21/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche i più piccoli attraversano la frontiera Usa-Messico e lo fanno da soli e senza documenti
 
Un piccolo bambino guarda il cancello della frontiera fra Usa e Messico.Uno sguardo veloce a destra, uno sguardo veloce a sinistra e poi via, verso un futuro che credono migliore. Il buio della notte, nella zona desertica della frontiera fra Usa e Messico, è squarciato dalla luce della stelle che rendono meno inquietante questo angolo di mondo, passaggio obbligato per chi vuole entrare negli Usa illegalmente.
 
L’annoso problema della frontiera. Sempre più spesso a oltrepassare questa frontiera, composta da un muro di rete metallica alto tre metri voluto da Bill Clinton, sono giovani e giovanissimi, dai 5 ai 15 anni. La notizia è stata diffusa in un comunicato dal Dif, il sistema nazionale per lo sviluppo della famiglia, e dall’Unicef che, in un documento comune, hanno segnalato che sempre più spesso bambini e adolescenti scappano da situazioni di disagio quali la discriminazione, gli abusi sessuali, i maltrattamenti e lo sfruttamento del lavoro.
Dunque non solo questa frontiera vede il passaggio illegale di uomini e donne alla ricerca di un lavoro, molto spesso sottopagato e in nero, nelle fabbriche di assemblaggio che si trovano a pochi chilometri, in territorio Usa. Adesso quello che preoccupa è l'aumento dei minori che vengono fermati dalla polizia Usa o dai controllori che animano le notti a cavallo del confine. Secondo il rapporto dell’Instituto Nacional de Migracion de Mexico infatti da gennaio a giugno di questo anno sono stati rimpatriati oltre 26mila ragazzi, a volte poco più che bambini. E ben 14mila di loro cercavano di attraversare la frontiera completamente soli e senza documenti. Le cifre del 2005 sono destinate ad aumentare e superare di gran lunga i dati dello scorso anno che hanno visto il rimpatrio di più di 39mila adolescenti.
 
Uomini in attesa di scavalcare il "muro" della vergogna fra Usa e MessicoLa casistica. Ma quali sono i casi che vedono i bambini protagonisti negativi di queste vicende? Non esiste un “prototipo” di bambino fra quelli che si trovano costretti ad attraversare la frontiera. In molti casi accade che i genitori, solitamente i padri, sono già oltre confine e, trovato un lavoro anche saltuario e poco pagato, cercano in tutti i modi di farsi raggiungere dai giovani. Per farlo si servono dei polleros, spietati trafficanti di persone che per la “modica” cifra di 2000 dollari effettuano il servizio illegale di “ricongiungimento famigliare”. Però non tutti i bambini hanno la fortuna di potersi ricongiungere con i famigliari. Molti di loro vengono scoperti Veduta della frontiera dalle autorità di polizia e dai gruppi di volontari che pattugliano il perimetro del confine, vengono condotti in case di accoglienza speciali e infine riportati in patria.
 
I trattamenti. Ad accomunare la sorte di adulti e bambini non è solo la strada della fuga, ma anche il trattamento loro riservato. Certo, che gli adulti ricevessero, una volta fermati dalle forze dell’ordine, dei trattamenti non proprio ortodossi si sapeva; ma che questi atteggiamenti andassero a colpire anche i più piccoli è un fatto meno noto e che indigna. Sia le autorità messicane che quelle degli Stati Uniti infatti maltrattano, discriminano, segregano e additano come criminali tutti i bambini che emigrano senza documenti e che magari alle spalle hanno già diverse storie di vita andate male.
Accade anche che molti bambini che vengono bloccati parlino solo lingue indigene e che le autorità non abbiano a disposizione degli interpreti; fatto questo che complica il ritorno dei piccoli a casa.
L’Unicef e la Dif hanno però messo in evidenza la mancanza di regole bilaterali per il rimpatrio dei cittadini messicani e soprattutto dei bambini. Senza regole, il ricongiungimento familiare potrebbe diventare in futuro il problema principale.

Alessandro Grandi

Articoli correlati:
16/07/2005 Un sospiro di sollievo: Rientrato l'allarme rosse generale in Chiapas. Riaprono i Caracoles
01/07/2005 Senza perdere la dignità: Intervista a Paco Ignacio Taibo II sulla ribellione zapatista
30/06/2005 L'esercito si schiera: Aumentano le truppe messicane in Chiapas, mentre l'Ezln dichiara allarme rosso
30/05/2005 Il banco vince: Una banca messicana chiude i conti correnti di Enlace Civil
19/05/2005 Operazione gatekeeper: La frontiera Messico-Usa e il muro della vergogna
15/05/2005 Erbe per sopravvivere: In Chiapas si riscopre la medicina tradizionale. Perché quella industriale costa troppo
09/05/2005 Enjoy Coca Cola: Una bottiglietta, una lattina, e la sete non c'è più
05/05/2005 Autonomia zapatista: La guerra di bassa intensità del Chiapas, sud-est del Messico
04/05/2005 Plan Puebla Panamà, anno 2005: Il Plan sembra limitare, o addirittura negare, lo sviluppo dei paesi che investe
03/05/2005 Morelia: Nei caracol nessuno prende decisioni se non ha prima consultato la comunità
02/05/2005 La Realidad, passaggio a sureste: L'esperienza della Realidad, capitale politica degli zapatisti
19/04/2005 Oventic city: Fra artigianato indios, corsi d'informatica e una clinica orgoglio e simbolo dell'autonomia zapatista
22/04/2005 Roberto Barrios: Nell'ultimo caracol dell'autonomia zapatista
22/04/2004 Allah a San Cristóbal de las Casas: La religione unisce, e allo stesso tempo divide, membri delle medesime comunità
22/04/2005 Allah in San Cristobal de las Casas: Religion unites and, at the same time, divides the members of the same community
14/04/2005 Lezioni di informatica: Un'aula d'informatica nel cuore del caracol di Oventic. Con un professore made in Usa
25/01/2005 Carceri senza sbarre: I trafficanti di clandestini hanno un nemico in più: le comunità zapatiste del Chiapas
11/01/2005 Il manuale dell'emigrante: Dal governo messicano una guida per emigranti negli Usa
15/03/2004 Democrazia possibile: La visita di una delegazione italiana in Chiapas
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità