Anche i più piccoli attraversano la frontiera Usa-Messico e lo fanno da soli e senza documenti
Uno sguardo veloce a destra, uno sguardo veloce a sinistra e poi via, verso un
futuro che credono migliore. Il buio della notte, nella zona desertica della frontiera
fra Usa e Messico, è squarciato dalla luce della stelle che rendono meno inquietante
questo angolo di mondo, passaggio obbligato per chi
vuole entrare negli Usa illegalmente.
L’annoso problema della frontiera. Sempre più spesso a oltrepassare questa frontiera, composta da un muro di rete
metallica alto tre metri voluto da Bill Clinton, sono giovani e giovanissimi, dai 5 ai 15 anni. La notizia è stata diffusa in un comunicato dal Dif, il sistema nazionale per lo sviluppo della famiglia, e dall’Unicef che, in
un documento comune, hanno segnalato che sempre più spesso bambini e adolescenti
scappano da situazioni di disagio quali la discriminazione, gli abusi sessuali,
i maltrattamenti e lo sfruttamento del lavoro.
Dunque non solo questa frontiera vede il passaggio illegale
di uomini e donne alla ricerca di un lavoro, molto spesso sottopagato e in nero,
nelle fabbriche di assemblaggio che si trovano a pochi chilometri, in territorio
Usa. Adesso quello che preoccupa è l'aumento dei minori che vengono fermati dalla
polizia Usa o dai controllori che
animano le notti a cavallo del confine. Secondo il rapporto dell’Instituto Nacional de Migracion de Mexico infatti da gennaio a giugno di questo anno sono stati rimpatriati
oltre 26mila ragazzi, a volte poco più che bambini. E ben
14mila di loro cercavano di attraversare la frontiera completamente soli e senza
documenti. Le cifre del 2005 sono destinate ad aumentare e superare di gran lunga
i dati
dello scorso anno che hanno visto il rimpatrio di più di 39mila adolescenti.
La casistica. Ma quali sono i casi che vedono i bambini protagonisti negativi di queste vicende?
Non esiste un “prototipo” di bambino fra quelli che si trovano costretti ad attraversare
la frontiera. In molti casi accade che i genitori, solitamente i padri, sono già
oltre confine e, trovato un lavoro anche saltuario e poco pagato, cercano in tutti
i modi di farsi raggiungere dai giovani. Per farlo si servono dei polleros, spietati trafficanti di persone che per la “modica” cifra di 2000 dollari effettuano
il servizio illegale di “ricongiungimento famigliare”. Però non tutti i bambini
hanno la fortuna di potersi ricongiungere con i famigliari. Molti di loro vengono
scoperti
dalle autorità di polizia e dai gruppi di volontari che pattugliano il perimetro
del confine, vengono condotti in case di accoglienza speciali e infine riportati
in patria.
I trattamenti. Ad accomunare la sorte
di adulti e bambini non è solo la strada della fuga, ma anche il
trattamento loro riservato. Certo, che gli adulti ricevessero, una
volta fermati dalle forze dell’ordine, dei
trattamenti non proprio ortodossi si sapeva; ma che questi
atteggiamenti andassero
a colpire anche i più piccoli è un fatto meno noto e che indigna. Sia
le autorità
messicane che quelle degli Stati Uniti infatti maltrattano,
discriminano, segregano e
additano come criminali tutti i bambini che emigrano senza documenti e
che magari
alle spalle hanno già diverse storie di vita andate male.
Accade anche che molti bambini che vengono bloccati parlino solo lingue indigene
e che le autorità non abbiano a disposizione degli interpreti; fatto questo che
complica il ritorno dei piccoli a casa.
L’Unicef e la Dif hanno però messo in evidenza la mancanza di regole bilaterali
per il rimpatrio dei cittadini messicani e soprattutto dei bambini. Senza regole,
il ricongiungimento familiare potrebbe diventare in futuro il problema principale.