedere la rimozione del sindaco, il corrotto capo di partito locale. Ci sono stati ripetuti scontri tra la polizia e gli abitanti, ma a guardar bene, quello che sta avvenendo in questo piccolo villaggio sembra rappresentare qualcosa di più del diffuso malessere a cui la recente cronaca dalla Cina rurale ci ha abituato: tutta la vicenda ruota intorno alla rabbia di poveri contadini contro gli abusi di potere del partito comunista cinese.

Feng Zhen, 90 anni, cittadina di TaishiC'era una volta. Solo qualche mese fa la vita scorreva secondo i ritmi di sempre. Ma poi la zona dove sorge Taishi è diventata una terra da "colonizzare" per le aziende della Cina del terzo millennio, a causa del basso costo dei terreni e della manodopera. I dirigenti del villaggio avevano così deciso di considerare le offerte d'acquisto che da tempo giungevano numerose e vendere qualche ettaro di terreno per ridistribuirne i dividendi ai nuclei familiari. La somma ammontava a circa 120 dollari all'anno. Una miseria anche per un piccolo villaggio vicino a Canton. Alla fine, quando anche i più riluttanti erano stati convinti, alcuni hanno incominciato a lamentare di non essere stati pagati e si è iniziato a dubitare della gestione dei ricavi, sospettando che fossero di gran lunga più alti di quelli dichiarati. Da subito il malcontento degli abitanti si è incanalato verso Chen Jinheng (che ricopre una carica analoga a quella del sindaco in Italia) e con una raccolta di firme rivolta alle autorità locali hanno provato a cacciarlo via: nessun risultato. I contadini sono allora scesi in piazza con i loro cartelli e hanno affidato anche ad internet le ragioni della loro protesta.

Il 12 settembre gli abitanti hanno reagito con la non-violenza alle provocazioni Repressione di una rivolta pacifica. Secondo i cittadini esistono le prove che la maggior parte dei ricavi delle vendite dei terreni agricoli è finita nelle tasche del sindaco e dei suoi collaboratori. Durante il mese di agosto almeno 5 abitanti di Taishi sono stati arrestati nel corso di scontri con la polizia, che in assetto antisommossa ha circondato il villaggio. Gli arrestati sono stati rilasciati solo dopo qualche giorno. Decisi comunque a portare avanti la lotta in maniera non violenta, circa quindici giorni fa 80 abitanti hanno iniziato a fare lo sciopero della fame per attirare l'attenzione delle autorità. Ai media internazionali l'avvocato del villaggio Guo Feixiong ha dichiarato: "Fanno lo sciopero della fame per chiedere giustizia, democrazia e diritti. Vogliono che le autorità leggano la petizione ed intraprendano una procedura di richiamo per il capovillaggio". Dopo qualche giorno la petizione è stata accettata, così le autorità locali hanno organizzato una consultazione che ha permesso a questa piccola comunità rurale del Guangdong di eleggere un comitato di sette persone (tutti membri del partito comunista) che "guiderà il villaggio alle prossime elezioni per sostituire il comitato direttivo e il capovillaggio".

Prima di approvare la petizione le autorità hanno controllato i documenti di tutti coloro che avevano firmato Esperimenti di democrazia. Non è un caso che ciò che è successo a Taishi abbia richiamato l'attenzione della stampa internazionale. Un quotidiano di Hong Kong pochi giorni fa, riferendosi a quanto successo, ha titolato in prima pagina "Road map for democracy?". Intanto alcuni avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani parlano di pietra miliare nella storia del paese, altri parlano di un "esperimento in atto". L'esperto di legge costituzionale cinese Fan Yafeng ha dichiarato: "questo modello di democrazia diretta potrebbe allargarsi". Non è un caso forse che in merito alla questione il Premier Wen Jiabao abbia detto in occasione del recente summit Ue-Cina: "Cercheremo sempre più nel futuro di portare avanti politiche democratiche. Se i cinesi riescono a gestire un piccolo villaggio, credo che tra diversi anni potranno farlo con una città. Il nostro è un sistema in evoluzione".
Categoria: Diritti, Elezioni, Popoli
Luogo: Cina
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