20/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Inizia in Uzbekistan il processo a 15 "terroristi islamici". Colpevoli d'aver manifestato pacificamente
Scritto per noi
da Gianluca Ursini
 
In questi giorni, il centro uzbeco più popoloso della valle di Fergana, Andijan, presenta il solito aspetto da città di provincia. Nulla a che vedere coi giorni infuocati di maggio, in cui la popolazione protestò per la incarcerazione di 23 uomini d’affari molto amati per le loro donazioni a ospedali e istituti scolastici, ma accusati dal governo di Islam Karimov di essere “estremisti islamici della pericolosa organizzazione Hizb ut Tahrir, sezione Akramya”. Un insanguinato 13 maggio i cittadini che protestavano presero d’assalto la prigione, liberarono i detenuti politici e si impadronirono delle armi dei gendarmi; la reazione di polizia ed esercito uzbeco fu ingiustificatamente cruenta: per due giorni sulle strade di Andijan rimasero i cadaveri degli insorti. Per il governo di Tashkent ‘solo’ 187, per le associazioni umanitarie, da ‘Amnesty International’ a quelle uzbeche, minimo 500, massimo un migliaio.
 
Il simbolo di Uzb ut TahrirProcessate gli islamici. Martedì 20 settembre però, a 500 chilometri di distanza, nella capitale uzbeca, si inizia il processo a 15 dei protagonisti della rivolta di Andijan, accusati dalla procura di stato di essere “terroristi islamici”, Tra di essi, tre degli uomini d’affari isciritti alla confraternita islamica degli ‘Akramiti’, così detta dal fondatore, il ventinovenne Akram Yuldashev, insegnante di matematica di Andijan, che nel 1992 scrisse un libretto intitolato Yimonga Yul, La Via della Fede; ma anche quattro difensori dei diritti umani, colpevoli di aver organizzato manifestazioni pacifiche di piazza in difesa dei 23 incarcerati prima dei disordini. L’accusa della procura uzbeca è che i fatti di Andijan furono preordinati con largo anticipo, e che sul posto fossero presenti diversi guerriglieri islamici in armi.
 
Sento puzza di rivoluzione.. Con dei risvolti internazionali pericolosi. Perché si è scatenata da venerdì 16 una accesa polemica col vicino Kirghisistan, accusato dal procuratore Anvar Nabiev di aver “Ospitato e addestrato i guerriglieri islamici del gruppo Hizb ut Tahrir sul prorio territorio, in campi militari dell'esercito regolare”.  Secondo il magistrato uzbeco Bishkek sta tramando per sovvertire il regime esistente a Tashkent, dopo a sua volta essere caduta con la ennesima rivoluzione di velluto (nelle intenzioni degli organizzatori, poi terminata nel sangue) organizzata nei Paesi ex Urss, che in marzo ha rovesciato il regime di Askar Akaev, a beneficio degli oppositori Kurmanbek Kabiev e Felix Kulov. Un rapporto, consegnato dai servizi segreti – formalmente dalla magistratura – al parlamento uzbeco il 5 settembre scorso, parla di “300mila dollari serviti a finanziare la ribellione di Andijan, usati in Kirghizistan per acquistare armi e munizioni, stoccate nella città di Jalal Abad e poi portate nel nostro Paese; non solo, tra gennaio e aprile 2005, istruttori stranieri hanno addestrato nel Kirghizistan circa 70 estremisti religiosi ai metodi terroristi e al sabotaggio”.
“L’attacco terrorista su Andijan è stato attentamente pianificato da forze estere come azione mirata a minare l’indidpendenza politica dell’Uzbekistan – ha detto il procuratore capo sabato 16 – erano mirate a cambiare l’ordine costituzionale, per costituire un califfato islamico nella nostra area”. Nabiev accusa anche il governo kirghizo: “il perseverare nella scelta di piegarsi agli ideali occidentali e alla pseudodemocrazia ha permesso a membri di organizzazioni estremiste d'operare in Kirghizistan senza nessun controllo, e con loro anche rappresentanti di gruppi pro-diritti umani o d’opposizione, tutti controllati dall’estero; per questo motivo gli organizzatori (della protesta, ndr) hanno scelto il sud Kirghizo come base per promuovere queste pseudorivoluzioni e altri atti di terrorismo”.
 
