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La battaglia di
Bassora. Ma qual era lo scopo di questa operazione in grande stile? Le
truppe britanniche hanno liberato due dei loro che erano stati arrestati poche
ore prima dalla polizia irachena. Le ricostruzioni dell'arresto dei due
militari britannici sono contrastanti. Secondo gli ufficiali di polizia
iracheni i due inglesi, che viaggiavano in abiti civili, hanno rifiutato di
farsi identificare a un posto di blocco. Secondo il deputato Fattah al-Sheikh,
intervistato da al-Jazeera, i due militari inglesi erano
travestiti da arabi e l’auto sulla quale viaggiavano era piena di esplosivo.
John Reid, ministro della Difesa britannico, non ha commentato limitandosi a
confermare l’arresto di due militari del contingente della Gran Bretagna in
Iraq. Alla fine dell’attacco i due militari sono stati liberati, ma con loro
sono scappati anche 150 detenuti iracheni che hanno approfittato della
confusione per dileguarsi. Le immagini di ieri hanno colto di sorpresa
l’opinione pubblica, abituata a sentire parlare di Bassora e di tutta la zona
controllata dagli sciiti come di un’isola felice.
Nessuna sorpresa.
Qusay, un giornalista iracheno free-lance che vive in città e collabora con tv
e radio non la pensa così. “Se si guarda la situazione dal punto di vista del
cibo e dell’acqua, Bassora è tranquilla”, racconta Qusay, “la gente non muore
di fame e di sete, ma la situazione in città è molto pericolosa. Le truppe
britanniche che hanno la responsabilità della zona vivono rintanate nelle loro
basi, non escono mai. La città è in mano alle milizie armate. Nello specifico
a
Bassora il potere reale è nelle mani delle milizie del Mahdi, quelle fedeli a
Moqtada al-Sadr per intenderci. I militari si limitano a controllare le
strutture d’interesse strategico e commerciale, ma lasciano che per le strade
della città viga la legge del taglione. Alle milizia del Mahdi si
contrappongono infatti le milizie del Badr, i gruppi armati del partito Sciri,
la principale formazione politica sciita in Iraq. A tutte e due queste
formazioni sciite si oppongono i gruppi armati sunniti d’ispirazione salafita.
Gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno e, nelle rappresaglie che
seguono un attacco, paga sempre la popolazione civile”. La situazione che
racconta Qusay è molto pesante. Il giovane giornalista iracheno testimonia una
vita quotidiana che, a tratti, ricorda la Kabul dei talebani. “Le milizie,
armate fino ai denti e con i passamontagna, girano per le strade della città su
pick-up”, racconta Qusay, “con la forza impongono la chiusura di tutte le
attività che loro ritengono immorali: sotto i loro colpi cadono parrucchieri,
negozi di alcolici e negozi di musica. Una ragazza di Bassora, che lavorava
come interprete e giornalista, è stata assassinata e io stesso, in più di una
occasione, sono stato minacciato di morte”. Gli episodi che Qusay racconta sono
tanti, ma uno in particolare rende l’idea del clima irrespirabile di Bassora.
“Un giorno alcuni studenti universitari avevano organizzato un pic-nic fuori
città”, racconta il giornalista, “il gruppo era composto da ragazzi e ragazze
che avevano solo voglia di divertirsi e di stare insieme. I miliziani del
Mahdi, con la complicità della polizia, hanno circondato la zona e, per punire
la promiscuità di quella innocente scampagnata tra amici, hanno bastonato tutti
i presenti, distruggendo i loro cellulari e arrestando 8 ragazzi. Nessuno ha
mosso un dito”.
Mancata pacificazione. Questo il clima che si respira a Bassora, ma l’esercito britannico
avrebbe la responsabilità di quello che accade. “Come spiegavo i militari non
fanno nulla”, racconta Qusay, “e quando lo fanno è anche peggio delle milizie.
Un’operazione condotta in città per trovare armi è finita in un bagno di
sangue: 10 morti. Tutti civili. Inoltre non sono mai cessati gli arresti
arbitrari da parte dei militari britannici che, come accade anche in altre zone
del Paese, detengono illegalmente centinaia di persone senza sottoporle a un
processo, senza dare loro modo di vedere un avvocato e senza dare notizie alle
famiglie. La loro presenza in città non
ha per altro portato nessun beneficio lavorativo ai cittadini, com’è accaduto
in altre parti dell’Iraq, perché tutta la manodopera civile che lavora nelle
basi britanniche è composta da lavoratori che arrivano dall’estremo Oriente.
Come può la gente avere un buon rapporto con loro?”, chiede Qusay. I fatti del
carcere di Bassora dimostrano come la situazione sia fuori controllo, anche
perché la popolazione civile si trova stretta tra la brutalità dei metodi dei
militari del contingente britannico e le violenze delle milizie. “Comunque la
tensione tra sciiti e sunniti non tocca la gente comune. Io ne sono un esempio
pratico: mio padre è sciita e mia madre è sunnita. Sono i radicali di entrambe
le parti che rendono la situazione molto pericolosa – conclude Qusay - Se i britannici non riescono a tenere la
situazione sotto controllo, dovrebbero almeno evitare di rendere la situazione
ancora più difficile”.Christian Elia