stampa
invia
Una iniziativa
riuscita. “Ancora non abbiamo le cifre ufficiali, ma sembra che anche
quest’anno il trend delle presenze al Festival sia in crescita”, racconta molto
soddisfatto Fabio Granata, assessore al Turismo di San Vito lo Capo, “il
festival è un grande impegno per noi, perché non si limita certo ai giorni
della manifestazione, ma ci tiene impegnati per tutto l’anno. Anche solo per
tenere i contatti con i giornalisti e le delegazioni”. L’ottava edizione, dal
20 al 25 settembre 2005, si annuncia come un successo che non si limita solo ai
giorni dell’iniziativa. “Il festival ha dato visibilità alla cittadina di San
Vito”, spiega l’assessore, “e la mia città, una volta che viene scoperta, si
pubblicizza da sola. Il mare è pulito, il posto bellissimo. Chi ha conosciuto
San Vito grazie al Festival non ha smesso di tornarci, durante tutto l’anno. Ogni
giorno si parla di crisi del turismo in Sicilia, ma noi non abbiamo nulla di
cui lamentarci”. Il festival è nato nel 1998, da un’iniziativa privata subito
sposata dalle istituzioni di San Vito. Nel piccolo paese in provincia di
Trapani s’incontrano delegazioni provenienti da tutti i paesi nei quali la
cultura del cous cous è radicata: Algeria, Marocco, Tunisia, Palestina,
Israele, Costa d’Avorio, Senegal e Italia. Già l’Italia, perché negli anni la
condivisione dello spazio mediterraneo ha creato uno scambio culturale e quindi
anche gastronomico infinito. Così anche nel nostro Paese si è diffuso l’amore
per questo piatto gustoso.
Un rapporto intenso.
Questo rapporto trova in San Vito lo Capo la sua capitale. Ma come vive un
piccolo paese come San Vito tutta questa visibilità? Come si rapporta la
popolazione locale con le delegazioni che arrivano da ogni parte del
Mediterraneo e non solo? “Ogni anno l’entusiasmo è alle stelle”, racconta
Granata, “soprattutto le donne di San Vito si fanno coinvolgere e si mescolano
alle delegazioni per dare una mano. Il clima è disteso e qui i cuochi
israeliani e quelli palestinesi vivono fianco a fianco durante la
manifestazione in allegria”. Questi rapporti sopravvivono alla durata della
manifestazione? “Certamente, qui ormai siamo amici e così pensiamo alle
delegazioni che vengono a prendere parte al concorso. Le faccio un esempio: se
vada in vacanza in Tunisia, mi viene assolutamente naturale chiamare i membri
della delegazione di quel Paese che per me sono amici. Mi creda: quando il
festival finisce, più di un membro delle delegazioni ha le lacrime agli occhi
quando saluta tutti prima di partire”. La manifestazione consiste in una serie
di degustazioni che alla fine, a insindacabile giudizio della giuria
qualificata, premiano il miglior cous cous. “Ma le iniziative non si
esauriscono con la gara”, racconta l’assessore, “visto che sono previste una
serie d’iniziative collaterali. Per esempio, in collaborazione con Arezzo Wave, abbiamo tutta una sezione
dedicata alla world music. Perché qui, più che il cous cous, si celebra la
multiculturalità”. Il festival ha avuto un grande successo negli anni e
qualcuno ha provato a esportare l’idea. “Molti ci hanno contattato, come il
comune di Vercelli per una sorta di festival del gusto. Vedremo, ma le confesso
che San Vito è molto geloso del suo festival!”, sorride l’assessore, e visti i
risultati ha ragione lui.Christian Elia