 
Uzb ut TahrirEstremista sarà lei! Parole pesanti che hanno scatenato la risposta di Viaceslav Khan, vice presidente del Consiglio di sicurezza kirghizo: “Al momento non abbiamo informazioni d'alcun tipo sul presunto addestramento dei ribelli di Andijan in territorio kirghizo – né esiste nessuna prova per l‘accusa che lo stadio centrale di Osh (principale città del sud kirghiso, ndr) sarebbe stato usato come campo d'addestramento”. Il procuratore generale kirghizo Azimbek Beknazarov, nominato dall’opposizione dopo la caduta del regime, ha smentito le prove addote dal vicino. “Accuse assurde – ha detto ad una associazione umanitaria Usa – credo che gli Uzbechi abbiano addotto queste informazioni perché il loro parlamento ha chiesto un 'report' alle istituzioni giudiziarie, dopo i fatti cruenti di Andiian. A quel punto i loro servizi segreti han deciso di tirar fuori questa storia in una sorta di tentativo di stornare parte delle proprie responsabilità” La difesa di Beknazarov è stata ripetuta con toni ancor più accesi dal ministro della Difesa Ismail Isakov: “Il Kirghizistan non ha mai fornito a nessun terrorista assistenza, base, informazioni o rifugio”. Per il vice ministro degli Esteri Erkin Mamkulov, “le radici degli eventi di Andijan andrebbero cercati all’interno dell'Uzbekistan, non al di fuori”
 
 
La valle Fergana al confine tra Uzbekistan e KirghizistanUsa anch'io! No, tu no.. In tutto questo si inseriscono le polemiche tra i due Paesi, che dopo l’attacco Usa in Afghanistan si contendono il primato di nazione maggiormente strategica per il controllo militare Usa dell'area. Sia gli uzbechi, con la base di Karshi-Khanabad, sia i kirghisi a Ganci, ospitano aviogetti e altri armamenti dell’esercito a stelle e strisce. Dopo le critiche di Washington per i gravi fatti di Andijan, Karimov aveva invitato gli yankee a sloggiare, salvo ripensarci negli ultimi tempi. Segnali di distensione,come dimostrano le ultime notizie da Washington: nonostante le obiezioni del Congresso Usa, il Pentagono è intenzionato a pagare all’Uzbekistan 23 milioni di dollari per aver usufruito di alcune basi militari sul territorio nazionale.
 
Un seguace di Uzb ut Tahrir pachistano trascinato ad una manifestazione in KarachiDàgli all'islamico. Quel che rimane è che dei pacifici protestanti sono stati massacrati solo perché simpatizzanti di movimenti solidali islamici; “negli anni passati, ogni qual volta il regime uzbeko ha dovuto fronteggiare gruppi islamici di protesta, invece di ripensare le proprie politiche repressive, che non fanno altro che alimentare il dissenso, ha prefereito accusare direttamente i propri vicini, dai kirghizi ai tagiki ai kazaki, per aver consentito troppo alle loro opposizioni interne e estremisti islamici”, ha scritto una analista uzbeca rimasta anonima per il sito ’International war and Peace reporting’. A questo proposto, l’analista politico kirghizo Nur Omarov ha detto che “danno la colpa di tutto al Kirghizistan, per mostrare che il problema viene a fuori, mentre all ‘interno dell’Uzbekistan tutto sarebbe quieto a pacifico.” Le tensioni arrivano mentre le relazioni tra i due paesi sono cambiate radicalmente dopo Andijan. L’Uzbekistan non ha rinnovato il contratto annuale di fornitura di gas ai kirghisi, scatenando timori di black out in inverno; questa mossa è stata vista come una punizione per la decisione kirghisa di permettere alla agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr, di evacuare 439 rifugiati di Andijan in Romania a fine luglio. L’Uzbekistan aveva fino a quel momento cercato di far rientrare il gruppo, scappato dopo gli scontri per timore di rappresaglie. Ancora bruciati da questa decisione, gli Uzbechi potrebbero intraprendere rappresaglie per una recente decisione kirghiza di non deportare 15 rifugiati custoditi in un centro detentivo di Osh. Per il governo di Tashkent i 15 sono ‘terroristi’ responsabili delle violenze ad Andijan. Il 15 settembre la procura kirghiza ha deciso di consegnare 11 di essi alla Unhcr. Adesso è difficile prevedre una soluzione al caso dei “campi terroristi”. Da parte kirghiza c'è poco da fare, visto che le accuse sono considerate assolutamente false. E da oggi c’è un processo a carico di 15 persone che si proclamano innocenti. Il 'terrorismo islamico' sta tornando utile a molti regimi, dagli Usa alla Cecenia all’Asia centrale.
 
Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Uzbekistan
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